Giochi, laboratori, esperimenti al Museo di corso Umbria dove sorgevano i primi insediamenti industriali di Torino Il direttore Degiacomi racconta la nascita di unidea fortunata I grandi problemi sui quali nacque questa struttura sono questioni tuttora centrali, dai rifiuti allacqua A guardarla adesso sembra una perfetta operazione di marketing studiata a tavolino da un guru delle trasformazioni urbanistiche. Ma nessun profeta ante litteram dellambientalismo urbano, nemmeno nel più folle degli ecodeliri avrebbe potuto immaginare che nellarea torinese dei primi insediamenti industriali - dove la Michelin scaricava nella Dora i «maciafer», gli scarti dei forni, lEnel al Martinetto faceva mulinare energia per le catene di montaggio e la Fiat spalancava le bocche roventi delle sue fonderie - sarebbe sorto un secolo più tardi un monumento alla cultura verde come il Museo A come Ambiente. È lesito perfetto di una perfetta operazione di riciclo. Si immette la quintessenza della vecchia cultura industriale, piombo, ferro, fumi venefici, gas, e ne esce una scatola colorata, pulita, politicamente corretta e pure divertente. LIkea della cultura ambientale, un luogo - per usare uno dei suoi slogan più felici - dove si conosce e si impara giocando. Il Museo compie cinque anni e si festeggia con una serie di eventi coerenti alla sua filosofia: giochi, laboratori, esperimenti, avventure interattive. E con un allestimento fatto di grandi tubi azzurri allestiti sulla facciata in una riedizione formato famiglia del Beaubourg di Renzo Piano. Il paradiso dei piccoli scienziati, ma anche un luogo di sorprese e scoperte per i ragazzi più refrattari alle leggi della fisica, della chimica, della biologia. Alla base di tutto cè quella che il direttore, Carlo Degiacomi, definisce una religione ecologista allinsegna del dubbio, senza dogmi e fanatismi e improntata piuttosto allinformazione. «È una sfida che giochiamo sul terreno della divulgazione - dice il responsabile di A Come Ambiente - In cinque anni la consapevolezza ambientale è cresciuta, siamo vicini al momento in cui questa coscienza si trasformerà in comportamenti più virtuosi e stili di vita ecocompatibili». Direttore Degiacomi, come è nata lavventura di A Come Ambiente? «Il Museo è figlio delle molte attività della Cooperativa Radio Torino Popolare, che alla fine degli anni 90 ha promosso eventi e mostre interattive sul lavoro, la fotografia, i rifiuti. Proprio attorno a questultima si creò il primo nucleo tematico, "R come rifiuti", che avrebbe dato vita al Museo. In origine aveva casa allEnvipark, in via Livorno. Lalluvione del 2003 spazzò via quella sede e la sventura fu la nostra fortuna». Dai rifiuti ai grandi temi ambientali? «Sì, questa è stata la genesi. Lidea fu degli allora assessori Perone e Corsico. Fu creato un gruppo di lavoro. Pensammo di allargare largomento ai grandi problemi del mondo contemporaneo, lenergia, i trasporti, i rifiuti, lacqua. Questioni tuttora centrali, dopo cinque anni». Cinque anni fa il quartiere era ancora periferico e negletto. «Ora noi e lEnvironment Park rappresentiamo, anche geograficamente, la fetta di città, appena fuori dal centro, che si occupa di ambiente». È in attivo lazienda-Museo? «Sì, grazie al modello misto pubblicoprivato. I finanziamenti pubblici sono minimi. Dal Comune, per dire, riceviamo 50mila euro allanno. Possono mica tagliare anche quelli? Il resto è coperto dai privati entrati nellassociazione che gestisce il Museo». Dellassociazione fanno parte anche i supermercati, Auchan, la Coop. Perché? «Le aziende stanno cambiando strategia, cominciano a ragionare sullinsostenibilità degli imballaggi. Gli ipermercati sono ecomostri, enormi caseggiati energivori che lambiente urbano non può più permettersi di sostenere». Quanti visitatori avete contato in cinque anni? «Circa duecentomila, picco massimo nel 2008 con 52mila presenze. Un record che questanno dovremo riuscire ad eguagliare». E sì che il vostro biglietto, a 6 euro, non è proprio a buon mercato. «Il nostro è un Museo costoso perché è interattivo. Ci sono da pagare i divulgatori, le macchine scientifiche, i laboratori. Certo è più facile ed economico mettere i pannelli alle pareti». Di che cosa è più orgoglioso tra le cose fatte in questi cinque anni? «A parte lattività didattica, la "fontana frizzante", amatissima dai torinesi, che distribuisce acqua della Smat ma gasata, e gli "eco-container", piccoli musei viaggianti che portiamo nelle piazze, alle fiere, davanti alle scuole».
Cultura verde. "A come Ambiente" un tubo per capire
Riassunto in massimo 200 parole:
Il Museo A Come Ambiente di Torino celebra i suoi cinque anni con una serie di eventi interattivi. Il museo è nato dalle attività della Cooperativa Radio Torino Popolare e si concentra sulla divulgazione ambientale. Il direttore Carlo Degiacomi definisce la sua religione ecologista come un'idea che si basa sul dubbio e sullinformazione. Il museo ha visto crescere la consapevolezza ambientale e si aspetta che questo si traduca in comportamenti più virtuosi e stili di vita ecocompatibili. Il museo è gestito da una cooperativa mista pubblico-privata e riceve finanziamenti minimi dal Comune. Le aziende private, come Auchan e la Coop, sono state coinvolte nella sua gestione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo