Il pool di legali: agiremo in ogni sede per difendere il protocollo firmato nel 2002 Sono passate da poco le undici del mattino quando varca le soglie di palazzo di città un pool di legali. Sono gli avvocati della famiglia Messeni Nemagna, proprietaria del teatro Petruzzelli: Ascanio Amenduni, Mauro Giannattasio e Ciro Garibaldi, ma stavolta con loro cè anche il collega Costantino Ventura. «Ci ausilierà nella parte amministrativa» spiega Amenduni che lunedì, avvenuto il passaggio di consegne del teatro nelle mani del Comune e della Fondazione, con buona pace del protocollo dintesa del 2002, aveva tuonato parlando di «un esproprio bis, peggiore del precedente perché quello era esplicito e accompagnato da un indenizzo». Ed è stata breve, ieri, la visita in municipio di Amenduni C. «Ci siamo andati per esercitare il diritto di accesso agli atti amministrativi, per leggerli e capire cosa sia successo. E come si sia potuta articolare questa dinamica che conferma la mia tesi di un secondo esproprio, mascherato ad arte stavolta». Forse già stamattina Amenduni entrerà in possesso degli atti richiesti e, avverte, «solo dopo averli letti e analizzati intraprenderemo le necessarie azioni, in ogni sede giudiziaria, a tutela del primato contrattuale del protocollo dintesa del 2002». E si avverte un senso dimbarazzo nelle parole di Amenduni: «Ci sentiamo sedotti e abbandonati dalla politica, da quella incoerente o smemorata che dimentica gli impegni non solo assunti ma sottoscritti. Ci chiediamo infatti come abbia potuto il ministro Bondi fare questa inversione a U dopo aver concluso il tavolo tecnico in un certo modo, senza avvertire poi lesigenza di riaprirlo almeno per informare la proprietà dellavvenuto mutamento di indirizzo». Ma al tempo stesso Amenduni sgombra il campo da possibili equivoci di sorta sul destino del teatro. «Non vogliamo rovinare la festa a nessuno. Solo vogliamo che sia la festa del diritto e del rispetto degli accordi invece che degli stratagemmi. Desideriamo che la Fondazione resti in teatro ma che siano rispettati i patti. Abbiamo assistito, solo attraverso la stampa, a una sequenza di atti concepiti e coordinati al fine di consentire al Fondazione di acquisire i benefici derivanti dal protocollo dintesa senza assumersene gli altrettanto sottoscritti oneri, a partire dal canone annuale alla famiglia». Da qui il jaccuse a Emiliano: «Tutto sembra partito da una sua iniziativa, in maniera fulminea attraverso una concertazione fra Comune, Ministero e Fondazione. Alla giustizia chiederemo di appurare se questa concertazione sia conforme al diritto o se, come crediamo, abbia mirato a raggiungere gli stessi risultati del contratto con beneficio per qualcuno e a danno della famiglia».