Il "cahier des doleances" degli assessori «Erano i tempi in cui si parlava della cultura come di un sistema per accompagnare linevitabile declino della città», aggiunge Alfieri. La sua non è solo una lamentela, è un autentico grido di allarme: «Oggi corriamo il rischio di tornare a metà degli anni '90. La scelta che facemmo allora, quella di puntare sulla cultura come settore strategico, torna in discussione». Alfieri non usa giri di parole: «Recentemente un amico mi ha chiesto perché Torino non prosegue sulla strada tracciata ai tempi dei Giochi Olimpici. Effettivamente sembra che quella scelta possa essere messa tra parentesi. E dire che la contrapposizione tra cultura e industria non esiste nemmeno nella mente dei dirigenti dellindustria. Una delle prime cose che ha chiesto Marchionne al suo arrivo nel 2005 è stata quella di mettere uninstallazione di Luci dartista sulla facciata di Mirafiori. E la stessa cerimonia del lancio della nuova 500 è stata realizzata dallo stesso regista che ha curato la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici. Se lindustria entra in crisi lindustria culturale dovrebbe funzionare da calmiere di quella crisi. Qui invece rischiamo di finire nello stesso buco nero che sta inghiottendo le aziende». Uno sfogo che trova in platea inevitabili consensi. Siedono sotto il tendone, tra gli altri, il sovrintendente del Regio, Vergnano, e la presidente di Torino Musei, Giovanna Cattaneo. Anche il responsabile regionale della cultura, Gianni Oliva giudica «assurda la contrapposizione tra industria e cultura. E ancora più assurda lidea che si debba scegliere se tenere aperto un asilo o fare una mostra. Per fortuna non siamo ancora a questo punto». La contrapposizione era venuta, nei mesi scorsi, da Sergio Chiamparino: «Di fronte alla crisi - aveva detto il sindaco - e al taglio dei fondi ai comuni, ci troviamo di fronte a drammatiche alternative come questa». «Certamente - spiega Oliva - nessuno si sogna di optare per la mostra e di chiudere lasilo. Ma dobbiamo sapere che la cultura in Piemonte sono anche posti di lavoro. E, in ogni caso, lofferta culturale ha un valore in sé. Piuttosto andrebbero rivisti alcuni meccanismi che regolano il settore». Tra questi Oliva cita «una maggiore divisione dei compiti tra Regione, Province e Comuni e un diverso ruolo delle Fondazioni bancarie. Non ha senso - aggiunge lassessore regionale - finanziare la nascita di un museo e non la sua gestione». Il riferimento sembra essere al Mao, il Museo di arte orientale che, appena aperto, è in carenza di fondi per proseguire lattività. Lultimo capitolo del cahier des doleances degli assessori alla cultura è quello delle celebrazioni per il 2011 e il difficile rapporto con il governo «che vuole cambiare i progetti in corso dopera senza metterci una lira». «Quel che non è accettabile - dice Oliva - è larrivo di commissari ideologici da Roma dopo che tutti, compresi Ghigo e Carossa, avevano approvato i progetti». «Quel che si potrebbe fare - conclude Perone trovando lassenso generale - è stipulare un patto tra gli enti locali piemontesi per difendere i progetti di celebrazione nati sul territorio».
TORINO - La vita agra della cultura al tempo della recessione
Il sottosegretario alla cultura, Alfieri, ha espresso preoccupazioni sulla cultura come settore strategico. Secondo lui, la scelta di puntare sulla cultura come settore strategico nel 1990 potrebbe essere messa tra parentesi. Ha anche criticato la contrapposizione tra cultura e industria, che non esiste nella mente dei dirigenti dellindustria. Ha chiesto di mettere in discussione la contrapposizione tra industria e cultura. Il responsabile regionale della cultura, Gianni Oliva, ha giudicato assurda la contrapposizione tra industria e cultura. Ha anche chiesto di rivisitare alcuni meccanismi che regolano il settore, come una maggiore divisione dei compiti tra Regione, Province e Comuni.
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