«Il 20 ottobre apriremo al pubblico alcuni spazi quattrocenteschi, appena restaurati, che danno su via del Plebiscito. Vorrei che palazzo Venezia tornasse a essere conosciuto come quel capolavoro di architettura del Rinascimento che è. Ma senza dimenticare che è stato sede delle ambasciate di Venezia e dellAustria, e che ha ospitato Mussolini nel Ventennio». Rossella Vodret si è insediata da due giorni negli uffici della soprintendenza al Polo museale di Roma, tenuti per 18 anni da Claudio Strinati, protagonista del rilancio degli studi sul Seicento romano e dal ministero ora relegato a un ruolo di secondo piano. «Claudio è il mio maestro, sia sul piano scientifico che umano», precisa la studiosa di Caravaggio. «Per me è un onore sedere al suo posto». La nuova normativa a proposito degli appalti pubblici è cambiata ed è molto complessa. Nello staff che ha ereditato ci sono tecnici in grado di gestirla? «Siamo soprattutto storici dellarte. È perciò mia intenzione rivolgermi alla Direzione regionale del Lazio affinché ci dia assistenza in questo settore. Al San Michele ci sono le professionalità per gestire al meglio la macchina organizzativa. Pensi che molti dei soldi nel budget dellanno scorso non sono stati spesi proprio per la mancanza di approfondite competenze nel settore amministrativo e nelle gare dappalto». Lei gestirà palazzo Venezia e Castel SantAngelo, galleria Borghese e palazzo Spada, la Galleria nazionale darte antica a palazzo Barberini. E anche la Galleria Corsini, disertata però dai visitatori. «Nacque con lUnità dItalia come parte integrante della Galleria nazionale. Poi, nel 1985, fu staccata da palazzo Barberini. E alla Lungara andarono solo le opere della collezione Corsini. Io penso che bisogna cambiare. E in occasione dei 150 anni dallUnità dItalia penso sia giusto discutere insieme, ministero e università, del destino di questa "Cenerentola" del Polo museale». Torniamo a Palazzo Venezia: continuerà ad ospitare mostre darte contemporanea? «Molto meno. La vocazione della Soprintendenza e del Museo ospitato nel palazzo è del resto per larte del passato, dal Medioevo al Settecento. Ed è mia intenzione muovermi in questo solco». Lei è stata però fino a ieri, a palazzo Venezia, soprintendente ai Beni storico artistici. Si occuperà ancora del territorio? «Certo, le chiese hanno bisogno di una migliore divulgazione delle opere che conservano, strada che abbiamo intrapreso con il progetto "Museo diffuso del Lazio". Ma anche di restauri mirati, come abbiamo fatto ai Cappuccini in via Veneto, piuttosto che tanti piccoli interventi a pioggia». (carlo alberto bucci)