Quando uscendo dal lavoro ho visto ergersi la colonna di fumo dalla base dei Monti Pisani, ho sperato che a bruciare fosse qualche campo di granturco ma in cuor mio sapevo che non era così. Ho pensato: "Magari con la grande aridità degli ultimi mesi qualche automobilista ha lanciato un mozzicone acceso e i campi bruciano". EX ASSESSORE ALL'AMBIENTE DEL COMUNE DI VICOPISANO E DI PISA Ma quando ho visto il monte di Caprona in fiamme ho capito che si trattava di un disastro ambientale. Il Monte Pisano fra Calci e Vicopisano è stato per anni interamente percorso dal fuoco, la zona che ardeva era l'ultimo piccolissimo pezzo di bosco ancora intatto. Stavo guidando, ma mi è venuto da inginocchiarmi come accade davanti ad una scena apocalittica, mi è venuto da piangere ed ho pensato che anche quell'ultimo pezzo di natura intatta era scomparso, ho pensato alle specie arboree, alla macchia, ai cinghiali, scoiattoli, tassi, ricci, rapaci ed altri animali che perdevano il proprio habitat. Ho pensato al benessere che dal bosco derivava alla comunità umana che abita quei luoghi, ho pensato alla perdita della vista di un bellissimo paesaggio da Calci a Montemagno. Ho pensato che nulla di quanto è stato fatto negli ultimi anni è riuscito in realtà a fermare i piromani, che sanno molto bene come e quando e dove dare fuoco. A Vicopisano 15 anni fa abbiamo fondato un'associazione di volontariato che, con un lavoro oscuro, non si è dedicata solamente all'antincendio, ma proprio per prevenire i roghi, durante l'inverno ha pulito sentieri, ha realizzato "cesse" per fermare il fuoco, è riuscita a riunire numerose persone intorno al progetto di conservare e proteggere il Monte dagli incendi. Un lavoro inutile a quanto pare, di fronte alla decisione e alla spregiudicatezza dei piromani, che non sono degli sprovveduti in preda al raptus, ma gente che sa quello che fa e perchè lo fa... Non so da dove è partito l'incendio con precisione, ma se fossi uno degli inquirenti porrei anche la mia attenzione al fatto che la cosa è accaduta proprio il giorno in cui la strada provinciale era chiusa per il taglio di 49 pini, e quando all'ingresso di Caprona e di Uliveto stazionavano i vigili urbani per fermare gli automobilisti e dirottarli sulla viabilità alternativa. Le scene apocalittiche di ieri sera mi hanno fatto pensare che di ambiente si parla tanto ma che nella realtà si procede su di un binario opposto alla conservazione, i boschi sono quasi interamente bruciati (parlo del Monte Pisano), in pianura continua l'occupazione edilizia di brutte case e ancora più brutti capannoni, vuoti e spesso invenduti. Mi chiedo perché in altre regioni questo non accada. Ad esempio, perché non si sente mai parlare di incendi in Trentino, in Veneto, in Emilia, in Umbria? Sembra che le regioni tirreniche abbiano l'esclusiva degli incendi devastanti, mentre altrove, dove peraltro la materia prima non manca, sembra quasi che il problema non esista. Non credo che sia solo una questione di vento. Voglio infine rivolgere una domanda ai nostri amministratori: perché quando i colpevoli vengono individuati le amministrazioni si guardano bene dal costituirsi parte civile nei processi contro i piromani e dal richiedere il risarcimento del danno per la comunità? Un sindaco una volta mi ha detto che ciò facendo temeva di innescare ulteriori atti vandalici da parte della persona imputata del reato di incendio, lasciandomi esterrefatta perché mi è sembrato un ragionamento acquiescente, come quello di coloro che pagano il pizzo per non avere problemi. Voglio aggiungere che molti piromani condannati prima del 2006 hanno usufruito del condono del governo Prodi (chi si ricorda del ministro Mastella?) grazie all'esiguità delle pene e al fatto che il nostro sistema giudiziario permette di cavarsela con poco o niente. Massima Baldocchi ex assessore all'ambiente del comune di Vicopisano e di Pisa