SOPRINTENDENTE al polo museale fiorentino, e da qualche giorno anche direttore regionale dei beni culturali. Antonio Paolucci ufficializza la sua nuova investitura con alcune dichiarazioni di non belligeranza seguite però da due diktat: «Non sono d'accordo con la proposta di legge presentata dalla Regione Toscana sulla tutela dei beni culturali e giudico vecchia e superata la richiesta del Comune di riprendersi il David, che rimane allo Stato». Aria di guerra e pace, vista la premessa: «Non cercherò battaglie, né scaramucce, tanto meno con gli enti locali ribadisce Paolucci II mio impegno principale sarà quello di difendere ilpatrimonio culturale dello Stato e affrontare il vero problema rappresentato dal governo di questo patrimonio». E da nuovo «governatore», secondo lo spirito che l'incarico gli riconosce, precisa che « la nuova direzione sarà una specie di sportello regionale delle direzioni generali del ministero. «Benissimo risponde il sindaco Leonardo Domenici è vero, il problema è proprio il governo del patrimonio. Tant'è che è uno dei punti dei mio programma elettorale, oltre che del piano strategico. Aspetto quindi unafattiva collaborazione». Una sfida che sfocia subito in polemica. Almeno per l'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio Simone Siliani: «Paolucci non è il solo paladino dei beni culturali. C'è anche il Comune, come tutti possono vedere dai lavori in corso in Piazza Signoria o dagli interventi in Santa Maria Novella, tanto per citare due esempi. La proposta di legge regionale e il nuovo Codice dei beni culturali, sulla scia del titolo V del federalismo, stabiliscono una fattiva collaborazione con gli enti locali, quindi niente paletti o pregiudiziali, ma dialogo e confronto. La questione del David era un'azione simbolica: è ovvio che la statua rimane dov'è. Serviva a solo aribadire lanecessitàdi una sintonia tra enti diversi ma di pari dignità e impegno nella tutela e valorizzazione del patrimonio». Sorride infine l'assessore regionale alla cultura Mariella Zoppi: «Paolucci fa una dichiarazione di pace e intanto scocca la prima freccia. Vale la pena ricordargli che la proposta di legge regionale non è ancora formalizzata, ma in ogni caso il Codice dei Beni culturali apre nuove prospettive e da ampie garanzie di autonomia alle Regioni che ne faranno motivata richiesta».