La ricorrenza dell'8 settembre: celebrata la battaglia di Porta San Paolo, prima scintilla della Resistenza. Il presidente sollecita il governo sul 150 ROMA. Il filo della storia lega la Resistenza al Risorgimento e all'Unità d'Italia. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha trovato spunto dalle celebrazioni dell'8 settembre 1943 a Porta San Paolo per ribadire i concetti a lui più cari: «C'è una continuità tra le battaglie del Risorgimento e le altre che hanno garantito lo sviluppo dello Stato nazionale, unitario e democratico», ha detto il Capo dello Stato. Nel giorno in cui si celebrava l'inizio della Resistenza contro l'occupazione nazista a Roma, un tassello fondamentale della lotta per la Liberazione, le parole di Napolitano hanno fatto pensare alle polemiche più recenti: dall'inno nazionale messo in discussione dalla Lega all'Unità d'Italia, che nel 2011 sarà celebrata non senza incognite sui tempi di realizzazione di opere ed eventi. Ma più che un richiamo esplicito a qualcuno, l'inquilino del Quirinale ha voluto ribadire il suo ruolo di garante della coesione nazionale contro ogni tentativo di togliere significato e peso a quei valori che vedono Napolitano un difensore strenuo non appena vengono messi in discussione. «Tanti partigiani e tanti militari hanno combattuto e hanno perso la vita per ridare dignità, indipendenza e libertà all'Italia. Questi sono valori fondamentali», ha sottolineato il presidente. Considerando la Resistenza come l'ultima battaglia risorgimentale, Napolitano non ha perso occasione per ricordare che i tempi per arrivare preparati alle celebrazioni per l'Unità d'Italia sono stretti: «Siamo alla vigilia, io spero, dell'inizio dell'attività celebrativa», ha insistito il presidente. Napolitano ha voluto quindi affidare a quel «io spero», messo per inciso, una nuova sollecitazione rivolta al governo affinché vengano effettivamente stanziati i fondi ora che finalmente c'è la lista (ridotta) delle opere e degli eventi da finanziare per il Centocinquantesimo. Il Capo dello Stato ha deposto una corona d'alloro per ricordare i caduti di un conflitto che lui considera «una guerra di popolo» a cui parteciparono militari e civili insieme, come testimonia la resistenza comune a tedeschi e fascisti iniziata proprio qui a Porta San Paolo. «In tanti morirono. Contano molto le cifre», ha detto il presidente leggendo il numero dei caduti, 87 mila, inciso sulla lapide commemorativa. Con Napolitano c'erano il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il vice presidente della Camera, Rocco Buttiglione, i presidenti di Regione e Provincia, Piero Marrazzo e Nicola Zingaretti. Dopo la cerimonia, il drappello delle autorità si è concesso una "pausa caffè" al piccolo chiosco bar che si trova nel vicino parco della Resistenza. Il presidente si è fatto coinvolgere dal ministro La Russa in questo fuori programma durante il quale ha espresso apprezzamento per la mostra fotografica sulla Resistenza a Roma allestita nel Museo di Porta San Paolo e ha stretto la mano a numerosi ex combattenti presenti. Il ministro La Russa si è associato al messaggio lanciato da Napolitano: «Con la sua presenza, ha testimoniato l'unità di tutta la nazione nel celebrare questa data. Qui non ci fu un solo italiano che combatté al fianco dei tedeschi».
Napolitano: inalienabili i valori della Resistenza
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha celebrato l'8 settembre 1943, data della battaglia di Porta San Paolo, prima scintilla della Resistenza. Napolitano ha ribadito la continuità tra la Resistenza e il Risorgimento, e ha sottolineato l'importanza dei valori della libertà, dell'indipendenza e della dignità. Ha anche sollecitato il governo a stanziare i fondi per le celebrazioni del Centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Il presidente ha deposto una corona d'alloro per ricordare i caduti della Resistenza, di cui 87.000 persone sono morte.
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