Ecco come sarà larea espositiva milanese: 120 orti di tutte le latitudini Il sindaco Moratti: "Un sogno che diventa realtà" Il centrosinistra: "Idee al ribasso" MILANO - UnExpo ridimensionata causa crisi e fondi in bilico. UnExpo a cemento (quasi) zero. Dove larea espositiva sarà unisola circondata da canali e laghetti artificiali. Dove i classici padiglioni spariscono per diventare grandi serre di vetro. Dentro marchingegni per ricreare il clima del deserto o della tundra, delle piantagioni tropicali di caffè. Fuori, un gigantesco orto globale dove i Paesi espositori letteralmente coltiveranno il loro cibo. Il simbolo? Un boulevard di un chilometro e mezzo che attraverserà i campi e le serre, rappresentando una chilometrica tavola virtuale a cui sedersi. Così lEsposizione universale dedicata allalimentazione che Milano ospiterà nel 2015 alle porte della città, accanto alla nuova Fiera aperta a Rho-Pero nel 2005, cambia completamente volto. Il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, proprio ieri, ha voluto lanciare il suo monito: «Mi pare che il tema dellExpo, il rapporto di accoglienza che Milano è chiamata a realizzare con chi arriverà, sia finora rimasto sempre piuttosto secondario rispetto a tanti altri problemi». È passato un anno e mezzo da quando la città del sindaco Letizia Moratti vinse lExpo del 2015. Un anno e mezzo di liti nel centrodestra sulla gestione di appalti e opere. Adesso la ripartenza con la presentazione, ieri, del masterplan generale per larea espositiva, firmato da una cinquina internazionale di archistar: il milanese Stefano Boeri, linglese Richard Burdett, lo svizzero Jacques Herzog, lo spagnolo Joan Busquets, lamericano William McDonough. Con il guru di Slow food Carlo Petrini a "ispirare" la visione. Il risultato è un progetto ecosostenibile, dove non si costruirà quasi nulla se non padiglioni in vetro. E dove si esporrà negli orti. Il tema dellalimentazione sarà declinato attraverso le colture reali trapiantate alle porte di Milano. UnExpo senza monumenti. E dove alla fine dei sei mesi di esposizione tutto sarà smontato per far posto a un nuovo quartiere, solo lorto globale è candidato a sopravvivere. Il progetto con cui Milano si era candidata prevedeva una torre-simbolo di 200 metri daltezza, padiglioni classici per quasi 400mila metri quadrati di superficie. Tutto sparito. Una scelta dettata anche dalla crisi economica e dallincertezza assoluta che regna sui fondi previsti: i tre miliardi di investimenti in opere e collegamenti stradali potrebbero ridursi a metà. Larea espositiva costerà sicuramente meno rispetto al preventivo di 1,3 miliardi. Quanto esattamente? «Di costi non abbiamo ancora parlato», dice il sindaco Letizia Moratti. Preferendo insistere su «un sogno, il mio sogno, che diventa realtà» con un progetto urbanistico che guarda al contenuto e non al contenitore. Assicura, il sindaco che «il progetto è piaciuto molto al presidente del Consiglio Berlusconi. Ci ha dato anche dei consigli». Lucio Stanca, parlamentare del Pdl e qui a capo della società che gestirà lExpo, dice che sì, questo è un progetto «moderno, leggero, più sobrio anche perché è concepito in un momento di crisi». Ma ripete: «Nessun ridimensionamento: mi spiace per i gufi ma i fondi previsti ci sono tutti». Nel centrosinistra, però, la storia la ricordano diversamente. «Un progetto al ribasso, fortemente ridimensionato», è il riassunto del segretario milanese del Pd Ezio Casati.