Il progetto è ispirato allUltima cena di Leonardo Nessuna novità architettonica zero cemento. "Sarà un luogo di forte impatto emotivo ma sobrio e leggero" Un lungo viale introdurrà a Rho-Pero come una tavola planetaria: lì la gente potrà mangiare, annusare, toccare Il nuovo simbolo del 2015 sarà un viale lungo quanto gli Champs Elysées di Parigi, le Ramblas di Barcellona o, per rimanere a Milano, corso Buenos Aires. Una tavola planetaria, lhanno ribattezzata gli architetti internazionali (litaliano Stefano Boeri, linglese Richard Burdett, lo svizzero Jacques Herzog, lo spagnolo Joan Busquets, lamericano William McDonough) che lhanno immaginata ispirandosi allUltima cena di Leonardo. Un boulevard che simboleggi il tema dellalimentazione dove la gente potrà riunirsi, toccare, annusare, mangiare. E i Paesi di tutto il mondo si sederanno e imbandiranno i loro prodotti in un orto con tutte le colture del pianeta, che rimarrà in eredità come un grande parco. Perché dopo aver pensato alle forme più fantasiose, gli architetti hanno deciso di puntare sulla natura, su strutture flessibili di vetro e acciaio che, dopo levento, al 90 verranno smontate e, magari, rimontate nei vari Paesi. Senza cemento. Per unExpo che dice addio ai grandi monumenti delle Esposizioni del passato. A Rho-Pero non ci sarà nessun Crystal Palace, come Londra, nessuna Tour Eiffel. Nessuna «vanità architettonica», raccontano. Ma, come spiega Jacques Herzog - che alle Olimpiadi di Pechino ha firmato unicona come lo stadio a forma di nido duccello - un «anti-monumento» che rappresenti fisicamente il tema. Una scelta di sobrietà e leggerezza quasi obbligata in tempi di crisi. Nessuno dice quanto ci vorrà per realizzare il progetto, ma il saldo sarà ridotto rispetto al miliardo e 253 milioni previsti. Gli architetti sono chiari: «Sarà un luogo di fortissimo impatto emotivo e paesaggistico, ma anche sobrio e ispirato a un principio di contenimento dei costi». Per ora è una visione. Linee guida da sviluppare a tappe forzate: il masterplan al Bie (aprile 2010), i concorsi internazionali (dallautunno 2010 fino allestate 2011), le gare e la costruzione (dal 2011 al 2014). Ma limpronta cè. Boeri racconta unExpo diversa da quella promessa nel dossier di candidatura: «UnExpo rivoluzionaria». In origine cerano quasi 500mila metri quadrati di costruzioni tra padiglioni (392mila) e spazi pubblici, ma anche vie dacqua (ora: un progetto di recupero delle 70 cascine del Milanese) e di terra (un percorso pedonale e ciclabile in città per unire i principali luoghi di cultura, dalla Triennale al Castello). Bisogna immaginarselo quel milione di metri quadrati tra la Fiera e la città: unisola circondata da un canale navigabile con lacqua che servirà anche per lenergia o le colture. «Abbiamo scoperto che larea è a rischio esondazione: perché non farne un elemento di forza?», dice Boeri. Lisola sarà collegata da un ponte di 200 metri che potrà essere utilizzato per ospitare mostre o uffici e arriverà fino alla Vela di Fuksas. Della Fiera si utilizzeranno almeno due zone come spazio per le aziende e il padiglione della genetica. Ad attraversarla, come nelle antiche città romane: un cardo, la tavola-boulevard, orientato con il tracciato storico del Sempione e un decumano. È così che nascerà lorto globale coperto da tende in cui contadini, aziende, Paesi, semineranno. Alla fine e allinizio ci sarà un teatro anfiteatro scavato nella terra e una collina realizzata con la terra di cantiere. Ogni Paese si affaccerà sulla tavola e avrà lo stesso spazio: un campo di 20 metri per 150 per illustrare le proprie tipicità agroalimentari. Cinque speciali serre bioclimatiche ricreeranno i principali habitat, dalla foresta tropicale al deserto. Lattuale sede delle Poste diventerà il centro di sviluppo sostenibile e sarà recuperata la cascina Triulza. Costruzioni potranno nascere prima del 2015: in parte verrebbero spostate dal "Villaggio Expo" di Cascina Merlata lungo larea e, dopo levento, riutilizzate come abitazioni. Ma residenziale è ormai destinato a essere il destino del post-Expo. «La scelta è stata proprio quella della non scelta per ascoltare le esigenze del territorio che verranno», ha sottolineato lad della società di gestione, Lucio Stanca. Ma Letizia Moratti dice: «Che nasca un nuovo quartiere molto bello, un quartiere giardino».
MILANO - Serre, canali e lorto globale lExpo diventa ecologica
Il progetto di Expo 2015 a Rho-Pero, in provincia di Milano, è ispirato allUltima cena di Leonardo da Vinci. Il progetto, sviluppato dagli architetti Stefano Boeri, Richard Burdett, Jacques Herzog, Joan Busquets e William McDonough, prevede una tavola planetaria lunga quanto gli Champs Elysées di Parigi, dove i Paesi del mondo si incontreranno per condividere i loro prodotti alimentari. Il progetto è caratterizzato da strutture flessibili di vetro e acciaio, senza cemento, che saranno smontate e riutilizzate dopo lExpo. Il progetto prevede anche un orto globale coperto da tende, dove i Paesi si sederanno e imbandiranno i loro prodotti.
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