Richard Burdett: "Lapproccio alle Olimpiadi e allEsposizione è lo stesso, devono essere investimenti per il futuro" In questo periodo è impensabile buttare via i soldi e anche lurbanistica ne deve tenere conto Richard Burdett è uno dei cinque architetti che ha immaginato la nuova Expo sostenibile che guarda al modello delle Olimpiadi di Londra del 2012 di cui lui, docente alla London school of Economics e consulente per il sindaco della capitale inglese, è supervisore dei progetti. In che cosa Expo richiama il piano di Londra? «Le Olimpiadi coinvolgeranno unarea a Est di Londra tre volte più grande di quella di Rho-Pero: lì abbiamo progettato uneredità che non si limiterà al periodo dei Giochi, ma rimarrà per i prossimi decenni. Lapproccio per Expo è lo stesso: deve essere un investimento per la Milano del futuro, che guardi almeno al 2030, e crei un altro pezzo di città. E poi cè la flessibilità». Che cosa vuol dire? «Dopo i Giochi rimarranno soltanto tre costruzioni: il velodromo, una piscina e uno stadio che verrà ridotto. Anche per Expo le strutture saranno leggere e smontabili: tutto deve essere riutilizzato. In questo caso resterà soprattutto un grandissimo parco, nonostante in futuro potrà accadere anche altro, si potranno realizzare residenze o centri commerciali». È così che si realizza unExpo ai tempi della crisi? «Questo concept nasce in un periodo in cui tutto il mondo si sta ponendo domande. Oggi è impensabile buttare via i soldi. Cè una rivalutazione globale e persino i ministri delle Finanze europei propongono tetti per i bonus dei manager delle banche. Anche lapproccio urbanistico deve essere diverso: dobbiamo usare le risorse in modo oculato, ma senza giocare al ribasso. Questo piano costerà meno rispetto a un progetto più pesante dal punto di vista delle costruzioni. Allo stesso tempo, però, deve essere unoccasione di rilancio per i prossimi 50 anni, non per fare speculazione edilizia». Come si coniugano case e centri commerciali con questa volontà? «Un buon piano riesce a gestire tutti gli interessi economici sia pubblici sia privati». Tornando alla crisi: quanto ne hanno risentito le Olimpiadi? «Il piano di Londra è stato pensato prima della crisi e vale 9,3 miliardi di sterline; di questi, 2 miliardi erano stati considerati una sorta di riserva di emergenza che abbiamo utilizzato in parte. Non sono arrivati investimenti privati per un miliardo per costruire il villaggio e linternational broadcast center, ma alla fine le strutture saranno vendute e il governo incasserà i fondi». (a. gall.)