L'inchiesta I sigilli dopo la conferma del Riesame Un mese e mezzo dopo l'arresto, all'ex soprintendente Enrico Guglielmo è stata sequestrata la barca che la Procura ritiene in parte pagata con denaro frutto di corruzione. La «Gen IV» , di undici metri, costò all'ex responsabile dei Beni architettonici di Napoli poco più di 150.000 euro; di questi, secondo il pm Graziella Arlomede, 40.000 furono in realtà versati dall'imprenditore Luigi Lucci, che si è aggiudicato quasi tutti gli appalti per i restauri banditi dalla Soprintendenza durante la gestione Guglielmo. Il sequestro, disposto dal gip, è stato eseguito dalla Guardia di Finanza; il pm, prima di chiederlo, ha preferito aspettare che il Riesame confermasse la misura cautelare nei confronti dell'ex soprintendente. Enrico Guglielmo fu messo agli arresti domiciliari lo scorso 16 luglio per i reati di associazione e delinquere, corruzione, turbativa d'asta e falso ideologico; arrestati anche il nipote Gianluca, il collaboratore Mauro Fusco e Luigi Lucci, mentre a sette architetti fu fatto divieto di esercitare la professione. Secondo l'accusa, la Soprintendenza era in realtà un centro di potere, con appalti pilotati, ditte escluse con l'imbroglio, favori fatti agli amici in cambio di regali. Molti dei funzionari condividevano o avallavano l'operato del soprintendente Guglielmo; quanti invece non erano d'accordo venivano emarginati. L'inchiesta scattò all'indomani della denuncia sporta dalla soprintendente Maria Luisa Nava che aveva preso il posto di Guglielmo e che notò una serie di irregolarità negli atti. Nava ricevette anche minacce. Viceversa, Enrico Guglielmo si è difeso sostenendo di essere vittima di una vendetta, per avere impedito illeciti nella Soprintendenza e per essersi opposto al malaffare. T. B.