Grandi opere Il presidente dell'Authority I lavori per il Waterfont vuole farli partire «assolutamente entro la fine del prossimo anno, il 2010». Luciano Dassatti, dallo scorso febbraio nuovo presidente dell'Autorità portuale di Napoli, non transige. Ma avverte: «Per realizzare il progetto da 80 mila metri cubi di Michel Euvè, fermo fino allo scorso 21 luglio per un ricorso da parte di un progettista escluso, è necessario l'abbattimento dei magazzini generali perché al porto serve spazio ». E qui il problema diventa di competenze: la soprintendenza, infatti, sostiene che la struttura debba rimanere in piedi e, anzi, debba essere restaurata: «Ma i soldi chi ce li ha?», aggiunge Dassatti, che però spiega che «col soprintendente stiamo cercando una soluzione che coniughi le due esigenze». Dassatti: «Porto, giù i magazzini Entro un anno via al waterfront» Il presidente dell'Autorità: cerchiamo un'intesa col soprintendente ma quello spazio è indispensabile per realizzare il progetto di Euvè NAPOLI Luciano Dassatti presiede l'Autorità portuale di Napoli dallo scorso mese di febbraio. Dopo una full immersion iniziale, lui, che prima di diventarne presidente era stato commissario dell'Autorità portuale di Napoli, ha subito capito che era giunta l'ora di «accelerare». Già, «accelerare». È il verbo che Dassatti usa più volte parlando delle sfide che lo attendono. Una su tutte, quella della realizzazione del waterfront della città, come ha ricordato l'architetto Benedetto Gravagnuolo ieri sul Corriere del Mezzogiorno . Gravagnuolo ha parlato però di «progetti fantasmi» per il porto di Napoli, sostenendo che «la loro fisionomia è stata rappresentata con straordinaria verosimiglianza dai renders tridimensionali e da altre simulazioni grafiche», ma che «tuttavia è a dir poco improbabile che possano materializzarsi nei prossimi anni». Gravagnuolo si è augurato quindi che Dassatti possa fare qualcosa. E Dassatti ha raccolto la sfida: «Ringrazio Gravagnuolo, condivido molto di quello che ha scritto e lo ringrazio, perché il confronto e il dialogo aiuta questa città». Condivide le sue parole, ma poi? «Poi si fa. E se vogliamo parlare del waterfront, diciamo che io vado avanti senza indugi. Ascoltando tutti, certo, ma decidendo in autonomia con l'unico obiettivo di fare. Fare presto e bene per il porto e per la città». Ma cosa ha rallentato l'avvio dei lavori? «Il ricorso di una delle società escluse dalla gara di progettazione, ma ora abbiamo avuto ragione noi al Tar e proseguiamo. Anche se dovessero esserci altri ricorsi. Ma finché posso, non mi fermo. E a ottobre farò un workshop per informare tutta la città dello stato dell'arte». Quando si è sbloccata la vicenda? «Al Tar abbiamo avuto ragione lo scorso 21 luglio, quindi ora il progetto di Michel Euvè da 80mila metri cubi per circa 100 milioni di investimento, deve andare avanti». Sì, ma i tempi quali sono? Cioè quando, come si dice, poserete la prima pietra? «Entro la fine del 2010. Anche prima, se tutto va bene. Altrimenti scioglieremo Nausicaa... ». ...che è la società che gestisce i progetti e le gare nel porto. «Sì. E della quale l'Autorità portuale detiene la maggioranza». Una minaccia? «No, una valutazione. Quando mi sono insediato, lo scorso febbraio, ho infatti detto ai miei collaboratori che o si parte entro due anni dal mio arrivo o si scioglie Nausicaa, che io presiedo. A quel punto, poi, tutto verrebbe gestito con i tempi normali dell'Ente portuale». Avendo avuto ragione al Tar, non ci sono altri ostacoli? «Diciamo che resta da risolvere il problema dei Magazzini generali. Per me, devono essere abbattuti. A me serve spazio nel porto, e i Magazzini generali sono uno strumento del porto e al porto devono essere funzionali, è chiaro ». Quindi? «Quindi c'è la sovrintendenza che invece dice che devono rimanere in piedi ed essere restaurati. Ma i soldi chi ce li ha?». Perché, quanto occorrerebbe? «Armadi piedi di euro. Ma decine di armadi ». Allora siamo al punto di partenza: tutto è fermo. «No. Col soprintendente Gizzi stiamo cercando una soluzione condivisa. La loro esigenza è che si conservi una testimonianza storica della presenza del Magazzini generali, una memoria. E su queste basi stiamo ragionando, ma in un clima di piena collaborazione». Ma nel progetto di Euvè cose viene al posto dei magazzini generali? «Servizi. Ma, soprattutto, posti auto. E qui siamo in un porto, io devo ragionare in prospettiva futura tenendo presente i numeri che genera il porto di Napoli, che sono sempre più alti. Per il resto, non vedo altri grandi problemi ». Quello del waterfront non è però l'unico progetto del porto di cui si è parlato ma che non si vede ancora: ci sono il Museo dell'immigrazione, la Darsena di Levante, eppoi il famigerato acquario di Vigliena. «Partiamo dalla Darsena di Levante». Partiamo da lì. «A gennaio è cominciata l'iter della gara e abbiamo invitato le imprese. Sarà realizzata con il materiale dragato dal fondale, cioè un milione e mezzo di metri cubi». Quindi, niente detriti provenienti dalla colmata di Bagnoli? «No, la realizzeremo con gli scavi dei fondali ». In che tempi? «Quella è una gara importante e delicata: diciamo che serviranno circa quattro anni». Il museo dell'immigrazione. «In questo caso tutto è fermo. Perché la fondazione composta da Comune di Napoli e Regione Campania che dovrebbe realizzarlo nel complesso dell'Immacolatella vecchia ci ha chiesto più spazio; ci chiede un edificio adiacente, lo spazio circostante e addirittura una nave ormeggiata che prolunghi l'esposizione. E chi ce l'ha tutto questo spazio». E lei cosa gli ha detto? «Che se vogliono, lo spazio resta quello della struttura del Settecento dell'Immacolatella. Punto. Altro non posso dare. A me, ripeto, lo spazio serve per il porto. Eppoi mi chiedo: ma quanta gente va a visitare il museo dell'immigrazione? E quanti ce ne sono in Italia? Ne serve davvero un altro a Napoli? Comunque, aspetto che il Cda della fondazione mi faccia sapere qualcosa». Parliamo dell'acquario. «Dell'acquario mi ha parlato l'assessore comunale Nicola Oddati prima dell'estate. Gli ho detto: bene, mi faccia vedere un progetto. Invece ci siamo rivisti altre volte ma il progetto non l'ho mai più visto. So che si pensava di insediarlo a Vigliena. Vedremo». Quando anni fa si parlò di waterfront, si parlò del sottopasso di via Acton. Lei non c'era ancora. Ma che ne pensa: sarebbe stata un'opera utile? «Precisiamo che non era un nostro progetto ma di iniziativa comunale. Comunque non l'ho mai visto. Comunque, lo ritengo un'opera di non semplice realizzazione». Paolo Cuozzo