È iniziata da San Martino la nuova avventura professionale di Lorenza Mochi Onori, 59 anni, da ieri soprintendente del Polo museale di Napoli. Poco dopo le dieci è entrata per la prima volta nel suo studio: la vista mozzafiato su Golfo e Vesuvio la conosceva già. In quell'ufficio sulla piazza d'armi di Castel Sant'Elmo era stata ospite dell'amico Nicola Spinosa. Anche i problemi da affrontare in questa città li conosce bene: ne ha parlato lungamente con il suo predecessore, li ha messi in fila perché ha intenzione di affrontarli uno ad uno. «Primo obiettivo: valorizzare ancora di più Capodimonte e San Martino», ha detto ai dirigenti che sono passati a darle il benvenuto. La voglia di mettere in vetrina i due gioielli della città l'aveva espressa fin dal giorno in cui fu convocata alla direzione generale del ministero dei beni culturali, per la firma sul nuovo contratto. Ora quel desiderio espresso sull'onda dell'emozione, deve diventare realtà, Deve. È un obbligo. Chi conosce la nuova soprintendente sa che ottiene sempre quel che vuole, e lo fa con metodicità, passione e pazienza. La prima giornata di lavoro è stata intensa. Lorenza Mochi Onori ha conosciuto il personale della soprintendenza, ha ricevuto tante telefonate di benvenuto, a voluto farsi un'idea precisa dell'immenso patrimonio del quale dovrà essere contemporaneamente custode e promotrice, con una particolare attenzione «per le opere del Quattrocento, del Cinquecento di cui Napoli è particolarmente ricca». Allieva di Argan, la Mochi Onori ha alle spalle un ampio numero di pubblicazioni da «cinquecentista» e una vastissima esperienza che le ha aperto la strada della soprintendenza napoletana. «Il museo deve essere un luogo accogliente e invitante, non deve respingere le persone», ha ripetuto la nuova soprintendente: il progetto sembra semplice, così come lo racconta la studiosa che per vent'anni ha diretto la galleria di palazzo Barberini prima di passare, nel 2003 alla soprintendenza delle Marche, invece quel progetto semplice non è, ma sarà determinante per il futuro. Nelle ultime settimane Lorenza Mochi Onori è stata in stretto contatto con Nicola Spinosa del quale è amica: «Anche perché tutti i progetti del mio predecessore andranno avanti senza subire alcuna variazione». Insomma, le mostre sul Barocco e sull'ottocento napoletano restano in programma, così come quella di William Kendridge e Candida Höfer. Ma ci sono anche altri progetti «sto ancora valutando, voglio prima capire. Confido nel supporto dei funzionari della Soprintendenza: so che si tratta di persone molto preparate e inserite in una struttura organizzata alla perfezione», Lorenza Mochi Onori è pronta a trasferirsi a Napoli. Ha sempre messo radici nei luoghi dove l'ha portata il lavoro. Vent'anni a Roma, poi il trasloco a Urbino, adesso Napoli, dove è passata da turista qualche mese fa per una breve visita a Capodimonte: «È un luogo che anche i napoletani visitano poco. Ed è un peccato mortale: si tratta di un patrimonio unico».