E' stata la prima industria dello stato unitario. Il secondo voto del Parlamento e la determinazione del Re, come recitano i documenti dell'epoca, decisero di collocarla a Terni, al centro dell'Italia unita, perché meglio ubicata delle esistenti armerie di Torino e Brescia (troppo vicine alla frontiera) e di Torre Annunziata (troppo vicino al mare). La "Fabbrica d'Armi" di Terni, eppure, è stata dimenticata nel novero dei soggetti destinatari di finanziamenti e riconoscimenti per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Nonostante una serie di documenti, che pervicacemente l'ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Terni Alberto Pileri, aveva inviato a tutte le istituzioni coinvolte nella elaborazione dei progetti per eventi e infrastrutture legate all'anniversario. Già, perché nella storica fabbrica di viale Brin, ancora oggi attiva per la manutenzione dei pezzi dell'Esercito, c'è il Museo delle Armi, con la più grande raccolta tecnica nazionale (oltre 7500 tra fucili, pistole, baionette, spade dal periodo pre-unitario ai giorni nostri, 4000 dei quali esposti in bacheca). A questo si aggiunga la dote storica rappresentata dai capannoni che ospitano il Museo, acquistati nel 2000, che, spiega Pileri, che oggi è tornato all'Icsim, l'Istituto per la storia e la cultura d'impresa intitolato a Franco Momigliano e che segue la vicenda da operatore culturale e dell'archeologia industriale. Servono circa 2 milioni e mezzo di euro per le spese necessarie a completare le opere ed avviare le attività museali - continua Pileri - oltre ad una serie di adempimenti tecnico-burocratici, dalle ripresa del dialogo tra Ministero dei Beni culturali, Soprintendenza, Regione e Comune, all'aggiornamento degli accordi di programma che furono stipulati nel 2001, fino alla redazione e approvazione del progetto esecutivo del secondo stralcio. Ebbene, non c'è stata la minima risposta dai soggetti che abbiamo cercato di coinvolgere. Il Ministro Bondi non si è degnato di far arrivare neppure una risposta da parte degli uffici, la Regione non ha dato seguito alla sollecitazione. E così adesso, da appassionato ed operatore culturale, ho cercato di percorrere altre strade Pileri ha consegnato tutta la documentazione al parlamentare del PD Walter Vermi, eletto in Umbria, che si è fatto carico di coinvolgere tutti gli altri deputati e senatori della nostra regione per presentare una serie di atti in Parlamento e ridare vigore alla richiesta di attenzione per il Museo di viale Brin. Lo scorso anno, infatti, la Commissione Difesa del Senato, con i parlamentari umbri Marina Sereni del PD e Luciano Rossi del PDL in testa, visitò il sito, promettendo un interessamento concreto per lo sblocco dei fondi e delle volontà politiche di perseguire il progetto. Il Museo delle Armi sarebbe una grande risorsa per lo sviluppo turistico - dice l'ex assessore comunale - si trova all'imbocco della Valnerina, in un'area strategica per allungare la permanenza dei visitatori e mettere a reddito questo valore. Abbiamo stimato che i visitatori annui a pagamento potrebbero essere oltre 30 mila, rendendo sostenibile la sussistenza stessa della struttura. Il Museo delle Armi, inoltre, si inserisce negli itinerari di Archeologia Industriale gestiti proprio dall'Icsim per scuole e privati, con visite guidate e materiali didattici che possono rappresentare un altro volano per un turismo di ricerca storica e approfondimento.