MILANO «Brera si merita una fondazione e la grande Brera, il progetto di ampliamento della pinacoteca che non riesce a decollare da più di vent'anni, ha trovato la sua fondazione». Una confidenza che il ministro ai Beni Culturali Giuliano Urbani si lascia sfuggire a margine della conferenza stampa di ieri per l'inaugurazione delle nuove sale della Pinacoteca. «Tra qualche giorno farò il grande annuncio», aveva ripetuto più volte durante la conferenza. Senza però svelare i contenuti della «sorpresa». Poi, a porte chiuse, di fronte ai precari che gli chiedevano certezze sul loro futuro, il ministro ha anticipato le novità. D'altronde, dal primo maggio, con la riforma dei Beni cuturali voluta e sottoscritta da Urbani, la gestione-valorizzazione dei musei può essere affidata a fondazioni e società esterne, mentre allo Stato rimane solo la tutela. Per ora restano top secret i finanziamenti e le banche che concoreranno al rilancio della Grande Brera, ovvero il prolungamento delle pinacoteca fino al vicino Palazzo Citterio. Ma l'accoglienza per il ministro è stata tutt'altro che serena. I dipendenti a tempo determinato (dal Giubileo) si sono fatti trovare con striscioni e magliette sulle quali cominciava la scritta «Questo museo è aperto grazie a noi» La storia è ormai risaputa: dal 2000 i precari aspettano la stabilizzazione del posto di lavoro. Più volte promessa, e sempre tamponata con contratti che si rinnovano di anno in anno, ma che non danno nessuna certezza. Dopo la visita agli affreschi di Luini e Bramante e le collezioni Jesi e Vitali, il ministro ha incontrato una delegazione. Urbani si è fermato mezz'ora con 20 dipendenti e ha cercato di rasserenare gli animi accesi. Operazione riuscita solo in parte. Perché il ministro ha spiegato che i soldi della finanziaria servono a diminuire le tasse e che quindi, almeno per ora, di assunzioni a tempo indeterminato «non se ne parla». Individuando però una soluzione: affidare i carichi fiscali alle fondazioni. Proposta che sindacati e dipendenti guardano con molta diffidenza. «L'immissione in ruolo del personale precario, 2300 in tutta Italia - spiega Antonella Galeone, rappresentante sindacale Rsu - sarebbe possibile con l'attuale Finanziaria, che autorizza assunzioni nel ministero Beni Culturali, ma il meccanismo non viene attivato. È solo grazie a questi lavoratori che si aprono i musei e si possono fare i prolungamenti serali». Per i sindacati urge «definire un piano di stabilizzazione dei precari», tramite l'apertura di un tavolo politico, proposta finora rimandata dal ministero. Ieri l'ultimo atto con una manifestazione pacifista. Ma nell'aria c'è malcontento, si annunciano «agitazioni».