La festa grande sarà quella del primo spettacolo, ma ieri, con il passaggio del Petruzzelli nella disponibilità della Fondazione lirico sinfonica, la telenovela della ricostruzione del teatro barese che dura da diciassette anni, dieci mesi e venti giorni segna una svolta felice e probabilmente decisiva. Certo, le vicissitudini giudiziarie dell'edificio non sono ancora finite, la famiglia, per l'ennesima volta annuncia una nuova tempesta di carte bollate per contrastare quello che hanno già definito l'esproprio bis del Petruzzelli: e in campo nell'ennesimo scontro di avvocati ci saranno questa volta, diversamente titolati e motivati anche i cittadini che hanno promosso la class-action procedimentale e l'avvocatura dello Stato, primo motore di questo passaggio del teatro al Comune (che lo ha prontamente girato alla Fondazione) in ragione dei famosi 13 milioni di euro che i Messeni dovrebbero restituire allo Stato a pagamento dei consistenti lavori migliorativi realizzati nel Petruzzelli dopo l'esproprio. È ancora troppo presto per dire se alla fine della strada che insieme governo ed enti locali, lo Stato insomma, hanno imboccato, ci sia effettivamente il passaggio definitivo del Petruzzelli nel patrimonio pubblico. Vale però la pena di ricordare che la Corte Costituzionale non ha bocciato l'esproprio disposto dal governo Prodi perché mancavano i motivi d'interesse generale previsti dall'articolo 42 della Costituzione, ma perché si era fatto ricorso a uno strumento (il decreto legge collegato alla Finanziaria) improprio. Comunque la scelta di ignorare il protocollo del 2002 segna un cambiamento rilevante nella posizione del governo Berlusconi, un riconoscimento che il tema dell'esproprio del Petruzzelli non è, allo stato, una scelta politica, ma la via obbligata per sanare una situazione di fatto che, in tutti gli altri casi, si configurerebbe come un puro e semplice regalo di ingentissime somme di denaro pubblico a un gruppo di privati cittadini. Giudici e avvocati avranno comunque ancora molto da lavorare. E allora? Perché festeggiare, se la parola fine non è stata ancora messa? Perché un codicillo del verbale di consegna che ieri mattina è stato sottoscritto dal governo e dal comune prevede che il teatro sia fruibile: un semplice ma tanto atteso atto di buon senso (del quale non possiamo che essere grati al ministro Bondi e al sindaco Emiliano) che diciassette anni, dieci mesi e venti giorni dopo l'incendio riconosce che una cosa è il teatro, l'attività teatrale, e un'altra è l'edificio, la scatola di mattoni, legno e stoffa che il teatro ospita. Insomma le cause legali possono andare avanti, ma senza più tenere in ostaggio il teatro e il sacrosanto diritto dei baresi, dei pugliesi, degli italiani a godere della magia che su quel palcoscenico cantanti, musicisti, attori, ballerini e quant'altri sapranno creare. L'augurio e l'invito che questo giornale, che si è battuto come pochi per la riapertura del teatro, si sente di rivolgere al sovrintendente Vaccari e a tutta la Fondazione lirico-sinfonica, è di fare presto, di aprire da subito, già da oggi le porte di ferro del teatro, di affiggere nelle locandine della facciata i manifesti dei
BARI - Petruzzelli. Aprite subito.
La Fondazione lirico-sinfonica ha acquisito il Petruzzelli, teatro barese, dopo diciassette anni di ricostruzione. La festa sarà il primo spettacolo. La famiglia del proprietario ha annunciato una nuova tempesta di carte bollate per contrastare l'esproprio. Lo Stato ha richiesto il pagamento di 13 milioni di euro per i lavori migliorativi realizzati nel teatro. La Corte Costituzionale non ha bocciato l'esproprio perché mancavano i motivi d'interesse generale. Il governo Berlusconi ha deciso di ignorare il protocollo del 2002 e ha riconosciuto che l'esproprio è una via obbligata per sanare una situazione di fatto.
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