Le chiavi a Emiliano,sindaco e presidente della Fondazione. «Berlusconi lo inauguri» BARI Le chiavi del teatro Petruzzelli hanno cambiato custode. Il commissario governativo che ha curato la ricostruzione del politeama, distrutto in un incendio doloso la notte del 27 ottobre 1991, le ha consegnate al sindaco di Bari, Michele Emiliano. Questi le ha poi girate al presidente della Fondazione Petruzzelli. Cioè a se stesso. E ha annunciato di poterlo inaugurare per una cerimonia di «riconciliazione nazionale» con Silvio Berlusconi. Polemica della famiglia proprietaraia. «Esproprio bis peggiore del primo». Ecco le chiavi del Petruzzelli «Già sabato il primo concerto» Inaugurazione il 6 dicembre, giorno della festa del patrono di Bari Invito a Berlusconi a una cerimonia di «riconciliazione nazionale» BARI Il teatro Petruzzelli è stato riaperto ieri. L'attività artistica potrebbe riprendere presto, prestissimo. Comunque riprenderà perché nelle clausole con il Comune accetta il teatro in custodia, è previsto il funzionamento. Forse il primo spettacolo sarà un concerto, sabato, e Silvio Berlusconi potrebbe essere tra gli invitati. Un desiderio inconfessato di Michele Emiliano che, non senza rischiare di suscitare l'insofferenza degli altri soci della fondazione Petruzzelli messi in ombra, non vede l'ora di restituire il teatro bruciato da un incendio «frutto di una Bari nelle mani della mafia», ormai quasi diciotto anni fa. «Tutto si è svolto con la massima riservatezza, come richiesto dal ministero - dice - ma il teatro da oggi è aperto alla fruizione pubblica. E' stata una vicenda lunga, amara soprattutto per l'anno di ritardo. Ora l'emozione è immensa ». La prima opera, promette Michele Emiliano, andrà in scena il 6 dicembre e diventerà un appuntamento fisso. «Ma nulla è preordinato, procediamo di comune accordo col governo e gli altri enti. E' il momento della conciliazione». La «cerimonia» è stata celebrata soltanto da un brindisi al quale Emiliano e il commissario per la ricostruzione Angelo Balducci hanno partecipato con gli occhi lucidi. «L'emozione, quella vera, è l'unico sentimento che accomuna tutti noi riuniti qui oggi», ha concesso Balducci, presto defilatosi dal teatro. Ieri si sono svolti tre passaggi burocratici: il Petruzzelli è stato consegnato dall'impresa che l'ha ricostruito, al ministero committente dei lavori, e da questi al Comune, chiamato a custodirlo in virtù della legge sui beni culturali, e dal Comune alla fondazione, chiamata a gestirlo per effetto della legge istitutiva di questi enti. «In nessun verbale si parla del protocollo d'intesa del 2002 - chiarisce Emiliano riferendosi all'accordo aggirato che assicurava alla proprietà, dopo la ricostruzione, un canone annuo di 500mila euro - quindi nessuna illazione si può fare sulla sua validità che sarà accertata nei giudizi pendenti e in quelli che eventualmente verranno presentati. Chiunque dimostrasse di avere diritti a far valere, sarà garantito, non pregiudicato, dagli atti di oggi». Gli accordi che consentono la riapertura del teatro sono stati oggetto di lunghe trattative tra avvocati del ministero, del Comune e della fondazione. Ma questa volta l'unità di intenti c'era: riaprire, ma non alle condizioni del protocollo, impossibili da rispettare - secondo l'avvocatura dello Stato - considerata la spesa affrontata dalla parte pubblica. «L'iter è decisione del governo che il Comune non poteva infuenzare - mette le mani avanti Emiliano - , ma questo non significa che noi non sapessimo perché il protocollo non potesse essere applicato». Il sindaco, da presidente della fondazione Petruzzelli, vorrebbe però soltanto guardare avanti. E per questo torna a predicare conciliazione. «Vorrei accompagnare il ministro Fitto in questo teatro », dice. Il sogno è quel concerto sinfonico per fine settimana, quando Berlusconi sarà a Bari per l'inaugurazione della Fiera. Non soltanto la voglia di riappropriarsi del teatro lo consiglierebbe: un Petruzzelli occupato da lavoratori e pubblico sarebbe più difficile da «congelare » di nuovo con (prevedibili) azioni giudiziarie. Ma la fondazione avrà bisogno di soldi per far partire l'attività artistica. Un problema visti i dissidi interni. Per questo il cda si riunirà già domani. Da ieri, però, il countdown ha smesso, dopo 6650 ore, di segnare il tempo intercorso tra fine lavori e restituzione del Petruzzelli alla città. Già un bel segnale. ------------------------------------------- La reazione degli eredi. La famiglia: «E' un esproprio bis» BARI «Un blitz messo in atto in un fine settimana. Che ottiene un obiettivo perseguito negli ultimi cinque anni: aggirare un contratto. E' un colpo di mano. Reagiremo in tutte le sedi». Ciro Garibaldi, uno degli eredi delle sorelle Messeni Nemagna e quindi proprietario del teatro, si presenta al Petruzzelli sul finire della mattinata. E verifica di persona quello che stava accadendo: il passaggio di consegne tra impresa che ha ricostruito il teatro e fondazione che lo gestirà, senza passare per la proprietà che ritiene di avere diritto al canone di affitto di 516mila euro. Gli avvocati, intanto, si sono già messi in moto: una diffida, all'indirizzo di ministero dei Beni culturali e Fondazione, invitava già ieri mattina a desistere «dal compiere atti difformi», cioè diversi dal protocollo d'intesa del 2002 che sanciva la ricostruzione a carico pubblico, la proprietà privata e la gestione affidata alla fondazione. «Nessuno ha avuto la cortesia di informarci - dice Garibaldi - quello che so, l'ho appreso dai giornali. Una strategia messa in piedi in poche ore sa di colpo di mano. Mi dispiace che a pagarne le conseguenze saranno i baresi». Sì, perché la famiglia Messeni Nemagna con l'attuale consegna perde per ora - i 516mila euro di canone annuo e i locali commerciali annessi al teatro. E si rivarrà probabilmente sulla fondazione. «Questo è un esproprio bis», attacca Ascanio Amenduni, avvocato che rappresenta i tre quarti della famiglia, riferendosi a quello adottato per legge dal governo di centrosinistra nel 2006 e annullato dalla Corte costituzionale un anno e mezzo dopo. «Un esproprio peggiore del precedente perché mascherato da una sequenza di atti amministrativi, il cui unico scopo sembra l'elusione del protocollo », continua Amenduni. Quindi nuove azioni giudiziarie sono pronte a partire. «Chiederemo a tutte le autorità giudiziarie competenti, anche in via cumulativa, di accertare eventuali abusi giuridici, e se sia stata carpita la buona fede della famiglia». Se Garibaldi è addolorato in particolare dal comportamento del ministero («Aveva sempre sostenuto di voler difendere il protocollo », dice), Amenduni punta il dito nei confronti del sindaco Michele Emiliano. «Quella del Comune è un'intromissione. Il passaggio del teatro, non direttamente nelle mani della fondazione Petruzzelli, ma tramite il Comune, un'indebita interferenza pubblica » . Ad. Lo. ------------------------------------------- Di Paola. Il socio privato lascia: rivoglio 401mila euro BARI Domenico Di Paola rompe gli indugi e con «singolare tempismo», dice il sindaco Michele Emiliano, formalizza l'uscita dalla fondazione Petruzzelli. Di Paola, imprenditore e amministratore di Aeroporti Puglia, è l'unico socio privato dell'ente. E ieri ha depositato la richiesta di recesso e la conseguente restituzione dei 401mila euro versati come prima tranche per l'ingresso nella fondazione. «La decisione - ha spiegato - è legata a due problemi. Ho chiesto senza ottenere risposta che si prendesse in esame la modifica dei termini di decorrenza e lo status di socio fondatore dell'ente. Avrevi voluto che questo status decorresse dall'apertura del teatro e che la qualifica di socio rimanesse nel tempo a prescindere dalla gestione-direzione del politeama. Purtroppo con le attuali regole della fondazione l'acquisizione di soci privati è impossibile, ma un ampliamento resta auspicabile». La decisione di Di Paola sarebbe quindi reversibile e mirata a ottenere un nuovo corso. «Punto al chiarimento, non certo alla mia fuoriuscita. Credo che riaprire le porte del teatro sia un atto simbolico cui deve seguire la piena disponibilità, senza ombre sul pieno utilizzo e con una gestione internazionale del politeama tramite la Fondazione».