L a tentazione sembra irresistibile. Dopo averli consegnati ad un commercio ormai intoccabile, inondati di pub e discoteche, si pensa ora di proteggere luoghi romani di grande storia e poesia con gabbie e recinzioni. L'ultima proposta è quella di isolare il fontanone di piazza Trilussa. Le ragioni, va detto, non mancano. Hanno fatto il giro del mondo le immagini del continuo assalto notturno a quest'opera insigne, spostata qui con la demolizione dell' Ospizio dei Cento Preti. Eppure rinchiuderla costituirebbe una resa. Perché l'atto di costruire recinti non è indolore: fa nascere strutture d'esclusione, innesca imprevedibili meccanismi funzionali e simbolici. Attraverso trasformazioni in fondo poco appariscenti, si rischia di modificare il rapporto della città con la sua storia, assegnando al patrimonio storico il nuovo valore di bene culturale autonomo. A Roma, al contrario, è il legame stesso tra spazi pubblici e monumento a costituire il lascito più prezioso che la città moderna ha ereditato da quella antica: un rapporto di familiarità unico al mondo dove la chiesa rinascimentale, la piazza barocca, il frammento medievale si avvolgono in un unico organismo spaziale ancora intensamente vissuto. Una cancellata accanto all'altra, in un centro urbano che ha la più alta concentrazione di monumenti al mondo, rischia di segregare la città nei corridoi di un gigantesco museo di pietra dove le strutture antiche potranno riposare, consegnate alle visite guidate e all'astrazione della storia dell'arte. Certo, siamo ormai in condizioni d'emergenza. Ma la soluzione, credo, consiste in un progetto del nostro centro storico come polo culturale «solidale» alla città contemporanea. In un recente articolo sul Corriere Paolo Conti metteva in evidenza come questa scelta comporti un grande sforzo, investire anche in servizi, infrastrutture, mezzi di trasporto. Ma è uno sforzo indispensabile. Ingabbiare i nostri monumenti accettando, di fatto, la volgarità dilagante che li circonda, significa rinunciare non solo ai caratteri specifici del nostro patrimonio storico ma anche all'immenso indotto economico che questo potrebbe alimentare.
ROMA - piazza Trilussa: se il recinto è un segno di sconfitta
Il fontanone di piazza Trilussa a Roma è stato oggetto di attenzione per la sua storia e poesia. Tuttavia, la proposta di isolarlo con gabbie e recinzioni è stata criticata. L'isolamento potrebbe modificare il rapporto tra la città e il suo patrimonio storico, assegnando al patrimonio culturale il valore di bene autonomo. Questo potrebbe portare a segregare la città nei corridoi di un museo di pietra, limitando l'accesso e l'esperienza del pubblico. La soluzione proposta è di investire in servizi, infrastrutture e mezzi di trasporto per creare un polo culturale solidale alla città contemporanea.
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