Google punta allEuropa a Bruxelles lultima partita per il tesoro dei libri online Iniziati gli incontri La Ue: "Sul web vanno riviste le norme per il diritto dautore" dal nostro corrispondente BRUXELLES - Google Books, la biblioteca digitale del gigante californiano dellinformatica, è pronta a fare qualche concessione per attenuare lostilità degli autori ed editori europei. In compenso, la Commissione si dice disposta a rivedere le norme sul diritto dautore per rendere più facile il commercio dei libri digitali, e conta sullaiuto di Google per riempire il ritardo europeo in materia di scannerizzazione del patrimonio librario del Vecchio Continente. È questo il senso del primo incontro che si è tenuto ieri a Bruxelles tra Dan Clancy, ideatore e responsabile del progetto Google Books, e i commissari europei responsabili della società dellinformazione e del mercato unico. Il negoziato, cui partecipano anche i rappresentanti nazionali ed europei degli editori, andrà avanti per tutta la settimana. E comunque rappresenta la prima fase di una trattativa che si preannuncia lunga. Con oltre dieci milioni di libri già digitalizzati e offerti al pubblico, Google Books è di gran lunga il progetto di libreria elettronica più avanzato al mondo. Tanto da essersi attirata lostilità non solo degli editori tradizionali in Europa, ma anche di Amazon e di due giganti dellinformatica come Microsoft e Yahoo che laccusano di aspirare al monopolio del settore. Il problema principale è ovviamente quello dei diritti dautore, visto che la società di Mountain View non ha mai chiesto lautorizzazione per trasporre i libri in formato digitale. Negli Stati Uniti, dopo una "class action" intentata da autori ed editori, la questione è stata apparentemente risolta con un accordo in base al quale Google Books mette a disposizione 125 milioni di dollari per compensare i diritti sulla distribuzione di opere tutelate da copyright. Per questo è stato creato un "registro" delle opere ancora tutelate da diritti di proprietà intellettuale. Lintesa, tuttavia, deve ancora passare al vaglio della Giustizia americana. In Europa lattività di Google Books, che pure ha accordi di collaborazione con molte gradi biblioteche, ha suscitato durissime resistenze da parte degli editori e degli autori. Nel Vecchio Continente esistono due progetti analoghi: "Europeana", appoggiata dalla Commissione di Bruxelles, e "Arrow", sponsorizzato dagli editori. Nessun dei due, però, visti i costi astronomici dellimpresa, ha fatto molti progressi. A tuttoggi solo luno per cento dei libri custoditi nelle biblioteche europee è stato digitalizzato. Ieri Dan Clancy ha difeso il valore "democratico" delloperazione condotta da Google Books, perché aiuta a rendere reperibili opere da tempo fuori commercio. E comunque si è detto pronto a fare due concessioni. Primo: la sua società non commercializzerà negli Stati Uniti libri che sono ancora circolanti in Europa, a meno di non ottenere il consenso degli autori. Secondo: due rappresentanti europei, uno per gli autori e uno per gli editori, potranno sedere nel consiglio che gestirà il Registro americano. La portavoce degli editori europei ha definito queste prime concessioni "incoraggianti", ma non ancora sufficienti. Da parte loro, i due commissari Viviane Reding e Charlie McCreevy, si sono detti disposti a rivedere e unificare le norme sul diritto dautore la cui diversità, da paese a paese, ostacola la digitalizzazione del patrimonio librario europeo. «La digitalizzazione dei libri è un compito colossale che deve essere pilotato dal settore pubblico, ma per il quale è necessario anche il sostegno del settore privato», ha dichiarato la Commissione in un comunicato. Il settore dei libri non più in circolazione ma ancora coperto da diritti dautore, che costituisce il nocciolo della contesa, rappresenta circa il tre per cento dellintero mercato delleditoria libraria. Stefano Mauri, editore del gruppo Gems "Si possono cambiare le regole del copyright ma parlino con noi" «Ha un suo interesse, la proposta di Google di discutere dei diritti dautore con gli editori europei. Ma non cè ragione di precipitarsi. Se non altro perché ci sono ancora dubbi che il settlement passi alla corte di New York». Stefano Mauri, editore del gruppo Gems, frena su un accordo europeo separato con il gigante dei motori di ricerca, e rilancia su una trattativa in sede comunitaria. In questo modo non si allontana la prospettiva di mettere a disposizione di tutti il patrimonio librario? «Se Google avesse proposto di scannerizzare tutti i libri pubblicati prima del 1870 sarei meno diffidente. La certezza della rimunerazione del lavoro di un autore promuove la produzione culturale». Si possono cambiare le regole europee sul copy? «Si potrebbe passare dal regime che protegge i diritti dautore fino a settantanni dalla morte dellautore al pagamento dei diritti fino a centanni dalla prima pubblicazione. Si evita la ricerca degli eredi e garantisce i soggetti interessati». È una proposta che si potrebbe già discutere a Bruxelles? «Sarebbe la sede giusta, visto che il 70 per cento dei copyright internazionali fa capo ad aziende con sede in Europa. Cambiare il sistema dagli Stati Uniti come vorrebbe Google è bizzarro». (maurizio bono)