Esplode lira della famiglia Messeni "È un esproprio peggiore dellaltro" In extremis lavvocato aveva inviato una diffida a Bondi per il protocollo «Questo è un colpo di mano bello e buono. Qualsiasi cittadino non potrebbe mai sentirsi tutelato dinanzi a una simile condotta da parte dello Stato. Non resteremo a guardare, però: agiremo in tutte le sedi giudiziarie». A promettere battaglia è Ciro Garibaldi, legale di Vittoria Messeni Nemagna, proprietaria al 25 per cento del teatro Petruzzelli, mentre nel foyer si stavano approntando i verbali per il passaggio di consegne del politeama. E rincara la dose Ascanio Amenduni, lavvocato che tutela gli interessi del 75 per cento della famiglia Messeni. «È un esproprio bis, peggiore del precedente perché quello era esplicito e veniva accompagnato da un indennizzo, mentre questo è mascherato da una sequenza inaspettata di atti amministrativi il cui unico scopo sembra quello di eludere lapplicazione e lesecuzione del protocollo dintesa». Amenduni, che fu peraltro promotore del ricorso accolto dalla Corte costituzionale contro lesproprio deciso dal governo Prodi, punta poi il dito accusatore contro Michele Emiliano, evidenziandone il duplice ruolo di sindaco e presidente della Fondazione. «Il passaggio del teatro non direttamente nelle mani della Fondazione Petruzzelli - dice Amenduni - ma tramite il Comune evidenzia unindebita interferenza pubblica». Un ultimo tentativo per cercare in extremis di scongiurare quanto è accaduto ieri mattina Amenduni C. lavevano compiuto inviando un fax al ministro Sandro Bondi, al direttore regionale per i Beni culturali della Puglia, Ruggero Martines e alla stessa Fondazione, per invocare il rispetto del protocollo dintesa del 21 novembre 2002. Un appello deciso fra le cui righe si legge che «le signore Messeni Nemagna vietano di trasferire la detenzione del teatro Petruzzelli con relativa intervisione indebita, al Comune di Bari, rinnovando di fatto la situazione dellesproprio illegittimo sanzionata dalla Corte Costituzionale e dal Consiglio di Stato, anziché direttamente alla Fondazione lirico sinfonica, per lavvio della concordata gestione quarantennale». Un accordo che, qualora fosse stato rispettato liter procedurale del protocollo dintesa, attraverso la consegna diretta del teatro alla Fondazione avrebbe visto questultima corrispondere alla famiglia Messeni Nemagna un canone annuo pari a 500mila euro. «Dopo aver letto il congegno con cui si è arrivati ad eludere indebitamente lesecuzione del protocollo dintesa - assicura Amenduni - chiederemo a tutte le autorità giudiziarie competenti, anche in via cumulativa, di accertare se vi siano stati eventuali abusi giuridici e comunque se sia stata carpita la buona fede della famiglia proprietaria». E qui la stoccata di Amenduni è rivolta al ministro Sandro Bondi, visto che non per caso la lettera inviatagli ieri mattina si concludeva con un formale invito a mantenere fede alle dichiarazioni fatte a conclusione del tavolo tecnico, giudicate a suo tempo rassicuranti da parte della famiglia Messeni Nemagna.