La costruzione appena ultimata di un ostello per studenti ha ridotto ulteriormente lo spazio libero, e abbandonato da oltre 40 anni, intorno all'antica fornace Vieschi di Valle Aurelia cancellando, di fatto, il progetto elaborato nei primi anni 90 che prevedeva, nell'ambito degli studi di archeologia industriale, di trasformare il sito in parco pubblico polivalente. Di fronte al degrado continuo e alla possibilità di un crollo dell'alta clininiera che emerge dal cumulo di rovi e di macerie, gli abitanti di via Baldo degli Ubaldi si chiedono: di che morte morirà la storica fornace di Valle Aurelia? E continuamente affermano: l'alta ciminiera sta ancora in piedi! Già perché molti cittadini del quartiere hanno creduto che sarebbe crollata, prima o poi, a seguito dei lavori di prolungamento della Metro A fino alla stazione Battistini, avvenuti nel 1998. La fornace invece resiste. «L'area vive e soffre da anni una situazione di stallo - dice il presidente del XVIII Municipio Daniele Giannini - il progetto del parco non è decollato e dopo tanti armi di abbandono è nata la speranza negli anni scorsi, grazie all'inserimento dell'area nell'articolo 11, di poter salvare la fornace utilizzando l'intervento di privati che erano stati autorizzati a costruire un centro commerciale e come contropartita si erano impegnati a recuperare il sito archeologico colle opera di scomputo. L'attuale crisi economica - continua - e il proliferare di grandi esercizi commerciali nella zona ha di fatto scoraggiato l'inizio dei lavori e allo stato attuale tutto è fermo. Come mmiicipalità ribadiamo la nostra contrarietà alla privatizzazione della fornace che deve rimanere spazio pubblico e, appena sarà possibile chiarire la situazione, siamo disposti a chiedere l'accesso al bilancio comunale e guidare il recupero del bene monumentale che, ripeto, deve rimanere pubblico. La fornace Vieschi si trova proprio davanti alla stazione della metro di Valle Aurelia ed è una delle 18 fabbriche di mattoni che, fin dall'antichità, sfruttando l'argilla estratta dalle cave dei Monti di Creta, o, più in basso di Monte del Gallo-Porta Cavalleggeri, hanno fornito materiale per costruire dapprima la Roma papalina e poi quella dei Savoia del regno d'Italia. Rimasta in funzione fino ai primi armi 60, la fabbrica dismessa, in pochissimo tempo è passata dall'abbandono alla fatiscenza. Per lunghi anni è stata dichiarata luogo da riqualificare ma nulla di concreto è stato fatto. Vicino alla fornace, fin dagli inizi del 1800, era cresciuto un abitato detto «borgo dei fornaciari» che negli anni cinquanta del 900 ospitava oltre duemila persone, poi ridottesi a men di mille negli anni settanta fino all'estate del 1981, quando la ruspa comunale rase al suolo la parte più antica del quartiere, fatta eccezione per la vecchia chiesetta e una parte del borghetto ad essa adiacente. Quel che resta, importante testimonianza di urbanistica operaia, attende da decènni un adeguato recupero.