La residenza ufficiale di Federico da Montefeltro era il Palazzo Ducale di Urbino. La seconda residenza si trovava invece a Gubbio in un antico palazzo medievale in cima alla città che l'architetto Francesco di Giorgio Martini aveva ammodernato in stile rinascimentale. Poiché in Urbino il duca si godeva i momenti di relax dentro un minuscolo studiolo dalle pareti lignee mirabilmente intariate, egli volle poter fare altrettanto anche nella sua seconda casa a Gubbio. Così, ordinò per il palazzo umbro un altro studiolo, bellissimo come quello urbinate ma di dimensioni più piccole. La sorte ha riservato destini differenti a questi due mirabili capolavori della tarsia italiana del Quattrocento. Lo studiolo di Urbino è ancora in loco e rappresenta assieme ai dipinti di Piero della Francesca, di Raffaello e di Tiziano una delle principali attrazioni del Palazzo Ducale. Lo studiolo di Gubbio, invece, ha conosciuto l'onta della dispersione. I pannelli intarsiati resistettero in loco fino al 1870 quando la famiglia Balducci, proprietaria del palazzo, mise in vendita il prezioso arredo. Si fece avanti il principe romano Filippo Massimo Lancellotti che comperò lo studiolo, lo smontò, lo caricò su un treno e lo portò nella sua villa di Frascati. Che l'operazione di spoliazione fosse già allora avvertita come un azzardo, lo dimostra il fatto che nel 1888 il Governo italiano contestò al principe la legalità dell'acquisto, in quanto il Palazzo Ducale di Gubbio faceva già parte dei monumenti sotto tutela nazionale. Il palazzo, però, era in totale rovina, così il Governo non poté insistere più di tanto sulla restituzione. Finì col rinunciare ai suoi diritti apponendo, tuttavia, una clausola: qualora il Palazzo Gubbio Ducale fosse stato restaurato, lo Stato italiano si riserva il diritto di richiedere il ritorno dei pannelli nella sede originaria. Queste incertezze giuridiche ebbero effetti deleteri sulle tarsie: nella villa di Frascati i pannelli non vennero mai rimontati ma rimasero sempre immagazzinati con il rischio di un più veloce deterioramento. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, i nipoti del principe Massimo Lancellotti consegnarono lo studiolo al mercante d'arte Adolphe Loewi di Venezia, il quale lo rimontò nel suo laboratorio. Le leggi razziali e la guerra fecero precipitare gli eventi. Nel 1939 Loewi fuggi in America con lo studiolo al seguito. Giunto a New York lo offrì al Metropolitan Museum: prezzo richiesto 65.000 dollari. Ma il museo si disse disposto a pagano solo 32.500 dollari, prendere o lasciare. Loewi si offese a morte e tacque per quattro giorni di fila. Poi capitolò: i tempi erano duri e non c'erano altri acquirenti in vista. Lo studiolo eugubino entrò a far parte delle collezioni del Met. Nel Palazzo Ducale di Gubbio era rimasta invece la triste e vuota parete di mattoni. Così insopportabilmente triste e vuota che sette anni fa si pens diporvi rimedio: lo studiolo ligneo andava assolutamente replicato. E così è stato. Venerdì 11 settembre, il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi riceverà in consegna una spettacolare riproduzione lignea dello studiolo di Gubbio già collocata negli ambienti originari del palazzo. A realizzare questa replica in scala 1:1 è stata la bottega artigiana Minelli di Gubbio, che ha lavorato per lunghi anni al progetto utilizzando legnami antichi, colle tradizionali e attrezzi oggi in disuso. La fedeltà all'originale appare davvero sorprendente. Quest'impresa promossa dal Maggio Eugubino e finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia segna la nascita del Nuovo Polo Muscale di Gubbio, che raccoglie all'interno del Palazzo Ducale interessanti nuclei di opere d'arte provenienti dal territorio. All'importanza della replica (simbolo dell'eccellenza delle botteghe artigiane italiane), allo studiolo di Federico e al Nuovo Polo Museale di Gubbio sarà dedicato un convegno il 12 settembre. Per l'occasione verrà presentato anche il doppio volume di O. Raggio e A.M. Wilmening Lo studiolo di Federico da Montefeltro (Federico Motta Editore), che rappresenta un'eccezionale summa di tutte le informazioni oggi disponibili sulle tarsie del Palazzo Ducale di Gubbio.