VENEZIA Monsieur Frédéric Mitterrand, lei è ministro della Cultura francese. Che impressione le fa sedere al posto che fu di Malraux? «Non penso né ad André Malraux né a Jack Lang. Sono stati ministri troppo importanti. Casomai mi riferisco a colleghi molto bravi anche se più modesti. C'è una differenza considerevole nel passare da buon ministro a grande ministro... Mi dicono che ho preso l'ufficio che fu di Malraux, ma una signora che lavora da molti anni al Ministero mi ha detto che l'ufficio era in realtà un altro, una stanza più segreta...». Che cosa vuoi dire in Francia essere ministro della Cultura? «Si ha una considerevole influenza. Non è un Ministero con molti denari ma si è sempre sotto lo sguardo di tutti. Il Ministero della Cultura è un simbolo. E siccome mi conoscevano già, avevo una certa notorietà, l'attenzione è spesso concentrata su di me. Devo dire che all'inizio ho anche fatto qualche gaffe, perché ho annunciato che diventavo ministro prima che fosse una decisione ufficiale... Ma tutto sommato godo ancora di un'opinione favorevole». Lei ha il senso dello Stato? «E' molto difficile parlare di sé. Ma devo dire che ho avuto vari incarichi di responsabilità e quindi ho una mia abitudine a servire lo Stato. Mi ricordo che quando molti anni fa giravo il film Madame Butterfly non avevo programmi precisi, non ero molto tecnico, preparato, ma sono riuscito lo stesso a farlo. Non credo che la gente si aspetti da me cose tecniche, ma soprattutto politiche, soprattutto un indirizzo». Lei è stato il direttore di Villa Medici a Roma. È vero che era infelice a Villa Medici? «No, non è vero. Lo hanno scritto alcuni giornali, ma in realtà ero molto felice. E come se avessi vissuto un'intensa avventura d'amore. Ho nostalgia di quella vita, degli italiani e della lingua italiana. Anche se sono rimasto soltanto dieci mesi. Così ho scelto con molta cura colui che mi sostituirà come direttore quest'autunno: Eric de Chassey. Questo storico dell'arte quarantenne è molto intelligente ed è stato accettato subito anche al presidente Sarkozy». Che rapporti ha lei con il Presidente? «Ho un rapporto molto piacevole. Ha molta fiducia in me. Forse ha preso uin rischio nel nominarmi, ma credo sua contento di vedere che non ho fattio ancora stupidaggini. Le difficoltà di fare questo lavoro non consistono tanto nel ruolo, ma nella agenda che è molto fitta e nel fatto che abbiamo giurisdizione su moltissimi settori diversi». Quant'è importante la cultura in Francia? «E' molto importante. Il nostro patrimonio va dalle grotte preistoriche ai video, dalla testa di Giulio Cesare che è stata trovata nel Rodano (e verrà custodita nel mio ufficio) fino ai nuovi gruppi di musica rock o agli ultimi film. La Francia poi è un Paese multiculturale e multietnico e non bisogna fare della demagogia, bisogna lasciare a ognuno il posto per lavorare, potersi esprimere e anche guadagnarsi da vivere. E poi un'altra cosa importante è che bisogna saper comunicare, far funzionare, per esempio la stampa, la televisione, Internet e altri mezzi». Lei che rapporti ha con il governo italiano e l'Italia? «Amo l'Italia. Ho ottimi rapporti con il ministro dei Beni Culturali italiano, Sandro Bondi, con il quale ho lavorato ai tempi di Villa Medici e penso che continueremo a collaborare. Abbiamo diversi progetti in corso, fra cui quello di avvicinare la rete tv Arté e la Rai. Cercheremo anche di superare tutti gli ostacoli che rimangono per poter dare il nostro contributo alla ricostruzione dell'Aquila. Penso che sia molto importante sviluppare coproduzioni tra i nostri due Paesi. Credo che noi francesi abbiamo molto da imparare da come gli italiani proteggono il loro patrimoslio artistico. Noi invece possiamo dare consigli su come gestire i musei in modo pi moderno e sulla regolamentazione di Internet». Sempre parlando di Italia, che rapporti ha con la moglie del presidente Sarkozy, Carla Bruni? «Io la conosco poco e non voglio certo metterla in imbarazzo. Conosco bene alcuni suoi amici, ma non faccio parte del suo gruppo di intimi. Per me Carla Bruni è una grandissima fortuna, perché ha portato grande pace e serenità al presidente. Gli ha anche presentato persone nuove, interessanti, che altrimenti non avrebbe conosciuto. Lei non ha bisogno di lui e lui non ha bisogno di lei. Sono entrambi personalità indipendenti e questo rende forte il loro rapporto. E si amano intensamente». Come definirebbe questo nuovo periodo della sua vita? «È un periodo fantastico. Lo vivo come una specie di moltiplicazione delle cose. Certamente mi manca il tempo di scrivere, mi manca la Villa Medici, le mie lezioni di italiano, sento che trascuro mia madre e i miei amici e che non riesco a pensare ai film che vorrei fare. Ma detto questo, sono molto felice di fare il lavoro che sto facendo».