La missione del Comune per riavere il «Trittico», le richieste della Polonia, il no della Acidini Destinato a Firenze, ma mai arrivato. È la storia del «Trittico di Danzica », il capolavoro del pittore fiammingo d'adozione Hans Memling, rubato in mezzo al mare dai pirati e portato nella città polacca, dove è rimasto dal 1473. A lungo il Polo Museale ha cercato, invano, di riportarlo a destinazione. Ora a provarci, ufficialmente, è Palazzo Vecchio. Qualche settimana fa, l'ex consigliere comunale Enrico Bosi, si è presentato proprio in Polonia, come «ambasciatore » del vicesindaco Dario Nardella. E Danzica ha dato la sua disponibilità a uno scambio temporaneo di opere d'arte. Uno scambio che il Polo Museale, però, non è intenzionato a fare: «Non sono nello spirito di collaborare, gli auguro buona fortuna», ribatte la direttrice Cristina Acidini. Era da tempo che l'ex consigliere Bosi aveva in mente di riportare a casa l'opera di Memling. A gennaio, quando sedeva ancora nel Salone de' Dugento, lanciò per la prima volta l'idea di esporre il dipinto a Firenze. Poi più niente. Dopo mesi, a giugno, ha deciso di parlarne con il vicesindaco Dario Nardella: «Avevo in programma un viaggio in Polonia e ho chiesto al vicesindaco se era disponibile a fare una richiesta al museo Pomorskie di Danzica, che io avrei portato di persona». Così Nardella ha preparato una lettera, in veste ufficiale, e Bosi l'ha portata con sé fino in Polonia. «Ho avuto un'accoglienza magnifica racconta Bosi e anche un interprete. Ho incontrato per due volte il direttore del Museo di Danzica, che si è detto disponibile, ovviamente a delle condizioni, che prevedono lo scambio di opere d'arte, in modo che quando il Trittico sarà a Firenze, il Museo possa continuare ad attrarre visitatori. E inoltre Danzica vorrebbe organizzare una serie di eventi collaterali». Bosi è entusiasta: «Il quadro è veramente meraviglioso, sono rimasto ammutolito nel guardarlo, raramente capita di vedere un'opera di questo genere. Per Firenze sarebbe una grande occasione». Dal suo ritorno, Bosi dice di non essere ancora riuscito a parlare col vicesindaco. «Avrei voluto che l'arrivo del dipinto coincidesse con la Mostra dell'Antiquariato dice Nardella Ho detto a Bosi che poteva andare pure a Danzica e raccogliere informazioni e disponibilità. Sarebbe una cosa bella per Firenze, ma dobbiamo fare le nostre valutazioni». Ma il Museo di Danzica, nella lettera di risposta a Palazzo Vecchio, è stata chiara: serve uno scambio. Le opere più ambite sono sicuramente quelle conservate agli Uffizi, che fanno parte del patrimonio statale, gestito dal Polo Museale fiorentino. L'ente è sempre stato interessato al dipinto di Memling, e prima ancora di Palazzo Vecchio, ha avuto rapporti con i suoi custodi polacchi. «La nostra soprintendenza spiega Cristina Acidini in vista della mostra dedicata ai rapporti fra Firenze e gli antichi Paesi Bassi, che si è tenuta nel 2008 a Palazzo Pitti, per mesi ha trattato il prestito con Danzica. Anche a noi hanno fatto capire che volevano qualcosa in cambio. E noi abbiamo offerto cinque capolavori della Galleria Palatina, altre undici opere sempre della Galleria e un indennizzo in denaro, con una cifra aperta. Non ci hanno mai risposto, mai scritto una riga, eppure era un'offerta molto generosa. Anche l'ambasciatrice italiana a Varsavia, Anna Blefari Melazzi, si era attivata, ma alla fine ha dovuto prendere atto che nessuno rispondeva, desolata ha dovuto rinunciare alla trattativa. Poi è arrivato il consigliere Bosi, e io ho segnalato a lui e l'ex assessore Eugenio Giani dei precedenti imbarazzanti». Il tentativo dell'«ambasciatore» Bosi non è stato dunque gradito: «Nessuno mi ha interpellato, anche se i rapporti con i musei del mondo ce li abbiamo noi. Sarebbe stato bene chiederci quali esperienze avevamo avuto in passato. Ora se c'è un interesse allo scambio offerto da Palazzo Vecchio, non significa che si possano sviluppare politiche culturali con il Polo Museale». Ma per il «Trittico di Danzica», e soprattutto per il pannello del Giudizio Universale, che doveva essere donato a Firenze, Palazzo Vecchio potrebbe offrire anche opere sue.