La polemica La quale, se tale vogliamo chiamarla, in ogni caso nasce e muore a Napoli, dimenticando, colpevolmente, la sua prima e principale «mission»: quella di sovrintendere a un intero territorio regionale. Qui, dopo anni di «egemonia», la crescita culturale è pari allo zero. Ora comprendiamo che il narciso ricorrente della città, quel rimirar se stesso come il quadro di Caravaggio rivisitato da Alfano, sia un incorreggibile mito; ma se possiamo accoglierlo nella rivisitazione estetica e letteraria, esso ci lascia perplessi dinanzi al più prosaico utilizzo di pubbliche risorse. Le quali, che piaccia o meno, vanno destinate a tutta la regione. E non si riscontra in nessuna altra parte in Italia una tale assurda cecità. Quanti altri Madre esistono in Campania oltre a quello così difeso da Cicelyn? E quanti altri musei Madri hanno chiuso i battenti in altri luoghi? Basterebbe citare il Museo dei materiali minimi di Paestum che ha dovuto traslocare in quel di Fisciano per l'insipienza degli ammini-stratori locali. O la chiusura delle tante iniziative alla Certosa di Padula, o in tanti altri importanti siti regionali di cui non si hanno più notizie. Così per un Artsannio, agenzia che apre a Benevento l'Arcos con piccole iniziative, o un Frac a Baronissi, tutto il resto è affidato a piccoli galleristi privati mentre nella stessa Napoli gallerie come il Plart non trovano ascolto. Indubbiamente Bassolino ha promosso numerose realtà a Napoli nell'arte come nel teatro; dal Festival allo Stabile del Mercadante ma anche queste importanti iniziative, a differenza di altre regioni, agiscono solo sul territorio napoletano. Se vogliamo rimanere al teatro, l'analogo Ert in quel di Modena gestisce dieci teatri nella regione; dodici lo Stabile delle Marche; più di cinquanta sono i teatri che gestisce la Fondazione Toscana Spettacolo, in tutti i capoluoghi e province della regione. E se non vogliamo chiamare in causa solo il Nord, lo stesso Teatro pubblico pugliese gestisce e organizza teatri in tutte le province pugliesi, mentre il Teatro Pubblico campano a stento organizza i cartelloni di cinque capoluoghi. E il sistema Piemonte Spettacolo, o lombardo e via di seguito? Reti, che attirano sponsor, finanziamenti pubblici e privati, fondazioni bancarie che a loro volta restaurano e vitalizzano territori, musei, edifici storici, conservatori, scuole. La cultura fa la differenza, quindi, soprattutto se essa si nutre di un orizzonte più ampio, che oltre a non premiare amici e fedeli, o, per rimanere nei pressi di Gramsci, «intellettuali molto organici », incentiva con sostegni, aiuti, promozioni, l'imprenditoria privata nel settore; attira sponsor e capitali; stimola la nascita di istituzioni prestigiose e non effimere nel campo delle arti, della musica e dello spettacolo. In altre parole promuove l'economia culturale di un luogo-regione rendendolo competitivo sul territorio nazionale e non un sottoprodotto del Sud pubblicamente assistito che vede solo Napoli, e poi muore.
CAMPANIA - Cultura napolicentrica
La polemica sulla gestione delle risorse culturali a Napoli è un tema centrale. La città ha una crescita culturale nulle e le risorse vengono utilizzate solo per il territorio napoletano. Questo è un problema che non si riscontra in altre regioni d'Italia. La polemica riguarda anche la chiusura di musei e iniziative culturali in altre città della Campania. La situazione è aggravata dalla mancanza di sostegno pubblico e privato per l'economia culturale. La regione ha bisogno di un orizzonte più ampio per promuovere l'imprenditoria privata e attirare sponsor e capitali. La cultura fa la differenza e la regione deve essere competitiva sul territorio nazionale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo