Netstrike contro il decreto Urbani perché siano modificate le norme sulla cosiddetta "pirateria" informatica. Lo organizza BoBi, Boicottiamo il Biscione, ma ha già trovato un'adesione altissima: sulla rete circolano da giorni centinaia, migliaia di email che pubblicizzano l'iniziativa. Partecipare è semplice: basta collegarsi al sito del Ministero dei Beni culturali (www.beniculturali.it) tra le 15 e le 15.45 del 31 maggio. L'obiettivo, secondo gli organizzatori, è quello di rallentare o bloccare del tutto il sito concentrando e moltiplicando le richieste di accesso, così da saturare la capacità del server. Non è un'azione di pirateria come hanno scritto alcuni giornali on-line: il netstrike, che qualcuno chiama anche girotondo telematico, è un'azione di protesta assolutamente legittima, un sit-in, se volete, per manifestare il proprio dissenso rispetto ad una legge pasticciata, nata male, cresciuta peggio. Il 25 maggio c'è stato un anticipo del netstrike: molti siti del governo, da quello della Presidenza del Consiglio a quello del Ministero dell'innovazione, bloccati per ore da una massa inusuale di richieste di accesso. L'obiettivo della protesta è la legge 21 maggio 2004 n. 128, natta dalla conversione del decreto legge sul cinema che porta la firma del ministro dei Beni culturali. Questa legge, modificata e rimodificata dalle Camere durante i sessanta giorni disponibili per la sua approvazione, contiene alcune norma contro la cosiddetta "pirateria" informatica. In realtà, anziché tentare di colpire le organizzazione che violano il copyright e che traggono profitti enormi dall'attività di duplicazione e distribuzione a livello quasi industriale di musica e film piratati, la legge se la prende di fatto soltanto con chi si scambia per uso personale film, musica o altro. In pratica assume in toto la politica di criminalizzazione che le majors cinematografiche e del disco stanno da anni portando avanti contro ragazzini che usano il computer per trovare in rete la loro canzone preferita. Una politica che ha le gambe corte, perché la dimensione del fenomeno è ormai tale (si parla di centinaia di milioni di file scaricati ogni anno) che è incontenibile con la semplice repressione. Ma soprattutto la legge alimenta e sostiene una politica paradossale per cui, da una parte, nega il diritto alla copia (anche quella per uso privato), e poi mette dei balzelli sui mezzi di registrazione. In Italia i supporti vergini (cd e dvd registrabili, nastri video e audiocassette) pagano già un balzello piuttosto salato alla Siae che poi lo ridistribuisce ai produttori di musica e film. In pratica serve a remunerarli per le eventuali copie "abusive" che dovessero essere fatti su quei supporti. Il problema è che la copia privata è già ammessa per legge, e che il balzello colpisce anche se su quel Cd o quel nastro ci registro cose mie: foto, il video della comunione, un karaoke casalingo. Anche se quello che ci registro è libero da diritti, pago lo stesso. La legge Urbani estende questo principio. Anzi, le modifiche introdotte dal Parlamento al decreto, allargano il principio ed estendono il balzello anche ai registratori, masterizzatori, hard disk. In pratica, pago due volte, sul registratore e sul supporto vergine, dei diritti anche se li uso per esercitare un mio diritto (fare una copia di un disco acquistato legittimamente) o per registrate materiale non protetto da copyright. A questo punto, o le sanzioni o le imposte: perché se già pago la sanzione è illegittima, o viceversa. Quando la legge è stata licenziata dal Senato, tutte le forze politiche hanno approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a rivedere rapidamente la norma. Per il momento il ministro dell'Innovazione, Stanca, ha annunciato che una proposta sarà pronta dopo le elezioni europee. Un'assicurazione che non convince gli organizzatori del netstrike.