Il caso Autorizzato dalla Curia l'abbattimento della chiesa di San Giovanni Il finanziere Bacci a capo del comitato civico Se ad Olevano sul Tusciano, un anno fa, una chiesa sconsacrata fu messa in vendita tramite un'agenzia immobiliare, a Sapri c'è n'è un'altra, la chiesa di San Giovanni, ancora perfettamente funzionante, che sta per essere demolita. Contro, però, la volontà non solo dei cittadini, che dallo scorso lunedì si sono riuniti in un comitato anti-demolizione, ma anche di un colonnello in pensione della guardia di finanza, Romano Bacci, che è riuscito a trascinarsi dietro finanche l'appoggio dell'associazione nazionale Finanzieri d'Italia. Bocciando appieno il progetto redatto dall'architetto Alessandra Scarano e dagli ingegneri Pietro Lauria e Giuseppe Procopio, perché «così facendo, si perde tutta l'architettura antica della chiesa che assomiglierebbe di più ad una specie di auditorium moderno o di una discoteca della Versilia che a un luogo di culto: insomma è vera una bruttura » . Perciò, per scongiurarne la demolizione e sollecitarne, invece, la ristrutturazione il neo comitato ha scritto sia al vescovo Angelo Spinillo, che al sindaco Vito D'Agostino e alla Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Salerno. E ha avuto più volte un incontro con il parroco, don Enzo Morabito, che è il committente dei lavori («sotto l'alta vigilanza dell'ufficio tecnico diocesano ») e che l'otto ottobre 2007 ha ottenuto il permesso di costruire dal Comune di Sapri. Ma sembra che un accordo non sia stato ancora raggiunto. La polemica scoppia un mese fa, quando dinanzi alla chiesa compare il cartello che annuncia l'aggiudicazione dei lavori, non ancora cominciati. Non viene indicata nemmeno la data precisa in cui le ruspe dell'impresa esecutrice (Cervati costruzioni srl) entreranno in azione per mandare in frantumi la vecchia chiesa e realizzare un complesso parrocchiale ex novo. Che comprende la nuova chiesa, i locali di ministero pastorale e la casa canonica. Né tanto meno compare l'importo dei lavori, finanziati con i fondi dell'otto per mille elargiti dalla Conferenza episcopale italiana. La chiesa della discordia risale al 1600. Finita sotto i bombardamenti del 15 agosto 1943, la parrocchia fu quasi rasa al suolo. Rimase miracolosamente intatto solo il campanile, che resistette anche al terremoto del 1980. Dopo di che la parrocchia fu ristrutturata, mantenendo però sempre l'architettura originaria. «Si è sempre vociferato che la chiesa sarebbe stata demolita dice un membro del comitato, Pasquale Scaldaferri ma il progetto è comparso improvvisamente solo un mese fa». «Il nuovo progetto incalza il tenente colonnello Romano Bacci ha poco di sacro, non ci rappresenta negli affetti e nei ricordi».