Varata dalla Regione Campania prevedeva un piano di recupero e riqualificazione del territorio «Che fine ha fatto la legge su Velia?». L'interrogativo spiazzante di fine estate è di Raffaella Di Leo, responsabile campana di Italia Nostra. Alla domanda, che da anni vaga nel silenzio politico e istituzionale, ancora oggi però non c'è risposta. Eppure, tutti ricordano il clamore di quella legge della Regione Campania che individuava una «zona di riqualificazione paesistico-ambientale intorno all'antica città di Velia». Correva l'anno 2005. Una affollata conferenza stampa di una politica clamorosamente in ritardo, presentò nei locali del Gambrinus a Napoli la legge che doveva riqualificare, risanare, l'area intorno a Velia frenando la costruzione di nuove case. Quella legge presentata dal gruppo dei Ds, primo firmatario Nino Daniele, fu approvata 4 anni fa con il beneplacito di tutto il consiglio regionale. «C'ero anche io quel giorno al Gambrinus dice Raffaella Di Leo la legge su Velia ricalcava quella voluta da Zanotti Bianco a Paestum. Solo che ad Ascea la legge arrivava quando il disastro era già avvenuto, quando il territorio era già distrutto». La legge n. 5 dell'8 febbraio 2005 faceva largo intorno all'antica città di Velia, per tentare di riparare agli errori fatti decenni addietro da una forte e spinta edificazione. Cinque gli articoletti che fecero comparsa sul Burc. E si stabilivano le regole. I comuni di Ascea e Casal Velino, d'intesa con la Soprintendenza ai Beni Archeologici e quella ai Beni Architettonici, dovevano, entro dodici mesi, redigere un «piano particolareggiato» che prevedesse le aree inedificabili, la riqualificazione degli spazi e dei percorsi pubblici e dell'edificato esistente compresi «gli immobili abusivi oggetto di istanza di concessione in sanatoria». Nell'articolo 2 spuntò un «divieto»: quello di apportare ogni modifica dell'assetto del territorio o di realizzare qualsiasi opera edilizia fino all'approvazione del piano. Escludendo le opere pubbliche. Quel piano però ancora non ha visto la luce. In teoria la Regione Campania, davanti all'inadempienza, avrebbe dovuto nominare un commissario ad acta. Ma nulla di tutto ciò è accaduto. Raffaella Di Leo racconta i tentativi fatti da Italia Nostra per ridare voce negli anni alla questione, chiedendo di «essere parte osservatrice di quella commissione tecnica che doveva dare seguito alla legge». Ma perché negli anni, nessun rappresentante della politica, magari in quelle occasioni che celebrano l'archeologia, ha mai alzato una voce pro Velia sollecitando un'accelerazione dell'iter? Nessuna polemica, nessuna protesta. «Non lo so risponde Di Leo penso che quella legge fu fatta solo perché non c'era motivo di ostacolarla, ma non c'era un interesse di fondo». Per la realizzazione del piano, si quantificavano 9 milioni di euro. Rimasti ingabbiati sulla carta nell'articolo 5, perché al momento c'è un solo stagionato finanziamento di 500mila euro. «Tutto quello che vediamo oggi dice Pasquale d'Angiolillo capogruppo di minoranza al comune di Ascea appartiene a quell'equazione degli anni settanta e ottanta quando sviluppo significava cemento. Poi è arrivato il piano regolatore entrato in vigore negli anni 90 che però non ha saputo guardare oltre». Quell'«oltre» è proprio l'allargamento della fascia di tutela del Parco Archeologico, da anni Patrimonio dell'Umanità. Già, intanto in attesa che la legge su Velia difenda i luoghi dei filosofi Parmenide e Zenone, la responsabile di Italia Nostra richiama all'appello le istituzioni: le Soprintendenze, il comune di Ascea e quello di Casal Velino. E si chiede: perché il piano ancora non è stato redatto? Chi doveva occuparsene? Oggi cosa si sta facendo? «Gli uffici tecnici dei due comuni dice il sindaco Mario Rizzo stanno predisponendo proprio in questi giorni un bando europeo per fare in modo che il piano particolareggiato venga redatto da eccellenti professionalità».
ASCEA - Legge su Velia, dopo 4 anni nulla. Doveva fermare il cemento ad Ascea e Casal Velino. Ma resta nel cassetto
La legge n. 5 dell'8 febbraio 2005, approvata dalla Regione Campania, prevedeva un piano di recupero e riqualificazione del territorio intorno all'antica città di Velia. La legge era stata presentata dal gruppo dei Ds e aveva ricevuto il beneplacito del consiglio regionale. Tuttavia, il piano non è stato mai redatto e non è stato nominato un commissario ad acta per affrontare l'inadempienza. Italia Nostra ha chiesto di essere parte osservatrice della commissione tecnica che doveva dare seguito alla legge, ma nessuna politica ha mai sollecitato un'accelerazione dell'iter.
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