A Barcellona 80 opere che mostrano la sua attenzione ai temi sociali Lelenco degli artisti e dei letterati stranieri che sul finire del XIX secolo approdano a Parigi è assai lungo e noto. La febbricitante città di Baudelaire e Mallarmé attrae anche Kees Van Dongen, olandese, che lascia Rotterdam e sceglie di vivere nella capitale per eccellenza per trascorrervi larga parte della sua vita. La sua formazione nella città dal grande porto, varie volte dipinto, è allombra di Rembrandt e del suo erede ottocentesco Jozef Israels: a Rembrandt maestro della luce e del chiaro scuro, van Dongen dedicò nel 1927 una biografia che è allo stesso tempo un autobiografia. Nato nel 1877 le sue prime prove nellAccademia di Arte e Scienze sono nel solco della tradizione e non lasciano presagire di certo gli eccessi cromatici e leversiva impudicizia delle opere successive. Ma già lAutoritratto in azzurro del 1895 è una prova forte e dissonante. La mostra al Museo Picasso a cura di Pepe Serra e J.M. Bouhours (a Barcellona, fino al 20 settembre) è di quelle che hanno la misura giusta: 60 tele, una ventina di disegni, ben scelti e distribuiti, in sale ben illuminate e disegnate. Un museo che in quanto a sobrietà e cura dallestimento è un esempio da mostrare a dito, in un mondo in cui gli allestitori sono cannibali che mangiano le opere esposte. La componente simbolista così presente nel Cavallo si va lentamente disfacendo: la passione anarchica di Kees lo spinge piuttosto verso un realismo acre, sensibile al mondo dei derelitti, delle prostitute esposte in vetrina nelle strade delle città olandesi. Contro la guerra dei Boeri e su temi sociali disegna per numerose riviste olandesi e a Parigi assiduamente collabora a giornali satirici come Le Rire, LAssiette au beurre, Lindiscret e altri ancora. Per tre anni a partire dal 1900 van Dongen smette praticamente di dipingere, ma sposa la compagna Guus Preitinger pittrice anche lei che sarà una delle sue modelle preferite assieme a Fernande Olivier, compagna di Picasso. Destino vuole infatti che prende casa al Bateau-Lavoir in un locale attiguo a quello di Pablo. A Montmartre ha modo di avere delle commesse e dipinge per il locali più alla moda: il bellissimo Carrusel (1904) unesplosione di colori, di movimento e di allegria e poi Moulin de La Gallette (1905-6). Sono questi dipinti che gli permettono di conquistare la simpatia di un mercante rinomato come Ambroise Vollar che organizza la prima mostra di un centinaio di quadri dalle marine olandesi ai paesaggi della Normandia con alcune più recenti tele parigine. Alcune di esse sono in mostra e consentono di capire la sua evoluzione. In questi anni è attratto dalle sperimentazioni cromatiche di Signac, in quei punti disposti sulla tela trova una gioia di dipingere che esplode nella grande composizione La Gallette che presenterà nel 1906 al Salone degli Indipendenti; più tardi sarà costretto a dividere lopera per ragioni di mercato in sei tele, tre delle quali sono in mostra. La stagione Fauve è esplosa e con Matisse, van Dongen è uno dei promotori del gruppo. I ritratti di Fernande, di Guus e il suo Autoritatto (1908-9) sono unesplosione convulsa di colori e hanno una carica espressionista ben diversa dai ritratti posti a confronto che della compagna dipinge Picasso. Quantunque vivano uno accanto allaltro - van Dongen ebbe lopportunità di vedere nascere Les Demoiselle dAvignon - non si lascia sedurre dalle forme cubiste dellamico. Dipinge tele molto dense come Le lottatrici del tabarin o La cantante dove figure muliebri diventano idoli erotici. La componente espressionista è sempre più marcata. Dopo "les années folles", la crisi del '29 e la guerra segnano la sua vitalità creativa.