È strana e contorta la vita ritrovata della Reggia di Venaria. Immenso gioiello abbandonato e ferito per decenni, a un certo punto destinato persino alla demolizione, infine risorto grazie al più grande restauro europeo. Inaugurata e aperta al pubblico da poco, la Reggia ha però già fatto in tempo a conoscere lamaro delle polemiche e linutilità dei contrasti (quando essi riguardano qualcosa che meriterebbe ben altre attenzioni e ben altre solidarietà). Lultimo caso riguarda i difficili rapporti tra il Governo nazionale e la Regione Piemonte nel "consorzio" che ha il compito di gestire Venaria e che, soprattutto, dovrebbe inventare il suo futuro. A suscitare la lite è stata la decisione da parte del ministro Sandro Bondi, di nominare il nuovo presidente del Centro di Restauro ospitato in unala della Reggia. Una scelta fatta senza consultare la Regione e indicando un ex coordinatore territoriale di Forza Italia chiamato a sostituire Carlo Callieri, lex "John Wayne" della Fiat romitiana transitato, attraverso la Compagnia di San Paolo, dalle glorie di "buttafuori" dellindustria italiana degli Anni Ottanta a una dimensione culturale. In passato, i contrasti tra la presidente della Giunta regionale Mercedes Bresso e Callieri non erano mancati. Sino al punto che, un anno fa, la stessa presidente aveva chiesto la testa dellex manager collegando esplicitamente il suo ruolo alla precaria situazione economica del Centro. Una questione alla quale restava sotteso (e prudentemente accantonato) quello che rappresenta, aldilà delle capacità di Callieri o di chiunque altro, il problema principale: leffettiva necessità di creare in Italia un nuovo Centro di restauro e la possibilità concreta per quello realizzato a Venaria di competere con i suoi più antichi e blasonati "avversari". Dopo alcune scaramucce, legate anche al declino della figura di Callieri nei nuovi assetti di Compagnia di San Paolo, la soluzione era stata congelata, sembrando più consono a tutti che si dovesse attendere limminente scadenza del mandato di Callieri per evitare un conflitto indecoroso. Nei giorni scorsi, però, la mossa improvvisa di Bondi ha scatenato la rabbia di Mercedes Bresso che, allimprovviso, si è trasformata in uno strenuo difensore di Callieri il quale, a detta della presidente, avrebbe "le specifiche professionalità nel campo del restauro e della conservazione dei beni culturali unite a una significativa competenza manageriale, caratteristiche che hanno permesso alla Fondazione, in una fase di primo avvio e di recente sviluppo dellattività didattica, di mantenere una situazione di equilibrio, nonostante le difficoltà di carattere finanziario di cui soffrono istituzioni analoghe in questo difficile periodo di crisi". Uninversione di giudizio e una presa di posizione che ha immediatamente provocato la risposta di Bondi, pronto ad annunciare addirittura la decisione di ritirare lo Stato dalla gestione di Venaria. Un contrasto, quello tra il centrodestra nazionale e il centrosinistra piemontese, che ha trovato proprio sul tema dei beni culturali uno specifico terreno di scontro, come dimostrano anche alcuni precedenti: dal "parcheggio", sempre a Venaria, di Fabrizio Del Noce in vista della sua giubilazione dalla direzione di RaiUno, alla chiamata ai vertici del Museo Egizio di quellAlain Elkann da sempre stretto collaboratore dei ministri berlusconiani ai Beni Culturali. E il tutto in unatmosfera che pare adesso influenzata dallimminente appuntamento politico delle regionali del 2010: con Bondi che "lottizza" chiamando addirittura a Venaria un ex dirigente del partito di Silvio Berlusconi e la Bresso, che capita la situazione, replica trasformando nel "suo" candidato colui che, sino a pochi mesi, prima aveva bocciato senzappello. Nulla di nuovo nel panorama della cultura pubblica nazionale e locale, così come la gestione del Centro di restauro non è la questione più importante che riguarda la realtà e lo sviluppo della Reggia. Ciò che non funziona invece, oltre allincapacità di Roma di dialogare con Torino e viceversa, è piuttosto la volontà di trovare una vocazione definitiva e vincente a questa grande ricchezza per il Piemonte e per la sua cultura. Che cosè oggi infatti Vaneria? Che cosa può vuole davvero diventare nel suo futuro italiano ed europeo? Un grande museo (ma con quali mezzi, idee e materiali)? Oppure tante cose assieme, frammentate e destinate col tempo a veder affievolire le code di visitatori che ora, sullonda della novità, si allungano davanti alla sua biglietteria e al suo ingresso? E quale generazione di manager culturali è destinata a guidarla dopo quella che ne ha consentito la ricostruzione, ma che oggi mostra la corda davanti alla necessità di nuove idee e di grande fantasia culturale? Uomini e donne cercati e selezionati a livello europeo o ancora una volta frutto soltanto delle piccole beghe e delle lottizzazioni nazionali e locali?
VENARIA E LA REGIONE UNA MISSION DIFFICILE
La Reggia di Venaria, un grande gioiello abbandonato e ferito, è stata restaurata grazie al più grande restauro europeo. Tuttavia, la sua inaugurazione e apertura al pubblico ha già causato polemiche e contrasti, soprattutto tra il Governo nazionale e la Regione Piemonte nel "consorzio" che gestisce la Reggia. Il ministro Sandro Bondi ha nominato un nuovo presidente del Centro di Restauro, un ex coordinatore territoriale di Forza Italia, senza consultare la Regione. Questa scelta ha provocato la risposta della presidente della Giunta regionale Mercedes Bresso, che difende il nuovo presidente.
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