Statistiche. Come sono cambiate le abitudini degli italiani negli ultimi dieci anni Gli italiani dimenticano archivi e biblioteche, non tradiscono i musei e sono disposti a pagare di più per libri, cinema e spettacoli di qualità. Dal 1998 l'avvento delle nuove tecnologie e la crescente scolarizzazione hanno cambiato i consumi e le abitudini dei cittadini del Bel Paese. È quanto emerge dal confronto tra le statistiche culturali dell'Istat degli ultimi dieci anni, ovvero il quadro di una comunità nazionale che sceglie più coscientemente come spendere il budget dedicato alla propria erudizione rispetto al passato, smentendo i luoghi comuni sull'Italia irrimediabilmente imbarbarita dalla televisione e da internet. Anche se chi di cultura s'intende afferma che un'eccesso di offerta informativa impigrisce l'appetito cognitivo. «Lo strumento informatico - spiega Tullio Gregory, professore dell'Accademia dei Lincei - sicuramente preciso, impedisce la casualità della ricerca che è una chiave per arricchire il proprio bagaglio culturale». Per questo, gli italiani tradiscono le grandi biblioteche - in dieci anni i frequentatori sono calati di 700mila unità - perchè usano espedienti telematici per trovare le notizie che cercano. «Consultare schedari, sfogliare libri scoperti per caso, spesso aiuta a trovare una soluzione più completa rispetto a una semplice risposta diretta». D'altra parte, sembra affermarsi la rilevanza locale delle raccolte di testi. «In dieci anni sono aumentate le biblioteche civiche e comunali e l'utenza relativa». Piccole mostre del sapere sorgono su tutto il territorio nazionale: in Puglia sono triplicate le strutture comunali. E a Parma i prestiti dei libri custoditi dalle biblioteche cittadine sono cresciuti di quasi il 20 in soli cinque anni. Se le biblioteche soffrono il calo delle utenze, gli Archivi di Stato subiscono la flessione delle ricerche effettuate in loco. «Questo dato si spiega con la popolarità di internet, ma noi dobbiamo adeguare l'offerta al pubblico», afferma Luciano Scala, direttore generale per gli Archivi di Stato. Il bilancio degli ultimi dieci anni è chiaro: quasi il 20 in meno di visitatori e di ricerche. Anche se il patrimonio documentale è passato da undici a 14 milioni di fonti. E l'istituzione sta incrementando l'operatività: a L'Aquila, dopo il terremoto, in soli quattro mesi la squadra di Scala ha salvato gran parte dei documenti degli archivi cittadini. «Il problema - continua - è che siamo indietro dal punto di vista della digitalizzazione. Ma il prossimo 19 novembre inaugureremo a Bologna il San (sistema archivistico nazionale): in un unico portale ci sarà una rete interconnessa tra archivi pubblici, privati ed ecclesiastici». Invariata, invece, l'affluenza nei musei italiani: dal 1998 al 2007 si è tutt'al più registrato un lieve incremento delle presenze (3) e una leggera flessione degli introiti (-2). D'altra parte, i lettori italiani per motivi puramente ricreazionali sono aumentati di circa 18 negli ultimi dieci anni, mentre i titoli pubblicati di quasi il 25. «E nel 2008 - spiega Giovanni Peresson, capo ufficio studi dell'Associazione italiana editori - i lettori sono aumentati ancora. Questo trend decennale si spiega con la crescita dei processi di scolarizzazione degli italiani, che adesso sono molto interessati all'approfondimento: per esempio a libri come "Gomorra" o a quelli editi dalla casa Chiarelettere». Il mercato dell'audiovisivo cavalca il boom innescato dalla diffusione dei cinema multisala e dei prodotti in alta definizione. Negli ultimi dieci anni il numero di proiezioni cinematografiche è praticamente raddoppiato e secondo la Siae - società italiana degli autori e degli editori - tra il 2007 e il 2008 c'è stato un ulteriore incremento del 23. In ogni caso, il momento congiunturale ha pesato sulla spesa del pubblico per gli spettacoli che tra il 2007 e il 2008 è calata del 7. È significativa poi la rilevazione circa il numero di spettatori di rappresentazioni teatrali, aumentato di circa 14 rispetto al 1998, e la percentuale di astanti per i concerti di musica classica, rimasta invariata negli ultimi dieci anni. In particolare, un genere poco popolare come la lirica rappresenta la seconda voce delle attività teatrali per volume d'affari generato: circa 96 milioni di euro nel 2008. E questi elementi sembrano confermare che - mediamente - gli italiani non si siano fatti spaventare dai rincari dei prezzi per gli spettacoli, le proiezioni cinematografiche e i libri. Anzi, in questi ultimi casi, tra il 1998 e il 2007 i fruitori sono sensibilmente aumentati.
Teatri affollati e biblioteche più vuote
Il riassunto è il seguente:
Negli ultimi dieci anni, gli italiani hanno cambiato le loro abitudini culturali. Gli italiani sono più disposti a pagare di più per libri, cinema e spettacoli di qualità. Le biblioteche civiche e comunali hanno visto un aumento dell'utenza, mentre le grandi biblioteche hanno visto una diminuzione. Gli archivi di Stato hanno subito una flessione delle ricerche effettuate in loco, a causa della popolarità di internet. Tuttavia, il patrimonio documentale è aumentato e gli archivi stanno lavorando per digitalizzare i documenti. I musei italiani hanno visto un lieve incremento delle presenze, mentre il mercato dell'audiovisivo ha visto un aumento del 23% tra il 2007 e il 2008.
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