Firenze forse è arrivata l'ora di riflettere seriamente su regole e competenze nel campo della cultura, soprattutto sull'uso degli spazi pubblici nel centro storico, sia all'aperto che al chiuso. Anche per evitare il rischio di eccessivi personalismi e autoreferenzialità in chi è chiamato a guidare le operazioni da Palazzo Vecchio, qualunque sia la giunta. Più che giudicare in base al proprio senso estetico, un assessore dovrebbe piuttosto attivare commissioni di esperti e avvalersene per attuare il suo programma culturale, dall'arredo urbano all'attuazione della legge del due per mille, all'utilizzo dei luoghi pubblici, compreso l'uso promiscuo di spazi del patrimonio con funzioni museali. Palazzo Vecchio, museo straordinario e sede istituzionale del governo cittadino, non è ad esempio un posto qualunque. La sua doppia identità e funzione lo rende molto simile al Quirinale che si visita solo in rare occasioni e che certo non si affitta. Qualora si voglia continuare a usarlo come centro congressi o «location da favola» (come nel caso del matrimonio di una settimana fa) lo si faccia pure, ma nel rispetto di un progetto culturale scientificamente armonizzato con le sue caratteristiche. Quanto all'affitto delle sale per feste e sfilate andrebbe, almeno, rivisto il prezzo, senza cadere per nella logica della rendita. il «tesoretto» potrebbe essere girato in solidarietà o per borse di studio a favore di giovani storici dell'arte. Stesso discorso per la piazza della Signoria, museo-galleria di scultura all'aperto che è visitato da milioni di persone anche in virtù di questa permanente epifania di bellezza. Tutta la piazza è una vetrina eccezionale, un palcoscenico straordinario. Qui anche una donazione o un prestito in comodato può essere pura operazione di marketing culturale. La ricaduta in termini d'immagine è altissima. Sta al Comune e non solo alla Soprintendenza il compito di arginare le donazioni e mettere paletti all'esposizione temporanea di sculture. La situazione di Firenze è paradossale. Mentre non c'è un'opera di Michelangelo esposta all'aperto, abbiamo oramai già due copie di Folon, e poi Botero, Vangi, Ceroli e ora anche Greg Wyatt. Alla Firenze monumentale del Rinascimento si è opposta un'idea di contemporaneità basata essenzialmente sul figurativismo plastico di stampo tradizionale. Tale scelta per non è stata sottoposta a nessun vaglio scientifico, tanto meno di una commissione scientifica, meglio se internazionale. D'altronde è solo confrontandoci con la storia dell'arte mondiale di oggi che possiamo immaginare di stare alla pari con le avanguardie di ieri. Per decidere la posizione del David venne istituita il 25 gennaio del 1504 una commissione d'esperti (Botticelli, Leonardo, Giuliano da Sangallo, Piero di Cosimo, Filippino Lippi). Il deus ex machina dell'operazione fu il gonfaloniere a vita Pier Soderini. Perché Giuliano da Empoli non potrebbe fare altrettanto?
Una città a regola d'arte
Il testo discute le regole e le competenze nel campo della cultura a Firenze, in particolare sull'uso degli spazi pubblici nel centro storico. L'autore sostiene che gli assessori dovrebbero attivare commissioni di esperti per attuare il loro programma culturale, piuttosto che affidarsi al proprio senso estetico. Palazzo Vecchio, museo e sede istituzionale del governo cittadino, non è un posto qualunque e richiede un progetto culturale scientificamente armonizzato. La piazza della Signoria, museo-galleria di scultura all'aperto, è visitata da milioni di persone e richiede un controllo sulle donazioni e le esposizioni temporanee di sculture.
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