Firenze adora discutere sulle statue (come su tutto il resto), adora dividersi, ed avere in genere pareri radicali. E' un segno di vivacità. Ma anche quest'ultima deve avere dei limiti per non degradare nella confusione. Anche sulla vicenda dei «Due fiumi» di Greg Wyatt ci sono motivi di discussione. Non quelli estetici da critico d'arte, ma altri di natura amministrativa. In generale si può dire questo: se artisti famosi (e Wyatt lo è), con opere sparse per il mondo, vogliono fare un omaggio alla città, francamente non si capisce come si possa dire di no. Tanto più che il catalogo della mostra è firmato dal sindaco Matteo Renzi. Inoltre ci è tanto più vero per una città che cerca di avere una sua contemporaneità artistica, e non solo una vocazione medievale rinascimentale. Né ha molto senso accettare un'opera a condizione che si sappia dove metterla: un'opera di un artista riconosciuto come tale non si può rifiutare con questo argomento, come un divano o una angoliera. D'altra parte ha ragione l'ex sovrintendente Antonio Paolucci, quando sostiene che non si può pretendere di incastrare sempre un'opera contemporanea in un contesto del tutto diverso. Non pare poi proprio il caso di scoraggiare queste donazioni, che comunque sono un segno del riconoscimento del ruolo di Firenze come città non solo d'arte, ma anche per l'arte. Per il problema del contesto esiste, negarlo sarebbe una ipocrisia. L'espansione di Firenze con il nuovo quartiere di San Donato può essere una occasione: tredici ettari di parco, circondati da università, palazzo di giustizia e tutto il resto, possono essere il luogo dove creare una esposizione permanente all'aperto, godibile (e giudicabile) da parte di tutti. Si potrebbe creare lì un «parco delle opere degne», degli artisti che vogliono legare comunque il loro nome a Firenze: non una terra di nessuno, ma un selezionato susseguirsi di opere, appunto degne, con un loro valore internazionale, che gli artisti hanno voluto o vorranno regalare alla città. Evitando così inutili e tristi depositi o rifiuti inspiegabili, se non per gusto personale. Non si tratta di organizzare un mostra, ma di testimoniare la considerazione del mondo per Firenze. Un luogo della diversità, della pluralità, dei contrasti, delle tendenze nel tempo, senza intaccare i luoghi sacri della storia e della architettura della città.