«Mi dispiace solo che al signor Greg Wyatt nessuno abbia detto ancora, in America, che quel suo bronzo è perlomeno discutibile, risparmiandogli, a mio parere, una figuraccia. Non è questione di arte contemporanea o meno in una città antica: quella è una scultura non riuscita». Per chi lo conosce, queste parole a dir poco ruvide ma sincere possono avere un solo autore: Domenico Viggiano, scultore egli stesso, insegnante all'Accademia di Belle Arti di cui è stato direttore dal 1983 al 2002, quando preferì dimettersi. Presidente, tra l'altro, della Commissione nazionale che assegna la cattedra di Scultura nelle varie Accademie, e, per sua stessa definizione, «tremendo rompiscatole». A poche ore dall'inaugurazione di «Two rivers», nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, Domenico Viggiano entra a gamba tesa nel dibattito aperto dall'assessore Giuliano Da Empoli, che, a sua volta, giovedì ha dichiarato di volere vendere la scultura su eBay o nasconderla in qualche deposito, mandando su tutte le furie il curatore della mostra Michelangelo Bastiani e dando un dispiacere al vicesindaco Dario Nardella. Se in questa querelle non mancano risvolti politici, nelle dichiarazioni di Viggiano si parla solo di arte, e per lui il caso della scultura dei «Due fiumi» è un episodio che offre l'occasione per aprire un discorso più ampio: "Io mi chiedo, e chiedo, chi ha deciso di permettere un altro sopruso alla città con questa nuova scultura? Credo che, se ci sono, i responsabili avrebbero dovuto opporre un gentile quanto fermo rifiuto a questo dono. Naturalmente e Viggiano diventa lui steso un fiume in piena tra quei responsabili dovrebbe esserci chi ci capisce. Perché non troverei corretto che nessuna personalità del mondo della cultura e dell'arte abbia potuto esprimere con qualche anticipo una posizione dubitativa, positiva o negativa. E' capitato altre volte di ricevere doni non graditi, ma interessati, Avere una propria opera in uno spazio pubblico di Firenze è una gran bella pubblicità. Ma io credo che questi doni alla fine pesino anche sul bilancio cittadino». Chi dovrebbe decidere, secondo lei, quali «doni» accogliere e quali no? «Ci devono essere senz'altro i responsabili politici e i cosiddetti esperti, ma che si facciano aiutare da chi ne capisce davvero. Uno dei più noti storici dell'arte scrisse, per fare un esempio, scolpire il bronzo. Ma da quando il bronzo si scolpisce? E, allora, mi chiedo: esiste una commissione regolare che possa esser consultata prima che siano prese decisioni imbarazzanti? Può la città di Firenze subire ulteriori violenze? Si guardi la commovente opera collocata di fronte all'ingresso della Fortezza da Basso.,, Non basta che in una commissione ci siano storici dell'arte, urbanisti, critici. Ci vuole anche chi quella materia la conosce, perché è il suo mestiere, Mi sembra che risulti evidente che molte scelte culturali di questi ultimi anni siano state legate all'improvvisazione». Professor Viggiano, eppure nella storia recente fiorentina dei «doni» artistici è capitato il paradosso di assistere a clamorosi rifiuti di opere d'arte di artisti universalmente riconosciuti. «Appunto! Perché non rendere nota a tutti la condotta degli intellettuali sempre pronti a manifestare posizioni o giudizi anche a costo di dispiacere alle forze politiche che si succedono alla gestione del potere del bene pubblico? Chi sono quelli che si opposero alla collocazione in città di opere di autori quali Marino Marini (alla rotonda della stazione o a Ponte Vecchio) o Henry Moore, il cui Guerriero solo dopo il grido di scandalo della vedova dell'artista che lo riconobbe in un angolo del cortile dell'anagrafe, e dopo una lunga peripezia, finalmente oggi è stato collocato in un luogo storicamente importante, come il giardino antistante la Cappella de' Pazzi in Santa Croce?».