Il presidente della Fondazione, Alessio: «Mancano garanzie» Leo (Fi-Pdl). «Se si continua a tagliare la cultura muore» Palazzo Bricherasio chiude i battenti. Almeno fino a che qualcuno non decida di rilevarne d'attività e di proseguire il lavoro svolto in questi anni dalla Fondazione Palazzo Bricherasio, nata nel 1995 e promotrice, in 15 anni di onorato servizio, di eventi culturali e mostre di grandissimo con protagonisti artisti del calibro di Guttuso, Canaletto, Raffaello, Goya, Picasso e Debuffet. O in attesa che «Pantalone», ovvero gli enti pubblici e le fondazioni bancarie, non decidano di tirare fuori altri soldi. Crolla così un'importante pilastro di quel «sistema Torino» che il centrosinistra in questi anni ha sempre portato come un fiore all'occhiello. Un fiore che però per splendere e vivere ha bisogno di essere abbondantemente innaffiato. Con una pioggia di denari. Se no appassisce, non essendo in grado di autoalimentarsi. Già, perché il problema che costringe palazzo Bricherasio a fare un passo indietro non è culturale e nemmeno artistico, ma squisitamente economico. Lo ha spiegato ieri lo stesso presidente Alberto Alessio, annunciando ufficialmente la decisione presa, ovvero l'interruzione dal 2010 dell'attività della stessa Fondazione. «Decisione molto sofferta - ha specificato Alessio - presa dopo mesi di incertezza, ma invitabile per non rovinare l'immagine costruita in anni di lavoro e correre rischi economici che oggi non ci sono. Ma senza fondi non si può andare avanti». Alessio ha poi aggiunto che «dopo 15 anni di attività rivolti alla valorizzazione del patrimonio culturale la Fondazione Bricherasio è costretta prendere atto per il futuro di non avere più la possibilità di andare avanti senza quel consenso che ci ha permesso di costruire pagine straordinarie per la cultura subalpina». La Fondazione, con sede nel palazzo omonimo, nel cuore di Torino, in 15 anni ha realizzato 120 mostre viste da 2 milioni di visitatori, e collaborato con 400 musei di tutto il mondo. »Al momento abbiamo in cassa 400mila euro - ha spiegato Alessio - ma senza garanzie sull'arrivo di fondi non possiamo organizzare eventi. Nel 2008 abbiamo ricevuto 1.800.000 euro. Quest'anno i contributi sono scesi del 45 per cento. Comprendiamo il grave momento di crisi, ma sono sei mesi, esattamente dallo scorso 15 gennaio, che sollecitiamo pareri in merito a eventuali scelte. Non abbiamo avuto risposte. A questo punto non possiamo andare avanti. Organizzare eventi espositivi senza un sostegno finanziario certo e definito, rischia di esporre non solo la Fondazione, ma tutti coloro che l'hanno sostenuta». Restano così senza lavoro cinque persone, due assunti e tre collaboratori, mentre il futuro dello storico edificio è tutto da delineare. Tante le domande che sorgono all'indomani di un annuncio che ha colto di sorpresa la città, che perde, e questo è evidente, un punto di riferimento importante, che ha segnato gli ultimi tre lustri. E' mai possibile che qualsiasi impresa, associazione o ente che decida di puntare il proprio core business sugli eventi culturali non possa essere in grado di camminare con le proprie gambe? Possibile che il sistema della cultura non possa prescindere dai tanti denari di Comune, Provincia, Regione e fondazioni bancarie? Per il consigliere regionale di Fi-Pdl, Giampiero Leo, da sempre attivo nel campo dei beni culturali «sarebbe bello che la cultura camminasse sulle proprie gambe, ma non succede in nessuna parte del mondo». Leo imputa lo stop di Palazzo Bricherasio ai «tagli drammatici, in particolare quelli del Comune». Per far capire la situazione l'ex assessore cita un dato significativo: «La Regione dedica alla cultura lo 0.40 per cento del bilancio. Se dimezzasse i finanziamenti farebbe morire il sistema, risparmiando soltanto lo 0.20 per cento del bilancio. Poca roba». Aggiunge Leo: «Mi consta che Alessio, al di là dei tagli dei fondi, sentisse anche una forma di solitudine nella sua impresa quindi oltre a un fatto economico sarebbe stato importante che le istituzioni gli fossero state più vicine». Per Leo «Palazzo Bricherasio lascerà un grande vuoto nei Torinesi. Le mostre organizzate in questi anni hanno infatti sempre riscosso un grande successo di critica e pubblico». Il futuro? Per Leo «si dovrebbe fare ancora un tentativo, magari con una grande associazione culturale finanziata dagli enti locali». Punta invece l'indice contro il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il capogruppo di An-Pdl in consiglio comunale, Roberto Ravello: «Sull'imminente chiusura di Palazzo Bricherasio - osserva Ravello - notizia che genera profondo sconforto, pesano, con particolare gravità, le promesse mancate di Chiamparino». Ravello aggiunge: «Ricordiamo benissimo, infatti, le parole che, meno di un mese fa, spese il sindaco per annunciare un interessamento che, evidentemente, non c'è mai stato». Ravello fa notare anche che "di fronte all'annuncio di ieri è chiaro che nessuno ha mosso un dito. Delle due l'una: o la credibilità del Sindaco è ai minimi storici ed i suoi appelli restano inascoltati, oppure le sue non sono altro che promesse da marinaio». Ravello osserva ancora che «se, nel primo caso, il sindaco farebbe bene a ripensare il suo ruolo, nell'altro forse sarebbe più opportuno che si dedicasse alla navigazione e abbandonasse la politica degli annunci che, se non seguita da gesti concreti, non fa altro che nuocere alla città». L'esponente di An-Pdl annuncia di avere presentato un'interrogazione urgente a Palazzo Civico e conclude amaramente: «Comunque sia - osserva - il risultato non cambia e di un luogo di altissimo valore culturale, storico ed attrattivo come Palazzo Bricherasio, anche a causa del disinteresse delle amministrazioni locali, presto non resterà altro che il ricordo».
Torino. Palazzo Bricherasio dice stop e il sistema Torino vacilla
Il presidente della Fondazione Palazzo Bricherasio, Alessio, ha annunciato l'interruzione dell'attività della Fondazione dal 2010 a causa di tagli economici. La Fondazione, fondata nel 1995, aveva realizzato 120 mostre viste da 2 milioni di visitatori e aveva collaborato con 400 musei di tutto il mondo. La Fondazione ha in cassa 400mila euro, ma senza garanzie sull'arrivo di fondi non può organizzare eventi. Il problema non è culturale, ma economico. Il presidente Alessio ha spiegato che la Fondazione è costretta a prendere atto di non avere più la possibilità di andare avanti senza il consenso delle istituzioni.
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