La Capitale d'Italia vanta ben 51 musei statali (61 con quelli nella Provincia, per non dire dei Vaticani). Però, alcuni esistono soltanto per il patrimonio che conservano e nelle buone intenzioni da cui sono nati; e gli altri, quale più e quale meno, hanno tutti qualche rilevante problema. I musei romani, nel 2008, hanno totalizzato 10 milioni e 234 mila visitatori (ma solo 5 milioni e 686 mila hanno pagato il biglietto): un terzo di quanti, in tutt'Italia, varcano la soglia di una pinacoteca, di un monumento, o di un'area archeologica. E hanno fornito alle casse dello Stato ben 43 milioni e 608 mila euro: il 42 per cento degli incassi dai biglietti di tutti i Suoi istituti (l'87,65 per cento degli introiti nazionali proviene da Lazio, Campania e Toscana: a riprova che, anche altrove, c'è molto ancora da fare). Ma a Roma esistono musei dove non entra mai quasi nessuno: 3.621 persone all'anno (alla media di 300 al mese, 10 al giorno) nell'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano; 1.761 nella Villa di Livia; 3.583 a1l'Istituto Nazionale della Grafica; pochi di più al Museo Boncompagni Ludovisi; e così via. E, tralasciando l'archeologia di cui parleremo a parte, Roma, tra i 30 musei statali italiani con più visitatori, conta soltanto Castel Sant'Angelo (al quinto posto) e la Galleria Borghese (al decimo). Se, da un lato, Sant'Angelo beneficia della contiguità con San Pietro, dall'altro è però ridotto spesso a location in affitto per gli eventi più vari (e non sempre rimarchevoli); e la Galleria Borghese è costretta, dalle sue immutabili caratteristiche di edificio storico, a limitare i visitatori: forse, non ne può nemmeno accogliere di più. Però, con i 486 mila biglietti staccati nel 2008, rende allo Stato quasi quanto i 734 mila visitatori (ma 216 mila a titolo gratuito) dell'antico mausoleo di Adriano. - Allora, Roma è una gallina i cui musei sfornano uova d'oro? Non solo: «Si potrebbe e si dovrà fare molto di più», dice Mario Resca, che Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali, ha voluto inedito direttore generale per la valorizzazione dei musei. «Quelli romani li ho visitati quasi tutti; e li ho trovati scarsamente invitanti, sprovvisti di indicazioni e di appeal. Con librerie che non sono al passo con altre, esterne e non lontane. A Palazzo Barberini, l'ascensore era guasto; il personale di sala aveva lo sguardo fisso: credo che i custodi vadano riqualificati come personale di sala, esistono altri sistemi per garantire il loro lavoro. E' un quadro poco invitante». Però fervono i lavori; «una parte finiranno a gennaio: apriremo il piano terra, con le opere dal Duecento a Filippo Lippi, ed i servizi museali», spiega la direttrice Anna Lo Bianco; per il resto, si andrà avanti almeno fino al 2011, «e non è ancora finanziata la sezione per le mostre temporanee». Ormai da 60 anni, l'edificio, il cui acquisto risale al 1948, cerca di diventare la Galleria nazionale d'arte antica di cui Roma è l'unica capitale tra i Paesi occidentali ad essere priva. «E poi, bisognerà pure decidere se unificare qui, o no, la Galleria Corsini: in un anno, la visitano appena 16 mila persone, di cui 9 mila a pagamento», 25 anime in media al giorno, spiega Rossella Vodret, la nuova soprintendente al Polo museale romano. E Palazzo Venezia? «E' una vergogna», sentenzia Antonio Giuliano, grande archeologo e campione di cultura: «Mostre contemporanee di bassa qualità, sale in affitto, come pure Castel Sant'Angelo. Ma intanto, l'Armeria Odescalchi resta nei magazzini. Perché non esporla nel Castello, insieme al monetiere di Vittorio Emanuele III? Spiegare che è stato la fortezza di Roma: potrebbe far concorrenza anche alla Torre di Londra, no?». A Palazzo Venezia, «ci sono ancora spazi occupati da uffici», riconosce il segretario generale del Ministero, l'archeologo Giuseppe Proietti, «e il tutto dà l'impressione un po' di polveroso. Però l'offerta museale a Roma è tra le maggiori possibili: variegata e completa. Ma il turista passa nella Capitale, in media, nemmeno quattro giorni: visita i Musei Vaticani, il Colosseo, Fontana di Trevi e Piazza di Spagna, alcuni i Fori, e gli resta poco tempo per tutti gli altri luoghi. La vera ricchezza della città sono le chiese; e la vera emergenza, i finanziamenti, sempre più ridotti». Resca è d'accordo: «Con lo 0,28 per cento del bilancio statale, si può fare davvero poco». Galleria Borghese è costretta al numero chiuso: «Non si può pensare di scavare sotto per ampliarla, perché sono trovate tracce di strutture remote», dice Proietti; di Villa Giulia (appena 62 mila visitatori all'anno, e solo metà paganti), parleremo quando tratteremo dell'archeologia; e finché non sarà stata sistemata l'apposita ala di Palazzo Barberini, Roma resterà priva di una Kunsthalle, un luogo per mostre temporanee: ci sono le Scuderie del Quirinale, ma non sono sufficientemente ampie; altra vocazione ha (ne parleremo) Palazzo delle Esposizioni; e ci sarebbe Palazzo Venezia, per «purché sia riqualificato», come riconosce Vodret. E così, scarseggiano gli eventi spendibili all'estero: poche le mostre coprodotte con altri musei stranieri. Ma Roma non era caput mundi, il luogo prediletto dal Grand Tour?