In Emilia-Romagna la legge regionale n. 242001 ha sostituito i nove ex Iacp con altrettante società, una in ogni provincia, per la conduzione degli alloggi. Dopo un progetto di unificazione senza esito si discute sul funzionamento delle strutture Il correttivo - Occorre incentivare la vendita delle abitazioni agli inquilini La scelta fatta in Emilia-Romagna per la gestione del patrimonio pubblico di edilizia residenziale, che determinò la creazione di nove società per azioni (Acer) è risultata assolutamente inadeguata. Le Acer si sono dimostrate fin dalla loro attivazione (Lr 242001) un sistema organizzativo estremamente burocratizzato, costosissimo e poco trasparente. In questi giorni ho chiesto di ricevere degli aggiornamenti dei dati di sintesi della gestione delle Acer in mio possesso, risalenti al 2005, per conoscere le linee di tendenza dei parametri gestionali più significativi relative al periodo 200609. Ho la sensazione che il trend non positivo che ha caratterizzato il triennio 200305 non subirà un cambio di tendenza. Un'organizzazione con più di 500 dipendenti che brucia oltre il 31 degli introiti derivanti dai canoni di locazione per spese di personale; incrementando nel periodo 200305 del 7 il numero dei dipendenti e dell'8 il costo del personale. Nello stesso periodo si registra un decremento del 2 del numero degli alloggi gestiti e per contro un incremento del 31 negli introiti derivanti da canoni di locazione. In pari luogo le sofferenze per morosità nel pagamento degli affitti sono aumentate del 66 (con ogni probabilità a causa della difficoltà di pagamento dei canoni diventati troppo "salati"). Mi preoccupa il fatto che annualmente non vengano forniti dati chiari ed esaustivi, confrontabili con quelli degli anni precedenti. Non ultimo, mi chiedo che fine abbiano fatto le dichiarazioni dell'ex assessore regionale, Luigi Gilli, inerenti la necessità di operare una razionalizzazione organizzativa del sistema Acer. Sono convinto che gli enti locali, in questo settore come nella fornitura di altri servizi (acqua, gas, rifiuti, energia, trasporto pubblico, Asp), abbiano creato un modello organizzativo con un grado di autonomia eccessivo sul quale non esercitano più un controllo efficace ed effettivo in tempo reale. A dimostrazione di ciò, basta evidenziare come agli organi di controllo quali la Corte dei conti e le assemblee elettive siano forniti sistematicamente dati ormai obsoleti di due o tre annualità. Questo sistema va a mio avviso profondamente rivisto, soprattutto perché diseconomico e contrastante le direttive europee e nazionali inerenti la trasparenza e la libera concorrenza, in quanto di fatto vengono a formarsi monopoli con l'avallo pubblico. Queste 9 società, una per ogni provincia, con carichi di lavoro altamente differenziati (18mila alloggi a Bologna e 1.800 a Rimini), non funzionano. Risultano troppi i costi fissi e le spese di personale. La strada maestra è quella di modificare l'assetto organizzativo: da una parte vendere le abitazioni agli inquilini e dall'altra eliminare quelle Acer che, per la drastica diminuzione del numero degli alloggi affidati alla loro gestione, risultano più costose che utili. Di pari passo le Acer rimanenti (è auspicabile che sia una sola) devono snellire il proprio organigramma eliminando le società di gestione create ad hoc per favorire un numero ristretto di fornitori, liberalizzando quel tipo di mercato a tutta l'imprenditoria locale e non, creando una reale e vera competitività e ottimizzando così al contempo i costi di gestione. In altre parole esternalizzazione pressoché totale delle manutenzioni, progettazioni e realizzazioni di nuovi edifici, mantenendo in capo solo la pianificazione degli interventi, la gestione delle gare e dei contratti coi fornitori e potenziando in modo significativo il rapporto con gli inquilini, diventando per questi interfaccia con funzione pubblica. Agendo non solo nella logica di "affittacasa", ma in quella più ampia di contribuire alla coesione sociale esprimibile in buoni standard di vita nelle zone residenziali gestite, la necessità è in primo luogo quella di garantire la sicurezza dei cittadini nelle aree di pertinenza degli edifici e in quelle condominiali di diritto pubblico. Per farlo si deve partire, dove necessario, con l'istituzione di un servizio di vigilanza 24 ore su 24 facilmente attivabile dai singoli condomini. In secondo luogo i rapporti con gli inquilini (in genere persone anziane frapposte a nuclei familiari stranieri culturalmente distanti da noi) devono essere gestiti da personale appositamente formato e competente, tra cui inserire non solo tecnici ma anche mediatori culturali, psicologi ecc., in modo da poter comprendere appieno le esigenze dei singoli utenti, le problematiche fondamentali riscontrabili nei condomini e i bisogni dei vari quartieri.
Edilizia residenziale pubblica. Sulle case popolari sprechi e inefficienze
In Emilia-Romagna, le società di gestione degli alloggi (Acer) sono state create per gestire il patrimonio pubblico di edilizia residenziale. Tuttavia, queste società si sono rivelate estremamente burocratizzate, costose e poco trasparenti. Le Acer hanno aumentato il numero di dipendenti e le spese di personale, ma hanno diminuito il numero degli alloggi gestiti. Le sofferenze per morosità nel pagamento degli affitti sono aumentate del 66%. Il controllo degli organi di controllo, come la Corte dei conti e le assemblee elettive, non riceve dati aggiornati e obsoleti. Il sistema di gestione delle Acer è considerato diseconomico e contrastante con le direttive europee e nazionali.
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