Il presidente del Comitato dei garanti «Da mesi mi ripetono che non ci sono soldi. Attendo notizie da Bondi, nero su bianco» Presidente Ciampi, che cosa pensa delle proposte annunciate dal governo a Napolitano per i 150 dell'Unità d'Italia? Rispetto alle ambizioni di quando lei suggerì di «onorare degnamente il giubileo della nazione», il piano che si va delineando ora le sembra troppo minimalista? «Aspetto che il ministro Bondi, mio interlocutore naturale in questa vicenda, faccia sapere in concreto e in dettaglio quello che si intende fare. Constato che per il momento (e ormai manca poco pi di un anno) non c'è ancora una delibera per stanziare neppure un euro e che ci si limita a parlare soprattutto di criteri e indirizzi generali, di cui vorrei fosse approfondito il senso. E' chiaro che ci si ispira in primo luogo all'idea di tagliare le spese, sostenendo tra l'altro che non si deve fare una celebrazione edilizia . Una chiave di lavoro che non ho mai inteso suggerire se non altro perché non rientra neppure tra le competenze assegnate al Comitato dei garanti, di cui mi è stata affidata la presidenza». Si continua a dire che mancano i soldi... «E' una faccenda che mi sono sentito ripetere per mesi, a giustificare l'inerzia generale, ma non mi pare che sia il problema principale. Sono del parere che si possano fare cose egregie spendendo poco o niente. Purché lo si voglia». A fine luglio, dopo l'aspra denuncia di Galli della Loggia sul Corriere, lei aveva lanciato l'allarme, minacciando di dimettersi. Mantiene l'idea di andarsene, se per la festa del 2011 prevalesse un profilo non adeguato alla necessità di rafforzare l'identità italiana? «Quello sfogo nasceva da una presa d'atto di impotenza non solo mia, ma dell'intero Comitato dei garanti. Comitato del quale bisogna sottolinearlo una metà dei membri è stata nominata dall'attuale esecutivo. Dunque avrei forse potuto parlare al plurale, allora. Ricordo che, in diverse nostre riunioni, rese inutili dall'assenza di qualsiasi membro del governo, ci guardavamo in faccia amareggiati e delusi, dicendoci: Ma che ci stiamo a fare, qui? Non è meglio rinunciare? A questo punto sto in attesa di notizie, riservandomi un giudizio ponderato e motivato, da condividere con gli altri garanti. Sperando che le notizie arrivino presto, nero su bianco, e che siano coerenti e risolutive». Il ministro Calderoli quest'estate ha bollato certe opere per l'anniversario come «marchette inutili». Crede che quegli umori abbiano pesato sulle sforbiciate di Palazzo Chigi? «Ho letto anche che la Lega avrebbe chiesto che per i 150 anni sia dato valore non solo all'unità ma alle differenze in chiave federale, all'Italia delle tante storie diverse. E tutto ciò in fondo non mi scandalizza perché è vero che, come sosteneva il pensatore francese Ernest Renan, la nostra unificazione è nata anche dalle tante sconfitte particolari di diverse vicende regionali che facevano per avanzare la causa comune. Basta esserne consapevoli. Spero comunque che gli umori al quali allude non facciano scivolare le celebrazioni verso un clima di scarso entusiasmo o, peggio, verso un piccolo cabotaggio». Insomma: l'atteggiamento dei leghisti, che sono tornati a contestare inno e tricolore, un po' la preoccupa. «Io tengo sempre presente che la Lega ha una sua origine, fondata su idee d'impronta separatista, intesa in una versione più o meno leggera . Una posizione che oggi sembra cambiata, e infatti pare che quel partito si accontenti del federalismo. Bisogna vedere se riterrà sul serio sufficiente questo traguardo o se, in una strategia a tappe, in futuro riproporrà la vecchia e radicale tentazione di far secedere il Nord dal resto del Paese. Per questo è importante che pure questa decisiva componente della maggioranza condivida in modo convinto il significato della ricorrenza». Tra gli eventi culturali sui quali il governo intende puntare ci sarebbero feste in luoghi simbolici e iniziative su scuola e tv. Chi vorrebbe fosse rivalutato, tra i padri della Patria? «Di sicuro va richiamata in servizio al completo, assieme a una gran folla di figure non necessariamente minori, la triade che una volta si studiava fin dalle medie: Garibaldi, con il suo straordinario alone di eroe romantico, Cavour, che fu grande per la capacità di tessitura politica, ma soprattutto Mazzini. La cui visione, di un'Italia unita dentro un'Europa anch'essa unita, si rivela profetica e modernissima».
I 150 anni dell'Unità. Ciampi: neanche un euro stanziato, facciano presto
Il presidente del Comitato dei garanti, in un articolo di giornale, discute con il presidente Ciampi sul piano per il Giubileo dell'Unità d'Italia. Il piano, che prevede una celebrazione minimalista, non sembra soddisfare il presidente del Comitato, che chiede di sapere in concreto e in dettaglio cosa si intende fare. Il presidente del Comitato sostiene che si possano fare cose egregie senza spendere molto o nulla, e che il problema non è la mancanza di soldi, ma piuttosto l'inerzia generale. Il presidente Ciampi sembra essere più cauto e sostiene che il piano debba essere approfondito.
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