Da rito sacro a festival della palermitanità: ecco come è cambiato il tradizionale pellegrinaggio della notte di Santa Rosalia: scarpe da trekking al posto dei piedi nudi e telefonini utilizzati come torce Alla partenza cè un ampio parterre di attività abusive e un manipolo di precari della scuola con i cartelli Uno ha un banchetto con rose striminzite, unintera famiglia lavora a un banchetto di bibite e snack. Si sono attrezzati con gruppo elettrogeno per alimentare lampadine e frigoriferi. Altri, più su, vendono gli oggetti più improbabili: spille luminose, collanine, piccoli giocattoli per bambini. E un oggetto alquanto bizzarro: un cappello a forma di corna luminescente che si accende ad intermittenza. Alcuni insegnanti precari stazionano allinizio della salita con cartelli appesi al collo su cui cè scritto "Ex precaria disoccupata", "Tagliato fuori dalla scuola", "Vittima dei tagli". Vogliono informare sulla loro condizione e sulle ricadute che i tagli avranno su studenti e famiglie. Palermo mostra tutte le sue preoccupazioni. E poi la sua vocalità pesante, il suo dialetto marcato, la sua economia spicciola del sacro e del profano, fra bibite di coca cola e lumini che un venditore in una delle prime piazzole che si incontrano salendo va abbanniando. La protezione civile ha creato diverse postazioni lungo tutto il percorso, ed è un susseguirsi di ambulanze a sirene spiegate. Gente che sviene o che si taglia i piedi scalzi con pezzi di vetro e con pietre. Non sembra un pellegrinaggio. Si sale a Santa Rosalia come si va a una scampagnata: zaini sulle spalle, bottiglie dacqua, panini. Gente che grida e che si chiama a distanza. Qui giù, lungo il percorso, linteresse per il culto si sente poco. È piuttosto il divertimento per una serata in qualche modo diversa. Una fatica bestiale scelta per spasso. La salita è pesante. Cè caldo, si suda tantissimo. Non ha nemmeno fatto cento metri di salita e una ragazza grida "già quariavi!", e si siede sul muretto. Una famiglia con passeggino al seguito non ha ancora svoltato la prima curva che la figlia di tredici anni si ferma. La madre la sprona a salire: «accussì quannu arrivamu?» Il padre decide per tutti. Fa fare marcia indietro allintero nucleo familiare per andare a prendere lautobus. Una signora molto robusta si ferma accanto alla prima edicola votiva di Santa Rosalia. Invece di raccogliersi in preghiera si siede su un masso e fuma due sigarette. Altri si fermano e baciano più volte il corpo della santa. Palermo mostra i suoi dolori privati e lancinanti: una foto di una ragazzina morta a sei anni sta ai piedi della santa. Cè la data di nascita e quella della morte e sopra stampata una preghiera. La luna, quasi piena, illumina le zone non coperte da illuminazione artificiale. La città sembra trasferitasi tutta quassù, fra queste rampe. Una forte musica da discoteca si sente arrivare da chissà dove e dà alla salita unatmosfera tuttaltro che spirituale. Ci sono giovani universitari che conducono ragazze straniere lungo il percorso. Tre signori di una certa età si arrampicano con bastoni e scarponi da montagna, con passo spedito ed esperto. Man mano che la strada sale la vegetazione si fa più fitta. La strada diventa buia. Cè chi si è attrezzato con lampadine tascabili, cè chi si fa luce utilizzando i cellulari e chi ha in testa caschetti da geologo che illuminano la via. Una giovane donna si ferma, accende il cellulare e mette a tutto volume "Sarà perché ti amo" dei Ricchi e Poveri. Riparte dopo poco, sempre con la musica a tutto volume, cantando. Palermo porta qui su i suoi recenti tic compulsivi. E la sua recente onomastica. È tutto un chiamare Benny, Jessica, Kevin. Padri ragazzi portano in braccio neonati di pochi mesi. Sono saliti con le mogli tempo prima al santuario e hanno fatto la promessa che, appena i figli fossero nati, li avrebbero portati qui su tra le loro braccia. Palermo mette in scena la propria tendenza a fare famiglia, questo istinto del tutto animale di occuparsi dei cuccioli. Ora la strada spiana un po, il paesaggio si allarga tra rocce e fichidindia. Si vedono abbastanza vicine le antenne dei ripetitori poste in cima al monte. Tutti sono fradici di sudore, si sale barcollando un po. Chi sale chiede a chi scende quanto manca alla cima. Si vedono le prime famiglie asiatiche. Silenziose e composte quasi scompaiono tra tanta palermitanità ostentata e invasiva. Eppure si sa che la santa appartiene a loro quanto ai locali. Loro hanno una religiosità più concentrata, i locali stanno in questo pellegrinaggio come tra i cortili di casa propria. Due paletti in ferro segnano la fine dellacciottolato. La strada diventa asfaltata e scende in picchiata verso la spianata del santuario invasa dalle bancarelle. Ci si disseta, si mangia un pezzo di rosticceria, i bambini mangiano caramelle. Un solo cassonetto straripa sul bordo della strada, che è invasa da carte e pattume. Palermo mostra anche quassù la sua immondizia. Palermo mostra la sua tendenza allillegalità quando una famiglia di otto persone sale su un taxi. Tutti pigiati: uno davanti e sette di dietro. Sulla scalinata che porta al santuario lo spazio sacro è delimitato da cartelli che invitano a fare silenzio. Un timido servizio dordine in maglietta arancione prova a tenere a bada due ragazzi che si rincorrono. Si sente odore di hashish fumato lungo le scale. Sono quasi le due di notte. Le famiglie si riposano lungo le panchine in cemento che sono poste a giro lungo tutto il perimetro del piazzale antistante al santuario. Qualche ragazzino dorme sdraiato. Le facce sono stravolte dal caldo e dalla fatica. Una distesa di lumini posti attorno ad una statua della santa, allesterno del santuario, è il primo segno evidente di religiosità sentita da quando si è partiti. Dentro al santuario un prete invita a fare silenzio e raccogliersi in preghiera. I fedeli sfilano davanti alla santa. Una ragazza arriva in ginocchio allaltare. A una signora squilla il cellulare. Lei risponde parlando ad alta voce. Anche qui dentro Palermo mostra la sua mancanza di rispetto per il prossimo.