ISTITUZIONI. IL SOPRINTENDENTE AI BENI STORICI E ARTISTICI FABRIZIO MAGANI A UN ANNO DAL SUO INSEDIAMENTO «Abbiamo avuto riscontri positivi all'idea di estendere le nostre relazioni all'esterno per mezzo della realizzazione di un sito web» Fabrizio Magani, autore di un considerevole numero di testi di ricerca storica, a partire dalla pubblicazione della sua tesi di laurea dedicata alle committenze e al collezionismo della famiglia patrizia veneziana dei Widmann, attiva dal XVIII al XIX secolo, è da un anno soprintendente per i Beni Storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Verona, Vicenza, Rovigo (una soprintendenza istituita nel settembre del 2004, con notevoli compiti di ispezione, conservazione, restauro). Lei, padovano, come si è incontrato con la storia e la cultura della nostra città? «Ho scorso le principali fonti bibliografiche per comprendere il territorio dell'arte veronese attraverso le ricerche compiute, cercando di conciliare quanto manca alla mia conoscenza inappagata di Verona e la condizione del dirigente, sempre più legato al fronte della gestione amministrativa, perché è inalterato il principio che lega la conoscenza del patrimonio culturale alle emergenze della tutela e all'attività di promozione. Per fortuna, a compensare le mie lacune provvedono funzionari di rara competenza. In questa ricerca emerge il valore delle proposte del Museo Civico, che da sempre si propone come guida della cultura artistica cittadina. Oggi, nel nome prevalente della "valorizzazione" e del "successo" economico delle iniziative - che io francamente condivido - è in piena salute il fronte delle esposizioni di richiamo; nel tempo sono venute a mancare le "mostre laboratorio" o le antologie tematiche che nascono dalla ricerca sul territorio». In questo suo accostamento alla nostra storia artistica, ha potuto percepire la caratteristica che da secoli la contraddistingue? «Dovrei dire che Verona è culturalmente speciale perché storicamente è aperta alle direttrici extra regionali, tra la montagna trentina e i territori lombardo-emiliani. E questo basterebbe a giustificarla nel panorama veneto, nel quale afferma in ogni opera d'arte il valore assoluto di originalità. Ma oltre alla vita delle cose d'interesse artistico, m'interessa quanto pesa tanta bellezza nella vita delle persone. Non posso pensare di conoscere lo spirito del luogo: ci vuole tempo per comprendere il "paesaggio" della cultura e delle persone; credo che i veronesi saranno fieri della loro dimora. Una città dai contorni aperti e morbidi, in cui il riferimento spaziale trova risonanze nella natura accogliente che, come un giardino, entra ancora nel tessuto urbano e si lascia guardare, quasi fosse una veduta. Penso che lo spirito della "veronesità" abbia a che fare con l'opera d'arte en plein air che coincide con lo spazio urbano, in cui si respira l'aria di una dimensione che appare grande, più di ogni altra realtà veneta». Che cosa potrebbe chiedere Verona al suo soprintendente? «I contatti avuti con gli enti pubblici e privati mi permettono di leggere positivamente il mio primo anno di attività. Ho riscontrato attenzione, rispetto e scoperto aspetti ogni volta differenti che spero di ricambiare e conciliare in un'attività di servizio che intendo come valore prevalente, per incentivare l'attività, pubblica e privata, nel campo della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, aderendo alle iniziative e sciogliendo ogni nodo amministrativo che possa renderla frammentaria o rallentarla. Dopo il primo sforzo organizzativo dell'Ufficio in cui ho tentato di dare un'impronta corale e omogenea dell'attività, ho provato ad aprirlo alla comunità stabilendo relazioni istituzionali, lavorando sulla comunicazione. Buoni risultati sono stati ottenuti con la realizzazione del sito web (sbsae-vr.beniculturali.it), ma soprattutto con una costante relazione con la stampa, aspetto che vorrei migliorare nel tempo. Così se posso chiedere una cosa a Verona è che guardi con fiducia alla Soprintendenza, e alla stampa che s'interessi della nostra attività». Due domande per concludere: le finalità di una soprintendenza e quali i progetti prossimi «La Soprintendenza lavora avendo a mente l'articolo 9 della Costituzione sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, con le quali si concorre a preservare la memoria della comunità e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura. Nel cammino s'incontrano buoni compagni di viaggio - Regione, Comuni, ma anche gli enti ecclesiastici e le fondazioni bancarie - con i quali ci si fa compagnia e molto spesso si arriva alla meta senza fatiche. Per i progetti: le risorse sono scarsissime e tuttavia vorrei dire - e questa è un'occasione preziosa - che pur in modi forse non appariscenti, ma per questo non meno connotativi, la Soprintendenza ha da spendere risorse congrue e programmate per la tutela e la valorizzazione del patrimonio nel territorio di riferimento. Chiedo quindi di condividere dei progetti: sono interessato alle iniziative culturali, alla capacità organizzativa, alle tecnologie avanzate e alle relazioni messe in gioco in questo territorio. Da parte mia ho organizzato gli "Incontri di laboratorio", a cadenza mensile sul tema della conservazione. Un progetto decisivo per noi, per il territorio veronese e per le ricadute economiche. Su questa linea sto lavorando con la Direzione Regionale, con il Comune e l'Università. Ricordo il lavoro di catalogazione e manutenzione dei frammenti degli affreschi di Giambattista Tiepolo in Palazzo Canossa: un'iniziativa legata alla conoscenza del Settecento veronese. Non vedrei male una mostra dedicata a quel secolo. Ho avviato poi un progetto, a mio avviso di alta valenza tecnico-scientifica, sul tema di Lorenzo Veneziano e la pittura su tela nel Trecento».