Il giudice punta il dito contro le vecchie decisioni del Comune Fatali la decisione di costruire il cavalcaferrovia e il via libera ai magazzini industriali della Coca Cola LIVORNO. Il «grave degrado» delle terme liberty delle Acque della Salute non dipende dagli attuali proprietari («è risalente ad epoca assai precedente all'acquisto» da parte loro). E' per questa ragione che, nel processo sul Corallo in rovina, sono stati assolti Rodolfo Cagliata e Piero Bottoni, i re del mattone nella nostra città, che in tandem lo comprarono nel settembre 2004 attraverso la Fondiaria Apparizione srl. Ma le motivazioni della sentenza del giudice monocratico Antonio Del Forno non sono affatto la pietra tombale per dire che è filato tutto liscio come l'olio. Parole come pietre. Al contrario, sono pagine pesanti come macigni: il degrado c'è, eccome. Ma è «conseguenza dello stato di abbandono in cui versa il bene da almeno cinquant'anni», ulteriormente aggravato sia «dalla edificazione dei circostanti locali aventi destinazione industriale» (cioè la Coca Cola) sia «soprattutto, a partire dal 1982, del sovrastante cavalcavia stradale» (che «ha deturpato in modo rilevante» l'immagine delle antiche terme e che ha generato «la continua circolazione di ogni genere di veicoli nelle immediate vicinanze»). L'accusa aveva comunque continuato a puntare il dito contro Cagliata e Bottoni perché non erano intervenuti a risanare il complesso immobiliare, nemmeno proteggendolo con una recinzione adeguata? Il giudice è stato di tutt'altro avviso e lo mette nero su bianco: tale «prospettato peggioramento non vi è stato affatto». La testimonianza. Lo afferma sulla base di quanto riferito di un testimone indotto dalla pubblica accusa: l'architetto Fiorella Ramacogi, che per conto della Soprintendenza segure gli immobili di valore storico-artistico nella nostra città, ha raccontato in aula di aver compiuto sopralluoghi sia nel 2003, quando l'immobile «era ancora di proprietà della società Coca Cola Bevande spa», sia successivamente, cioè dopo che era passato nelle mani di Bottoni e Cagliata. Risultato: la situazione di degrado «era rimasta sostanzialmente invariata». I vandali non c'entrano. E l'andirivieni di tossicodipendenti, senza casa e immigrati ireegolari che a più riprese hanno cercato rifugio dentro il fabbricato in rovina? No, non ha reso le condizioni dell'edificio peggiori di quel che già erano a causa dello stato d'abbandono precedente: il giudice riprende la relazione del consulente tecnico del pm per dire che le vetrate sono finite in pezzi per effetto dell'incidente del '68 mentre infissi, decorazioni e mura non sono stati danneggiati da queste presenze né da atti di vandalismi. I senza fissa dimora si sono tutt'al più «limitati ad abbandonare al suolo sporcizia e siringhe». E a riprova il consulente cita la sorte di bellissimi pezzi di ferro battuto che avrebbero potuto essere rubati, invece sono rimasti lì. La variante. Sotto i riflettori finisce anche il regolamento urbanistico che il Comune ha dottato nel '98 che, individuando già allora le terme liberty come area in degrado da recuperare, costruisce l'ingranaggio urbanistico pubblico-privato con una intesa a tre fra Comune, Soprintendenza e privati per trovare il modo di risanare l'immobile in cambio dell'edificabilità nell'area ex industriale: non sembra inquietare granché la variante arrivata nel 2006 per alzare da 9 a 18 metri l'altezza massima dei fabbricati, a tranquillizzare il giudice dev'essere evidentemente l'imprimatur della Soprintendenza. Il combinato disposto è praticamente un invito a girare lo sguardo sulle scelte di Palazzo civico nei due decenni precedenti. Anche perché il degrado delle terme liberty è talmente evidente che nelle motivazioni della sentenza non viene per niente negato, anzi. Semmai si ritiene che, invece di gettare la croce addosso ai due immobiliaristi finiti nel mirino, si potrebbe puntare il dito sul susseguirsi delle scelte dell'amministrazione comunale in anni lontani. Difficile imputare a Cagliata e Bottoni di aver arrecato realmente danni al patrimonio nazionale, - è questo l'argomentare - visto che la struttura è «in situazione di completo abbandono da circa 50 anni e costantemente trascurata dall'amministrazione comunale, che addirittura aveva ritenuto opportuno costruirvi a ridosso un cavalcavia stradale». Di più: se la legge castiga chi destina i beni culturali a uso incompatibile con il loro carattere artistico e storico, non con i due ultimi proprietari che bisogna prendersela. «Eventualmente», di questo - dice il giugice - «avrebbero potuto esser ritenute responsabili quelle amministrazioni comunali» che, con il sì al cavalcaferrovia e l'ok al magazzino industriale, hanno contribuito «così in modo certamente rilevante al degrado della struttura».
TOSCANA - LIVORNO: TERME DEL CORALLO. Mezzo secolo d'abbandono
Il giudice ha assolto Rodolfo Cagliata e Piero Bottoni, proprietari della casa Liberty delle Acque della Salute, dalle accuse di aver causato il degrado del complesso immobiliare. La sentenza afferma che il degrado è stato causato dallo stato di abbandono precedente, dalla costruzione di un cavalcavia stradale e dalla presenza di tossicodipendenti e immigrati iregolari. Il giudice ha anche criticato le scelte dell'amministrazione comunale nel passato, che hanno contribuito al degrado della struttura. La sentenza non ha trovato prove che i due proprietari abbiano causato danni al patrimonio nazionale.
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