teatro dell'opera L'attuale commissario straordinario nega: «Non sono votato al martirio». E sul teatro pesa la vicenda del fondo pensioni MANCANO solo ventisei giorni alla fine del commissariamento e il futuro del Carlo Felice è ancora appeso a un filo. Il 30 settembre, alla scadenza del mandato del commissario straordinario Giuseppe Ferrazza, il contenzioso sul fallimento del fondo pensioni dovrà essere chiuso: solo così verranno sbloccati i 6 milioni di euro messi sul piatto dalla Regione e dal Comune, per coprire parte delle perdite dei lavoratori ed evitare la bancarotta della Fondazione Carlo Felice. Ma questa eventualitàè tutt'altro che scontata. E dopo le dichiarazioni del sindaco Marta Vincenzi («ritengo concluso il commissariamento»), ha cominciato a girare una voce clamorosa. Il nuovo soprintendente potrebbe essere proprio Giuseppe Ferrazza, l'attuale commissario straordinario. Una voce che il diretto interessato smentisce categoricamente: «Non sono votato al martirio». Per ripercorrere le tappe di questa vicenda, bisogna ritornare al 2004, quando fallisce il fondo pensionistico creato negli anni Settanta per integrare le pensioni dei dipendenti del teatro, un fondo gestito dalla Fondazione Carlo Felice. Dei cinque milioni in cassa, quattro vengono subito ridati ai pensionati. Rimane un buco di 11 milioni. Un gruppo di dipendenti vince una causa davanti al Tribunale del Lavoro che obbliga la Fondazione a risarcire i lavoratori. Problema: i soldi in cassa non ci sono. Di fronte al pericolo di un fallimento, gli enti locali stanziano dei fondi straordinari. Soldi che corrispondono al 70 di ciò che spetterebbero agli ex iscritti. Un intervento che evita ai lavoratori di impegnarsi in una causa e al teatro di fallire. Per la Regione però, lo sblocco dei fondi ha una condizione: «L'accordo di transazione deve essere firmato da tutti i lavoratori», spiega l'assessore regionale alla Cultura Fabio Morchio. L'unanimità non c'è. L'intesa al momento è stata accettata da 286 dipendenti, ma rimane una fronda di una decina di persone che vuole andare fino in fondo e fare causa al teatro per chiedere tutto ciò che gli spetta. «La legge è chiara - sottolinea Morchio - I soldi non vengono erogati se non sono tutti d'accordo. In primo luogo perché se questi dieci ottengono condizioni migliori, rischiano di tirarsi dietro tutti gli altri. Poi perché un domani potrebbero perdere la causa. E un tribunale potrebbe dire che i soldi che noi abbiamo dato a un soggetto privato, la Fondazione Carlo Felice, sono illegittimi». Senza i 3 milioni della Regione, anche il Comune si tirerebbe indietro. Dunque, apparentemente, la situazione è in completo stallo. In realtà, sia Giuseppe Ferrazza che l'avvocato Raniero Raggi, che rappresenta alcuni dei lavoratori, mostrano uno spiraglio di ottimismo. «La vicenda si può chiudere anche senza quelle firme, la legge va interpretata». - assicura Ferrazza - Con la liquidazione del fondo, cessa il contenzioso. Comune e Regione a quel punto non avrebbero più nessun obbligo. Rimarrebbe aperta la partita tra la Fondazione e alcune persone che chiedono il risarcimento». In altre parole, secondo Ferrazza, l'accordo sarebbe già valido così. «Risolto il problema del fondo, tutto il resto diventa più facile da gestire». Compresi i risarcimenti dei dieci lavoratori, che potrebbero fare causa alla Fondazione per chiedere il restante 30. «Mi auguro che alla fine si risolva tutto - dice Ermanno Martinetto, il liquidatore del fondo - La legge regionale condizione l'erogazione dei fondi alla totalità dei consensi. Mi auguro che si trovi la soluzione. Anche per la Fondazione in fondo sarebbe vantaggioso gestire i risarcimenti di una decina di persone, che ammonterebbero a 300mila euro». La vera preoccupazione, in Regione, è che lasciando che nel caso in cui pochi lavoratori ottenessero condizioni migliori, molti altri potrebbero seguirli in un nuovo contenzioso. «Il nostro interesse è salvare il Carlo Felice - torna a ripetere il governatore Claudio Burlando - Speriamo che alla fine prevalga il buon senso». Il paradosso però, è che l'interpretazione che la Regione dà di una sua legge straordinaria, è diversa da quella della Fondazione. Quanto ai rumors che vedono Ferrazza come un possibile candidato alla sovrintendenza, il commissario spiega: «Potrei accettare un'eventualità del genere solo se ci fosse una profonda riforma che garantisca al sovrintendente anche i poteri di amministratore delegato». Marco grasso
LIGURIA - Carlo Felice, spunta l'ipotesi di Ferrazza sovrintendente
Il commissario straordinario Giuseppe Ferrazza nega di essere votato al martirio per risolvere il contenzioso sul fallimento del fondo pensioni del teatro Carlo Felice. Il 30 settembre si scade il mandato del commissario e il contenzioso dovrà essere chiuso per sbloccare i 6 milioni di euro per coprire parte delle perdite dei lavoratori. La Regione e il Comune hanno messo sul piatto 6 milioni di euro, ma la vicenda è ancora in stallo. La Fondazione Carlo Felice ha fallito nel 2004 con un buco di 11 milioni, e i lavoratori hanno vinto una causa davanti al Tribunale del Lavoro che obbliga la Fondazione a risarcire i lavoratori.
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