Piscine, parcheggi e ville saranno abbattuti dopo lintesa tra XI Municipio, Regione e Soprintendenza. Il Comune: "Illegalità irrilevanti" Dopo la demolizione a luglio nella villa di Gaucci, oggi ritornano in azione le ruspe anti abusivismo nel parco dellAppia Antica. Quindici gli scempi che nei prossimi mesi saranno demoliti. In azione il team formato da Ente Parco, squadra antiabusivismo della Regione, vigili dellXI municipio e archeologi della Soprintendenza statale. Nel mirino piscine in ville e centri sportivi, mega parcheggi, capannoni e ampliamenti di fabbricati, persino una strada scavata illegalmente nel verde. Per il Comune si tratta invece di «abusi irrilevanti». Intervista allassessore regionale Montino che sprona Alemanno: «Più impegno per lambiente». CARLO ALBERTO BUCCI Allaria il grosso parcheggio costruito illegalmente due anni fa nella villa sullAppia antica che fu di Silvana Mangano. Giù la tettoia abusiva installata in cima a un grande bar. In polvere anche lampliamento costruito addosso al salone, la piscina in cemento armato, la strada scavata nel verde: tre scempi in altrettante ville che si trovano nellarea più vincolata e più martoriata dItalia. Ossia la Regina viarum: 3.500 ettari di natura, templi, tombe romane; e ben 2.500 abusi edilizi. Ora però sono una quindicina le demolizioni che, eliminati tutti i possibili riscorsi, a partire da oggi saranno eseguite lungo il tracciato dellAppia antica, accanto a quello della Nuova, su via dellAlmone o sullArdeatina. Sono circa 50 però le pratiche di demolizione in via di completamento, in una campagna di salvaguardia e ripristino mai vista prima tra le bellezze antiche salvate grazie ad Antonio Cederna. Nella lista ci sono anche intere case o piscine dentro lussuosi centri sportivi. Ma quando Andrea Catarci, luomo di Sinistra e libertà che guida lXI municipio, su cui si trova la maggior parte del parco archeologico, ha chiesto allassessore comunale allUrbanistica, Marco Corsini, i fondi per le demolizioni, si è sentito rispondere (il 24 luglio): «Si tratta di fatti di trascurabile importanza». Certo, niente ecomostri tipo Punta Perotti o Fuenti. Ma in questa zona senza autorizzazione non si può montare neanche un gazebo. E chi lo fa ugualmente, spera sempre che dalla tela e dal legno, grazie a condoni o "piani casa", si possa passare poi a mattoni, putrelle, cemento. «Le "piccole" demolizioni, come balconi o tettoie, sono le più difficili» rivela Massimo Miglio, a capo della squadra antiabusivismo regionale che è stata chiamata in causa dallXI municipio dopo il «no» del Campidoglio. Ma la Regione Lazio ha ora coinvolto nel team anche la Soprintendenza. E oggi ci saranno anche gli archeologi dello Stato a seguire i primi abbattimenti. «Non è fatto di sole demolizioni il nostro piano» spiega Catarci, illustrando il "Progetto di salvaguardia della legalità e della qualità ambientale nel Parco regionale dellAppia antica e delle zone limitrofe comprese nellXI municipio". «Ma di controllo e tutela di un territorio che, grazie alle sue bellezze, deve diventare anche una ricchezza economica». Per il suo vice, Alberto Attanasio, assessore pd allUrbanistica, «le demolizioni, più che le condanne, hanno una grande efficacia come deterrente». Alcune volte, però, la scoperta del capannone o dellampliamento arriva quando labuso è già costruito. «In questi casi - sottolinea Miglio - si può applicare larticolo 31 del testo unico che prevede lacquisizione del fabbricato e fino a dieci volte la superficie del suo sedime».