CAPO PECORA. Dove un tempo crescevano i gigli selvatici ora si rincorrono gli sterrati di terra battuta dalle auto, camper e fuoristrada: a questo è ridotto il promontorio di Capo Pecora, sito di importanza comunitaria dove vige il libero accesso fino ai ciottoli di granito. Così, dopo le proteste di turisti e residenti parte la segnalazione al Corpo forestale e al Noe dal Gruppo di intervento giuridico. Un tempo solo qualche fuoristrada poteva avventurarsi oltre la strada asfaltata che porta a Capo Pecora, dato che era chiusa da uno sbarramento di terra e da grandi massi. Poi i massi sono stati spostati e in qualche punto il cordone è stato «aggiustato» in modo da ricavare alcuni comodi accessi per le auto. A qualcuno pare normale questo uso del territorio ma ad alcuni turisti no, e sono partite le prime segnalazioni: il campeggio libero in Italia è vietato, e se è tollerabile una tendina in sosta lungo le spiagge che al mattino scompare non si possono chiudere tutti e due gli occhi davanti alla folla su quattro ruote che riempie il promontorio per giorni. E dopo alcune foto ricevute, il Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra ha inviato una segnalazione al direttore del servizio Ispettorato ripartimentale del Corpo Forestale di Iglesias, e al comandante del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Cagliari per segnalare il problema. «Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da turisti relative alla presenza in questo periodo di numerosi camper in sosta a Capo Pecora - si legge nel documento - ignoriamo se ci siano autorizzazioni amministrative in proposito, ma vogliamo ricordare che quell'area è tutelata da più di una norma, a partire dal Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004. È inoltre contigua all'istituenda riserva naturale regionale "Capo Pecora" ed al sito di importanza comunitaria (Sic) "Capo Pecora". Insomma, ben lungi da tutelare con vincolo di conservazione integrale gli ormai famosi 300 metri dalla battigia, nel litorale di Arbus sembra che la folla dei turisti stanziali sia la norma. Inutile ricordare che in quell'area non esistono servizi per questo tipo di vacanze: non ci sono piazzole, prese d'acqua e meno che mai aree attrezzate per lo scarico dei liquami e lo stesso servizio di raccolta dei rifiuti non è proprio quotidiano, a giudicare dai cumuli che si vedono per strada. Però il campeggio è di fatto consentito nonostante, aggiungono le associazioni naturaliste, «una determinazione del maggio 2008 - emanata dal servizio Demanio regionale (Urbanistica) - abbia vietato l'accesso alle spiagge di veicoli di qualsiasi genere... in tutti i mesi dell'anno».
Capo Pecora, la terra di nessuno. Campeggi abusivi e discariche nel sito protetto, ora partono le denunce
Il promontorio di Capo Pecora, sito di importanza comunitaria, è stato ridotto a un luogo di sosta per auto, camper e fuoristrada. Le proteste di turisti e residenti hanno portato a una segnalazione al Corpo forestale e al Noe. Il luogo è protetto da norme, tra cui il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004, e contiguo alla riserva naturale regionale "Capo Pecora". Le associazioni naturaliste sostengono che il campeggio è di fatto consentito nonostante una determinazione del 2008 abbia vietato l'accesso alle spiagge di veicoli.
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