POLICASTRO Lo storico dell'arte Francesco Abbate ha un sogno: smentire la certezza che Cristo si fermò a Eboli. La parola d'ordine per farlo, secondo lui, è restituire identità a un territorio. Magari ripescando le opere d'arte del Cilento: pale d'altare, dipinti, sculture lignee e marmi che non vantano record di visitatori e il più delle volte sono sconosciute anche agli studiosi. Poveri fratelli minori delle star conservate nei musei napoletani, rimasti nell ' ombra fino alla costruzione di una superstrada oppure sepolti sotto una mano incauta di pittura moderna. Si occupavano proprio di questo, Abbate e la squadra delle soprintendenze di Salerno e della Basilicata che sotto la sua guida hanno allestito la nuova mostra di una trilogia partita alla fine degli anni Ottanta, "Visibile latente. Il patrimonio artistico dell'antica diocesi di Policastro" nella cattedrale e nell'ex palazzo vescovile di Policastro, a pochi chilometri da Sapri. Quand'ecco che nella chiesa parrocchiale di Lauria, in provincia di Potenza, durante lo smontaggio di una tela dell'Ottocento che raffigurava una Madonna degli angeli, si sono accorti che alle spalle del quadro era dipinto lo stesso soggetto. Solo che era del Seicento, e aveva tutta l'aria di essere opera di Carlo Sellitto, un caravaggesco importante, scambiato in passato per Battistello Caracciolo, e del quale abbiamo due opere a Capodimonte e una in Sant'Angelo a Nilo. Ritrovato per caso, e datato prima del 1608:è la prima di tutte le opere di Sellitto che conosciamo, quando il pittore lucano non ha ancora incontrato il Caravaggio "napoletano". La Madonna con angeli appena scoperta sarà il pezzo forte della mostra: «In questa tela - dice Abbate, concordando con Maria Vittoria Regina che l'ha ritrovata - si presenta nella sua fase più antica, non ancora pienamente convertitasi alla nuova cultura artistica portata a Napoli e nel Sud da Michelangelo Merisi». Un miracolo che il quadro si sia salvato: la chiesa dove era custodito è stata minacciata e in parte distrutta da incendi e terremoti, il Sellitto è rimasto, grazie a un collega più tardo, che valeva assai meno di lui ma gli ha fatto da scudo. L'Italia brilla per mostre inutili. Non si può negare che quella di Policastro sia una mostra utilissima. Mettere sotto i riflettori serve, oltre che per incrementare i restauri, anche per togliere dal dimenticatoio le risorse di un'area che, tra emigrazione e trascuratezza, mancanza di fondi e disincanto, rischia le perdite più gravi. Nell'89 e nel '90 Abbate, toscano, il più giovane tra gli allievi di Roberto Longhi, ha affollato di "presenze" artistiche la Certosa di Padula, mostrando l'arte di un territorio dimenticato e noto solo per il suo turismo costiero che oscilla paurosamente tra il balnearismo di massa e il rifugio segreto e inaccessibile per appassionati. Una terra di confine e senza identità. Ora siamo alla terza puntata dell'inventario dell'arte del Cilento, e questa volta si sconfina sino alla Lucania. In "Visibile latente", la mostra curata da Abbate che per anni ha laureato allievi all'Orientale, ora insegna all'Università di Lecce e presiede il Centro studi sulla civiltà artistica nell'Italia meridionale in Età moderna intitolato a Giovanni Previtali, le sezioni sono quattro: una è costituita dalla stessa cattedrale altomedioevale di Policastro, che sull'altare ha una Madonna con bambino di Pietro Negroni del 1562, nella cupola una Trinità con angeli e Assunta del Settecento e un sarcofago di marmo del 1448. Tra le colonne romane della cripta giocano a rimpiattino i santi lignei prestati dalle chiese della diocesi che va da Policastro a Teggiano: un san Lorenzo che viene da Casaletto Spartano, un san Pietro da San Giovanni a Piro (Scario}, un settecentesco Ecce Homo di Lagonegro. In fondo, nell'esedra, una sfilata di statue offese dal tempo che formeranno una mostra nella mostra davvero singolare: il cantiere di restauro che le restituirà com'erano, con i saggi a vista, le scalpellate per rivelare le ridipinture, e cosi via: un vero manuale di restauro per i curiosi e per chi ama la materia. La sala a sinistra della cattedrale è riservata ai dipinti: con il Sellitto, un De Matteis da Camerota del 1711, alcuni di autori solimeneschi e altri che pongono appassionanti questioni di attribuzione, aprendo la strada a nuovi studi. L'ex palazzo vescovile, con un cortile verde di nespoli e mandarini pieno di bambini che giocano, ospita gli argenti: un ostensorio di tardo Ottocento da Vibonati e la preziosa croce cinquecentesca della chiesa di Tortorella testimoniano che la ricchezza non era appannaggio solo di Napoli capitale. La mostra s'inaugura domani alle 17 nell'ex palazzo vescovile di Policastro, con i sindaci dei centri "prestatori" campani e della Basilicata e i soprintendenti Francesco Prosperetti e Paolo Venturoli, il presidente del Parco del Cilento Giuseppe Tarallo, il presidente della Provincia di Salerno Alfonso Andria. "Visibile latente" resterà aperta fino al 6 novembre.