Tutto nasce (con estremo ritardo) lo scorso 20 luglio, quando Ernesto Gaffi della Loggia - sulle colonne a del Corriere della Sera - denuncia la totale mancanza di iniziative per l'ormai prossima celebrazione del 150 anniversario dell'unità d'Italia, frutto a suo avvisto si una immagine «a brandelli e di fatto inesistente» che la classe politica nostrana avrebbe «dell'Italia in quanto stato nazionale e della sua storia». Gaffi della Loggia parte dalla decisione del governo Prodi, nel 2007, di non «allestire una mostra memorabile», «mettere in piedi un grande museo della storia nazionale» o «costruire una grande biblioteca», ma invece di finanziare «undici opere pubbliche in altrettante città della Penisola; opere pubbliche di ogni tipo, così come viene, senza alcun nesso con il tema dell'unità». L'editorialista del Corsera non se la prende solo con la maggioranza di centrosinistra, ma anche con l'altro «grande elemosiniere» (il governo Berlusconi) che governa il Paese dal 2008, anch'esso invischiato in «ulteriori proposte di interventi infrastrutturali», ognuno con il suo «bravo cofinanziamento statale». Gaffi della Loggia parla anche dell'inutilità del Comitato dei Garanti, scelti per vigilare sui progetti. E nei giorni successivi alla pubblicazione del suo articolo, improvvisamente si moltiplicano gli interventi di prestigio su una vicenda fino a quel momento rimossa dalla coscienza collettiva del Paese. Sullo stesso Corriere della Sera (il primo a rispondere è il ministro della Cultura, Sandro Bondi), ma anche su altre testate (come Mario Pirani su Repubblica). Fino all'intervento dello stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che prima riceve il Comitato dei Garanti e poi sollecita al governo la «definizione in tempi brevi di un programma, anche in considerazione dell'avvicinarsi della scadenza». Gli fa eco il suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi (che del comitato per l'anniversario del 2011 è il presidente), che si dice addirittura pronto a lasciare il suo posto: «Non faccio da alibi. Dicono che non ci sono soldi, ma in realtà mancano i progetti». A dimettersi, davvero, è Marcello Veneziani, che su Libero spiega le sue ragioni: «Le celebrazioni sono una farsa. Avrei voluto più radicalmente dimettermi da italiano perché in questo Paese non conta la verità, il merito, la giustizia e nemmeno l'Italia». Parole alla quali fa eco Alessandro Campi, direttore scientifico della Fondazione FareFuturo, (il think-tank di Gianfranco Fini): «La verità è che la Lega e il leghismo ormai hanno quasi vinto la loro scommessa disgregante. Non tanto sul piano politico, quanto su quello emotivo, mentale e della sensibilità collettiva». Oggi, finalmente, il Consiglio dei ministri dovrebbe decidere qualcosa di concreto sulle celebrazioni. Vedremo se il governo avrà saputo fare tesoro di tutte le critiche (e i suggerimenti) che gli sono piovuti addosso nelle ultime settimane.
UNITA' D'ITALIA - Il mistero del dossier Bondi
Il 20 luglio 2007, Ernesto Gaffi della Loggia ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera, denunciando la mancanza di iniziative per il 150° anniversario dell'unità d'Italia. Il governo Prodi aveva deciso di non finanziare una mostra memorabile, un museo della storia nazionale o una grande biblioteca, ma invece di finanziare undici opere pubbliche in altrettante città. Gaffi della Loggia ha criticato anche il governo Berlusconi, che governava il Paese dal 2008, per le sue proposte di interventi infrastrutturali. Nel frattempo, si sono moltiplicati gli interventi di prestigio su una vicenda fino a quel momento rimossa dalla coscienza collettiva del Paese.
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