Dopoterremoto Sono trascorse poche ore dal terremoto all'Aquila. Oltre alle case private, sono venute giù chiese, musei, il castello... Due sovrintendenti per i beni culturali dell'Abruzzo, nonostante il pericolo di altri crolli, entrano nei luoghi devastati, per constatare i danni. I vigili del fuoco li richiamano indietro. Ma i due funzionari non sentono ragioni: quelle opere d'arte martoriate dal sisma sono come figli per loro. È questa la prima immagine che Federico Fazzuoli ha voluto filmare nel suo programma che andrà in onda domani su Raiuno in seconda serata. «Heritage» si intitola la trasmissione che dedica un'intera puntata proprio all'Aquila: «La resurrezione delle opere d'arte distrutte dal terremoto». Dice il conduttore che firma il programma con Marco Ravaglioli: «Sono rimasto molto colpito dal comportamento non dico eroico, ma certo molto temerario dei due funzionari, che avrebbero potuto aspettare la messa in sicurezza dei siti colpiti, prima di entrarvi a rischio della propria incolumità. Sono andati tra i calcinacci, in pieno sciame sismico, che avrebbero potuto seppellirli. I vigili ripetevano preoccupati 'usciamo! usciamo!'. Ma loro hanno continuato a perlustrare gli spazi devastati, per toccare con mano la tragedia che si è abbattuta sulla parte monumentale della città». Un altro aspetto ha sorpreso Fazzuoli: «Mi ha emozionato la cautela con cui proprio i vigili del fuoco portavano via le opere d'arte per metterle al sicuro. Uomini corpulenti, abituati a combattere con le calamità, toccavano gli oggetti artistici con un timore reverenziale. Uno di loro trasportava la statua di una Madonna col bambino, avvolgendola prima in un materasso e poi portandola tra le braccia come fosse un essere umano ferito». Speranze di recupero? «Verrà recuperato tutto o quasi, anche grazie all'opera delle centinaia di volontari accorsi da tutta Europa. Il problema - conclude - è che questa immane ferita poteva essere evitata. La colpa maggiore è del restauro, effettuato negli anni Sessanta: la rigidità dei cordoli di cemento, applicati alle strutture originali che invece erano elastiche, ha causato il disastro. Con le scosse sismiche, hanno funzionato come martelli pneumatici sulle pietre e sui legni con cui erano costruiti i monumenti. Un errore macroscopico che non si dovrà ripetere».