Si è parlato più volte in questi ultimi tempi di realizzare una casa per la storia di Milano, un museo permanente che riesca ad accogliere quei documenti del '900 che rischiano la dispersione e l'oblio. Desiderio ce n'è, tanto che la mostra in corso alla Rotonda di via Besana «Bombe sulla città. Milano in guerra (1942-44)», aperta sino al 6 giugno, ha ottenuto un successo insperato di pubblico. Molti visitatori hanno auspicato la realizzazione del progetto. Domenica, alle 11, sempre alla Rotonda di via Besana, si terrà anche un dibattito, degna chiusura della manifestazione ricordata. Il cielo sa quanto bisogno ci sia di parlare dell'argomento: aiuta a salvare quella parte di memoria che spiega con chiarezza, meglio di tanti altri contributi, numerosi «perché» del nostro presente. Milano è una città carica di storia. Rispetto ad altre metropoli ne ha troppa e non riesce a dimenticarla. Quella recente, in particolare, suscita ancora dolori: la guerra civile, in seno all'ultimo conflitto mondiale, ebbe qui il suo epicentro e la sua tragica conclusione. Piazzale Loreto, con Mussolini appeso a testa in giù, è ancora lo spartiacque della mentalità politica contemporanea. Non proferiamo giudizi, anche perché non è questo il nostro scopo, ricordiamo soltanto che le date fatidiche dell'ultimo periodo della storia d'Italia sono state scritte a Milano. Ricostruire con altri documenti, con tutti quelli che si trovano magari presso i privati, il secolo che ci siamo lasciati alle spalle significa anche capirsi meglio. Non pretendiamo di risolvere alcun problema, ma semplicemente ricordare che più luce su quel recente passatoche entra senza sosta nei nostri discorsi, che è invocato ogni volta che si evocano dei valori illumina anche i percorsi contemporanei. La città oggi ha altri problemi. Non è più la Milano che sapeva accogliere e «milanesizzare» tutti. C'è una sua parte che non si conosce, un'altra che ci sfugge, un'altra ancora che non ha trovato lo spazio per integrarsi. Certi dialoghi, dobbiamo ammetterlo, sono tra sordi. Sino a qualche decennio fa si diventava milanesi per contatto, ora soltanto per fortuna. In altre parole, crediamo che il meccanismo meneghino che trasformava in poche settimane gli arrivati in milanesi non riesca più a funzionare. Si è inceppato. Per questo è giunto il momento di porsi qualche domanda e di cercare, senza infingimenti, almeno una risposta. Dove cominciare? Non c'è dubbio: nella storia recente. Non ci sembra possibile un'altra scelta. Qualche verità in più, qualche stereotipo in meno, una casa per la storia del '900, soprattutto un dialogo che potrebbe essere avviato proprio con quei visitatori che ricordavamo. Quella straordinaria scrittrice che fu Marguerite Yourcenar diceva che la nostra felicità è racchiusa nella memoria. Aveva ragione. Ora è giunto il momento di aggiungere: in essa si possono trovare anche tante soluzioni per il presente.