Alla fine degli anni Settanta furono gli archeologi francesi a intuire limportanza dei ritrovamenti e a dare vita alla prima campagna di scavo CLAUDIO PATERNA Dopo il completamento degli scavi e il restauro delle parti rimaste del medievale Castellammare a Palermo, nessuna amministrazione locale può più sottovalutare le testimonianze della grandiosa rete di castelli e manieri delletà normanno-sveva, che resero sicure le grandi arterie di collegamento da occidente a oriente dellisola, soprattutto nel periodo dellimperatore Federico II. Nellambito di questa riscoperta, i soci dei Gruppi archeologici dItalia del trapanese hanno ripreso il progetto di valorizzazione dei manieri storici a partire dai siti di Kalathamet, monte Bonifato e castello dInici. A questi si è aggiunta la proposta di aprire anche nelle ore notturne il castello federiciano di Salemi. Il castello di Kalathamet, nei pressi delle antiche terme segestane, era strategicamente il più importante perché sbarrava ogni via di collegamento verso Trapani. Unimmagine del Liber Ad Honorem Augusti della fine del XII Secolo, in una pagina dedicata allingresso di Enrico IV a Palermo, padre di Federico II, raffigura i castelli siciliani di Caltabellotta, Vicari, Caltavuturo e Kalathamet, segnalando limportanza del maniero. Nellarea del castello, posto allimbocco della valle del fiume San Bartolomeo, lantico Crimiso che raccoglieva le acque gorgoglianti delle antiche terme segestane, sono stati condotti vari scavi dalla fine degli anni Settanta, dopo che Vittorio Giustolisi aveva denunciato la comparsa di una cava di pietra da calce che stava letteralmente "mangiandosi" lintera collina. Nel 1979 lequipe di archeologia medievale del Centre Interuniversitaire dHistoire et darcheologie Medievales di Lyon, diretto da Jean Marie Pesez, decise di trasferire i propri "studi" dal villaggio di Brocato, vicino Termini, a Kalathamet, avendo compreso lentità delle testimonianze emerse fortuitamente. Allequipe di Pesez le vestigia del castello apparvero subito imponenti: un bastione richiude altri imponenti edifici, come la chiesa, un mastio a forma di rettangolo molto allungato, un cortile di collegamento. Il mastio, in particolare, con le sue dimensioni rare per queste parte dellisola, non era da meno del palazzo normanno di Caronia, né delle torri di Paternò e Adrano, veri e propri castelli a guardia di grandi vie di collegamento. Secondo gli archeologi francesi la pianta di questo mastio si può paragonare ai "solatium" palermitani della Zisa o della Cuba poiché riprende la pianta rettangolare e la suddivisione in tre sale a volta. Così come la chiesa, ricorda le cappelle dei castelli normanni di Maredolce, dellUscibene, del Castellaccio di Monreale. Tracce di successive abitazioni, di trasformazione del castello in villaggio agricolo, di un presunto incendio di grandi dimensioni portano gli studiosi a ritenere già esaurito il suo ruolo strategico alla fine del XIII Secolo, forse in coincidenza con il dominio angioino. Da quel periodo in poi rimangono del castello e della contrada Gaggèra solo ricordi leggendari, come il tesoro mai trovato sorvegliato di giorno dalle ninfe delle acque calde e la notte dai demoni delle grotte. «È una riscoperta importante - dice Antonino Filippi, presidente del Gad trapanese, associazione di volontariato che si candida a gestire il sito - vogliamo fare il possibile perché il castello, assieme ai sottostanti bagni, al suggestivo antico krimiso possano collegarsi allitinerario dei bagli che si inerpica fino a Segesta». Non è da escludere che lo stesso Centro di Lione possa essere interessato alla gestione del sito, ma occorre che la Regione faccia presto a legiferare sulla gestione privata o sociale dei siti archeologici, prima che lampliamento dellautostrada e della sottostante ferrovia Palermo-Trapani facciano sparire del tutto i resti più suggestivi del castello.
SICILIA - Il Gruppo archeologico di Trapani si candida a gestire il sito nei pressi di Segesta
Gli archeologi francesi hanno scoperto il castello di Kalathamet a Trapani, in Sicilia, alla fine degli anni Settanta. Il castello era strategico perché sbarrava ogni via di collegamento verso Trapani. I ritrovamenti hanno rivelato un mastio imponente, una chiesa e un cortile di collegamento. La pianta del mastio si può paragonare a quelle dei castelli normanni. Le tracce di successive abitazioni e trasformazione del castello in villaggio agricolo indicano che il suo ruolo strategico era esaurito alla fine del XIII secolo. Oggi, il castello è un sito archeologico importante e gli organizzatori vogliono farlo collegare all'itinerario dei bagli che si inerpica fino a Segesta.
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