QUALCUNO, allUniversità, comincia a chiamarla "la maledizione dellHennebique": il 2 luglio scorso lateneo ha ricevuto una lettera dallo studio di avvocati Baker e Mackenzie di Milano, che invita lUniversità a rimborsare 1.350.000 euro allassociazione temporanea dimprese (Unieco, Serteco e Carena) per le tre proposte complessive che avevano realizzato, su richiesta dellUniversità stessa, per rendere possibile lutilizzo delledificio Hennebique da parte delluniversità. La richiesta si aggiunge ai 5 milioni di euro che lUniversità ha sborsato allAutorità portuale, in dieci anni, per la concessione delledificio (da maggio tornato allAuthority): per non utilizzarlo mai. E su questo è in corso uninchiesta della Corte dei Conti. Adesso rischia di aprirsi unaltra emorragia per le casse di via Balbi: anche se dagli atti di Senato accademico e Consiglio di amministrazione non risulterebbe laffidamento ufficiale di un incarico di progettazione allassociazione temporanea dimprese. «Discuteremo il problema nel prossimo Cda - spiega il rettore Giacomo Deferrari, che ha ereditato lo scomodo "affaire" Hennebique - ma abbiamo già messo al lavoro i nostri avvocati. Sono molto tranquillo, non ci toccherà pagare». Giovanni Reverberi, consigliere di amministrazione di Unieco, conferma però: «LUniversità ci ha chiesto di rifare tre volte il project financing per lHennebique in almeno quattro anni, perché via via modificava la destinazione delledificio. Prima si doveva insediare Ingegneria, la soprintendenza diede anche il via libera alloperazione». Poi, dopo il sorgere del progetto Erzelli, nelledificio in porto dovevano trasferirsi Lettere, Lingue e le segreterie degli studenti. Infine, ancora un cambiamento, niente più Lettere, solo Lingue, il centro servizi Csita e le segreterie. «LUniversità ha perso la concessione, che lautorità portuale ha revocato, e noi chiediamo di essere pagati per il lavoro svolto - prosegue Reverberi - non è stato compiuto solo un progetto fisico, ma un complesso piano dei costi e di gestione. Per tre volte. E non siamo mai stati retribuiti per questo».